Feeds:
Articoli
Commenti

بسم الله الرحمن الرحيم

Assalamu ‘alaykum waRahmatullahi Ta’ala waBarakatuHu

Carissime sorelle e fratelli fillah,
nelle ultime settimane, sulla scia della polemica “anti-niqâb” accesa dalla Pazza fitnosa e compagnia, i mass media italiani hanno dato ampio risalto ad una presunta “fatwa” del Mufti egiziano, shaykh Tantawi, che avrebbe definito il velo integrale esagerato, derivante da un costume e non da un precetto religioso, e avrebbe addirittura vietato alle studentesse di tutti gli istituti scolastici collegati all’Università Islamica di “Al-Azhar” di indossarlo…
A dire la verità, viste le precedenti prese di posizione dello shaykh in questione, non ho avuto difficoltà a considerare verosimile la notizia, per quanto fosse inquietante…
Ma a dimostrazione del fatto che pure il Muftî del Taghût ogni tanto viene fatto passare peggiore di quanto non sia, pongo alla vostra attenzione un’agenzia stampa dal tono leggermente più sfumato… chissà come mai ai mass media italiani la sfumatura è sfuggita!!???…
Jazakillahu khayran alla sorella Umm Nurayn per la segnalazione!!
Diffidate dei mass media del kufr, diffidate…

wa-s-salâm Umm Yahya

niqab_091009_432
Studentesse di Al-Azhar
Egitto, centro studi Islam fissa regole per non mettere “niqab”

sabato 31 ottobre 2009 18:30

IL CAIRO (Reuters) – Un comitato di esperti nel principale centro di insegnamenti sunniti dell’Egitto ha individuato una regola che stabilisca quando una donna musulmana deve sollevare il “niqab”, il velo che le nasconde praticamente l’intero volto. Lo riporta oggi l’agenzia stampa ufficiale Mena.

La questione di quando indossare il niqab ha generato un aspro dibattito in Egitto, Paese prevalentemente musulmano, dove molte donne si coprono la testa con lo “hijab” ma è in crescita il numero di coloro che coprono anche il viso.

Il dibattito è scaturito questo mese quando Sheikh Mohamed Sayed Tantawi, a capo di Al Azhar, secolare centro di insegnamento sunnita, ha detto a una ragazza in classe di togliersi il niqab, un gesto interpretato come un divieto.

Al Azhar ha poi chiarito che imporre in classi solo femminili la forma più conservatrice di velo è una regola contro le donne.

Oggi il centro di ricerche di Al Azhar ha confermato di sostenere la regola per cui ci sono tre casi in cui una donna non deve indossare il niqab, come riporta Mena: in classi completamente femminili con insegnanti donne, nelle aule degli esami quando tutti gli studenti e i supervisori sono di sesso femminile e in dormitori esclusivamente femminili.

© Thomson Reuters 2009 Tutti i diritti assegna a Reuters.

 

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, l’Onnimisericordioso, Colui che dona Misericordia

Testimonianza di Zaynab al-Ghazali (rahimahAllah)

La poligamia è prescritta per saggezza di Allah, soprattutto nell’interesse della donna.
Cosi’, Allah ha posto la condizione che il marito debba essere equo nei confronti delle sue mogli, sia per quanto riguarda l’alloggio che per il mantenimento, e addirittura ogni parola gentile che il marito rivolge alla sua sposa preferita, se la rivolga ad un’altra delle sue mogli, meno apprezzata da lui, cio’ sarà considerato dal sommamente Misericordioso come un’opera buona, meritevole di essere ricompensata.
Tra le mogli ed il marito, vi sono tante cose in comune: i figli, la lunga vita insieme e le vicissitudini trascorse insieme.
Il seguente versetto ci riassume tutto questo:

…Non dimenticate la bontà tra voi… (Corano II. Al-Baqara, 237)

E manifestare della bontà significa dar prova di fedeltà, di fiducia, di buona intesa nella vita comune, e consolidare i legami tessuti dalla religione tra gli sposi.
Io vedo la poligamia come un ornamento della nostra Legge Islamica.
Cosi’, a molti uomini non è sufficiente una sola sposa. Che deve fare dunque colui che tema Allah? E’ Allah Che ha prescritto come castigo per l’adultero la lapidazione, e nel caso del fornicatore celibe vi è la pena della fustigazione.
Ma Allah è, certamente, Compassionevole e Misericordioso nei confronti delle Sue creature. La Sua giustizia e la Sua misericordia esigono che sia dato all’uomo il permesso della poligamia.
Come abbiamo già detto, si tratta prima di tutto dell’interesse della donna, prima ancora di quello dell’uomo. Se dovessimo recensire il numero di nubili nelle società musulmane, non potremmo dire altro che: “Allah – che Egli sia Esaltato- è certamente Onnisciente e Gran Conoscitore (dato che questo numero è enormemente superiore a quello dei celibi), Lui Che ha tutto creato e tutto perfezionato, Lui Che conosce cio’ di cui ha bisogno l’essere umano nelle sue due componenti, l’uomo e la donna!”.
Inoltre, quando la donna ha le mestruazioni o i lochi, non puo’ avere rapporti coniugali. Come deve fare, allora, il marito, se è vinto dal desiderio sessuale, sapendo che l’Islam proibisce l’adulterio e che il castigo in cui incorre il marito adultero è la lapidazione?
La poligamia è dunque la sola via d’uscita lecita per l’uomo.
Mi rivolgo dunque alla donna sposata: è più conveniente che tuo marito torni da te pulito e purificato, dalla casa della tua sorella nell’Islam – lei che ha gli stessi tuoi diritti su di lui – senza violenza, né tradimento, né trasgressione… o piuttosto che si accompagni ad un’amante illecita?
La poligamia protegge dunque la dignità dell’uomo che ha bisogno di un’altra moglie, aiutandolo a vivere nella virtù, a condizione che sia capace di essere equo nei confronti delle sue spose, e di prendersi carico sia delle mogli che dei figli.
In effetti, i musulmani devono vivere prima di tutto in funzione di cio’ che decreta la loro Legislazione. Devono essere onesti e fedeli alla loro famiglia. Essi compiono cio’ che la Legge Divina ordina loro di compiere, e si astengono dal fare quello che è vietato.
Il loro slogan è sempre:

… A Lui (Allah) (appartengono) la creazione e l’ordine… (Corano VII. Al-A’râf, 54)

e:

…E dicono (i credenti): “Abbiamo ascoltato e obbedito…” (Corano II. Al-Baqara, 285)

In quanto a coloro che persistono ad adottare delle idee contrarie alla volontà di Allah, alla Sua Legge divina e al Suo ordine, ebbene costoro sono i politeisti e coloro che seguono le loro passioni.

 

بسم الله الرحمان الرحيم

Assalamu  ‘alaykum waRahmatullahi Ta’ala waBarakatuHu

school

Jazakillahu khayran alla nostra sorellina Mujahida, che ci segnala un altro meraviglioso blogghetto sulla scuola familiare, in francese…

...À la maison avec Oummy!!

بسم الله الرحمان الرحيم

Guida del Pellegrino

(Al servizio degli ospiti del Misericordioso)

hajj1

La prima Casa che è stata eretta per gli uomini è certamente quella di Bakka, benedetta, guida del creato. In essa vi sono i segni evidenti come il luogo in cui ristette Abramo: chi vi entra è al sicuro. Spetta agli uomini che ne hanno la possibilità di andare, per Allah, in pellegrinaggio alla Casa. Quanto a colui che lo nega sappia che Allah fa a meno delle creature (Corano III. Al-’Imran, 96-97)

Caro Fratello Pellegrino,

Che la Pace, la Misericordia e le Benedizioni di Allah (SubhanaHu waTa’ala) siano su di te.

Ti diamo il benvenuto in Arabia Saudita, terra della Rivelazione e della Conversione, poiché tu hai deciso di compiere il rito dell’Hajj, rispondendo così all’appello di Allah (SWT), Che dice nel Suo Libro Sacro:

Chiama le genti al Pellegrinaggio: verranno a te a piedi e con cammelli slanciati da ogni remota contrada, per partecipare ai benefici che sono stati loro concessi, ed invocare il Nome di Allah nei giorni stabiliti… (Corano XXII. Al-Hajj, 27-28)

Fai in modo, dunque, che il tuo Pellegrinaggio sia perfetto e benedetto, perché venga accettato, inshaAllah! Che il tuo Pellegrinaggio, così come tutte le tue azioni, sia votato ad Allah (SWT), diretto verso di Lui, con lo scopo di sollecitare la Sua Grazia, e seguendo l’esempio del Messaggero di Allah (SallaAllahu ‘alayhi waSallam).

La devozione è una della condizioni, perché ogni azione compiuta per Allah (SWT) sia da Lui accettata e ritenuta valida.

Non dimenticare che anche delle spese lecite e la scelta di buone compagnie sono tra le ragioni dell’accettazione da parte di Allah (SWT).

Cerca di seguire l’esempio del Messaggero di Allah (s) in ogni azione, per essere più degno dell’accettazione e più meritevole delle benedizioni sperate.

Il Pellegrinaggio, nel suo significato profondo e nella sua concezione corretta, è una purificazione degli animi, un’espiazione dei peccati, una richiesta di perdono e una volontà di pregare in un’atmosfera di sicurezza e di quiete. In effetti, questi luoghi sacri sono conosciuti per la loro sicurezza e la loro quiete fin dall’inizio dei tempi, poiché Allah (SWT) dice:

…chi vi entra è al sicuro… (Corano III. Al-’Imran 97)

Così, il governo del regno ha mobilitato il massimo dei mezzi umani e materiali per occuparsi delle necessità di coloro che giungono alla Casa di Allah (SWT) e perché questo luogo sia, secondo la Volontà di Allah (SWT), pacifico e rassicurante.

Il governo del regno si è dunque sforzato di realizzare questa nobile volontà per la tua comodità, caro fratello pellegrino, consacrando per te la massima cura perché tu possa compiere il tuo pellegrinaggio con facilità e serenità.

Perciò, il Ministero del Pellegrinaggio ti augura il benvenuto e ti presenta questa guida per servirti, indicandoti le cose che ti interessano e rispondendo ai tuoi bisogni.

Preghiamo Allah l’Onnipotente, perché il tuo pellegrinaggio sia meritorio e benedetto, i tuoi peccati vengano perdonati e tutte le tue azioni siano accettate, con la Volontà di Allah (SWT).

Che la Pace, la Misericordia e le Benedizioni di Allah (SWT) siano su di te!

Il Ministro del Pellegrinaggio

…InshaAllah potete scaricare l’opuscolo cliccando sul link sottostante:

benvenutofratellopellegrino

Al-Hajj (Fiqhu-s-Sunnah)


بسم الله الرحمان الرحيم

hajj

AL-HAJJ (il Pellegrinaggio a Makkah)

dal FIQHu-s-SUNNAH

di Sayyid Sabiq


Dice Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo):

La prima casa che è stata eretta per gli uomini è certamente quella di Bakkah, benedetta, guida del creato. In essa vi sono i segni evidenti come il luogo in cui ristette Ibrâhîm: chi vi entra è al sicuro. Spetta agli uomini che ne hanno la possibilità di andare, per Allah, in pellegrinaggio alla Casa. Quanto a colui che lo nega sappia che Allah fa a meno delle creature (Corano III. Âl-’Imrân, 96-97)

DEFINIZIONE

E’ il fatto di recarsi a Makkah (La Mecca) per compiere il culto del Tawâf (giri rituali) intorno alla Ka’ba, la corsa tra Safâ e Marwâ, la stazione di ‘Arafat e altri culti necessari, per obbedire all’ordine di Allah l’Altissimo e cerando il Suo compiacimento.
E’ uno dei cinque pilastri dell’Islam, e un dovere noto della Religione.

Colui che nega la sua esistenza e il suo obbligo è considerato miscredente ed apostata.
Ciò che viene riferito dalla maggior parte degli Ulama’ è che esso divenne obbligatorio nell’anno 6 dell’Hijra, quando fu rivelato il versetto:

E assolvete al Pellegrinaggio (Hajj) e alla Visita (‘Umra) per Allah… (Corano II. Al-Baqara, 196)

L’ordine di compierlo significa cominciare l’obbligazione. Ciò è affermato dalla recitazione di ‘Alqami Masruq e Ibrahim an-Nakh’y.

Secondo Ibn Qayyim, la prescrizione dell’Hajj venne rivelata nell’anno 9 o 10 dell’Hijra…

InshaAllah potete scaricare la traduzione completa cliccando sul link qua sotto:

hajjfiqhsunnah


بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

bébé

1. L’importanza di alcuni versetti del Sublime Corano

2. L’importanza delle invocazioni

3. L’importanza dell’alimentazione

Il parto pone un termine alla gravidanza, poiché è il momento in cui la mamma mette al mondo il suo bambino. Vi sono diverse tappe durante il parto: il travaglio, l’espulsione, infine l’arrivo del bebè e il secondamento. Il bambino è espulso grazie alle contrazioni riflesse dell’utero e alle spinte addominali volontarie della donna.

Il parto comporta, per la donna, un’intensa carica emotiva e dei dolori più o meno importanti. Per questo, analizzeremo i mezzi donati dall’Islâm perché questo meraviglioso avvenimento trascorra nella maniera migliore.

1. L’importanza di alcuni versetti del Sublime Corano:

Nella raccolta di Ibn as-Sunnî sono riportate le seguenti parole di Fatimah (che Allah sia soddisfatto di lei):

“Quando si avvicinò il momento del mio parto, il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ordinò a Umm Salamah e a Zaynab bint Jahsh (che Allah sia soddisfatto di loro) di recarsi da me e di leggere al mio capezzale il Versetto del Trono (Ayatu-l-Kursî, II. Al-Baqara, 255), il versetto 54 della sûrah VII. Al-A’râf, e le due sûre protettrici (CXIII. Al-Falaq, e CXIV. An-Nâs)”

Questi versetti sono:

اللَّهُ لَا إِلَهَ إِلَّا هُوَ الْحَيُّ الْقَيُّومُ لَا تَأْخُذُهُ سِنَةٌ وَلَا نَوْمٌ لَهُ مَا فِي السَّمَاوَاتِ وَمَا فِي الْأَرْضِ مَنْ ذَا الَّذِي يَشْفَعُ عِنْدَهُ إِلَّا بِإِذْنِهِ يَعْلَمُ مَا بَيْنَ أَيْدِيهِمْ وَمَا خَلْفَهُمْ وَلَا يُحِيطُونَ بِشَيْءٍ مِنْ عِلْمِهِ إِلَّا بِمَا شَاءَ وَسِعَ كُرْسِيُّهُ السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضَ وَلَا يَئُودُهُ حِفْظُهُمَا وَهُوَ الْعَلِيُّ الْعَظِيمُ (255)

Allah! Non c’è altro dio che Lui, il Vivente, l’Assouto (al-Qayyum). Non lo prendon mai sopore né sonno. A Lui appartiene tutto quello che è nei cieli e sulla terra. Chi può intercedere presso di Lui senza il Suo permesso? Egli conosce quello che è davanti a loro e quello che è dietro di loro e, della Sua scienza, essi apprendono solo ciò che Egli vuole. Il Suo Trono (Kursî) è più vasto dei cieli e della terra, e custodirli non Gli costa sforzo alcuno. Egli è l’Altissimo, l’Immenso (Corano II. Al-Baqara (La Giovenca), 255)

إِنَّ رَبَّكُمُ اللَّهُ الَّذِي خَلَقَ السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضَ فِي سِتَّةِ أَيَّامٍ ثُمَّ اسْتَوَى عَلَى الْعَرْشِ يُغْشِي اللَّيْلَ النَّهَارَ يَطْلُبُهُ حَثِيثًا وَالشَّمْسَ وَالْقَمَرَ وَالنُّجُومَ مُسَخَّرَاتٍ بِأَمْرِهِ أَلَا لَهُ الْخَلْقُ وَالْأَمْرُ تَبَارَكَ اللَّهُ رَبُّ الْعَالَمِينَ (54)

Allah è il vostro Signore, Colui che in sei giorni ha creato i cieli e la terra e poi Si è innalzato sul Trono. Ha coperto il giorno con la notte ed essi si susseguono instancabilmente. Il sole e la luna e le stelle sono sottomesse ai Suoi comandi. Non è a Lui che appartengono la creazione e l’ordine? La lode (appartiene) ad Allah, Signore dei mondi! (Corano VII. Al-A’râf, 54)


بسم الله الرحمان الرحيم
قُلْ أَعُوذُ بِرَبِّ الْفَلَقِ (1) مِنْ شَرِّ مَا خَلَقَ (2) وَمِنْ شَرِّ غَاسِقٍ إِذَا وَقَبَ (3) وَمِنْ شَرِّ النَّفَّاثَاتِ فِي الْعُقَدِ (4) وَمِنْ شَرِّ حَاسِدٍ إِذَا حَسَدَ (5)

Sûrah CXIII. Al-Falaq (L’Alba Nascente)

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

1. Di’: “Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente,
2. contro il male di ciò che ha creato,
3. e contro il male dell’oscurità che si estende
4. e contro il male delle soffianti sui nodi,
5 e contro il male dell’invidioso quando invidia

بسم الله الرحمان الرحيم
قُلْ أَعُوذُ بِرَبِّ النَّاسِ (1) مَلِكِ النَّاسِ (2) إِلَهِ النَّاسِ (3) مِنْ شَرِّ الْوَسْوَاسِ الْخَنَّاسِ (4) الَّذِي يُوَسْوِسُ فِي صُدُورِ النَّاسِ (5) مِنَ الْجِنَّةِ وَالنَّاسِ (6)

Sûrah CXIV. An-Nâs (Gli Uomini)

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

1. Di’: “Mi rifugio nel Signore degli uomini,
2. Re degli uomini,
3. Dio degli uomini,
4. contro il male del sussurratore furtivo,
5. che soffia il male nei cuori degli uomini,
6. che (venga) dai jinn o dagli uomini”.

È riportato anche che sia possibile facilitare il parto scrivendo la Sûrah XCIX. Az-Zalzalah, e sciogliendola poi in un recipiente contenente dello zafferano.


بسم الله الرحمان الرحيم
إِذَا زُلْزِلَتِ الْأَرْضُ زِلْزَالَهَا (1) وَأَخْرَجَتِ الْأَرْضُ أَثْقَالَهَا (2) وَقَالَ الْإِنْسَانُ مَا لَهَا (3) يَوْمَئِذٍ تُحَدِّثُ أَخْبَارَهَا (4) بِأَنَّ رَبَّكَ أَوْحَى لَهَا (5) يَوْمَئِذٍ يَصْدُرُ النَّاسُ أَشْتَاتًا لِيُرَوْا أَعْمَالَهُمْ (6) فَمَنْ يَعْمَلْ مِثْقَالَ ذَرَّةٍ خَيْرًا يَرَهُ (7) وَمَنْ يَعْمَلْ مِثْقَالَ ذَرَّةٍ شَرًّا يَرَهُ

Sûrah XCIX. Az-Zalzalah (Il Terremoto)

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

1. Quando la terra sarà agitata dal terremoto,
2. la terra rigetterà i suoi fardelli,
3. e dirà l’uomo: “Cosa le succede?”.
4. in quel Giorno racconterà le sue storie,
5. giacché il tuo Signore gliele avrà ispirate.
6. In quel Giorno gli uomini usciranno in gruppi, affinché siano mostrate loro le loro opere.
7. Chi avrà fatto (anche solo) il peso di un atomo di bene lo vedrà,
8. e chi avrà fatto (anche solo) il peso di un atomo di male lo vedrà.

2. L’Importanza delle invocazioni:

Shaykh al-islâm Ibn Taymiyyah (rahimahullah) citò una tradizione riportata da Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu), in cui viene fatta menzione di una invocazione contenente qualche versetto del Sublime Corano che può essere scritta al fine di facilitare alla donna il parto.

In un’altra versione, è precisato che questa invocazione dovrà essere scritta e poi disciolta in un recipiente (pieno d’acqua) pulito, che in seguito sarà dato da bere alla partoriente.

In un’altra versione ancora, Ali ibn Hasan ibn Shaqîq (rahimahullah) aggiunse che “si può redigere questa invocazione su un foglio e attaccarlo alla spalla della donna”

Ali aggiunse: “Abbiamo sperimentato (questa pratica) e non abbiamo trovato nulla di più soddisfacente di ciò. Poi, una volta che la donna abbia partorito, la si toglie rapidamente (ossia l’invocazione scritta), (…) e la si brucia” (rif. “Majmû al-Fatâwâ”, vol. 19, pag. 64)

Il fatto di scrivere i versetti in cui viene detto che Allah (subhânaHu waTa’ala) conosce il contenuto degli uteri è stato oggetto di esperienze positive. I versetti in questione sono:

إِلَيْهِ يُرَدُّ عِلْمُ السَّاعَةِ وَمَا تَخْرُجُ مِنْ ثَمَرَاتٍ مِنْ أَكْمَامِهَا وَمَا تَحْمِلُ مِنْ أُنْثَى وَلَا تَضَعُ إِلَّا بِعِلْمِهِ وَيَوْمَ يُنَادِيهِمْ أَيْنَ شُرَكَائِي قَالُوا آَذَنَّاكَ مَا مِنَّا مِنْ شَهِيدٍ (47)

(Appartiene) a Lui la scienza dell’Ora e non c’è frutto che esca dal suo involucro o femmina gestante o partoriente di cui non abbia conoscenza. Nel Giorno in cui li convocherà (dirà): “Dove sono coloro che Mi associavate?”; risponderanno: “Ti informiamo che tra noi non c’è nessuno che lo testimoni” (Corano XLI. Fussilat (“Esposti chiaramente”), 47)

e:

اللَّهُ يَعْلَمُ مَا تَحْمِلُ كُلُّ أُنْثَى وَمَا تَغِيضُ الْأَرْحَامُ وَمَا تَزْدَادُ وَكُلُّ شَيْءٍ عِنْدَهُ بِمِقْدَارٍ
Allah conosce quello che cela ogni femmina, (conosce) la diminuzione degli uteri e il loro aumento. Ogni cosa ha giusta misura presso di Lui (Corano XIII. Ar-Ra’d (Il Tuono)

Si versa dell’acqua in un recipiente e vi si aggiunge dello zafferano, (si sciolgono all’interno i versetti) poi si mescola il tutto finché diventi giallo e si dà la mistura alla donna in travaglio, e glielo si spalma sul ventre.

Si possono anche semplicemente recitare i detti versetti su dell’acqua che si darà da bere alla donna, e con la quale le si spalmerà il ventre.

Oppure si possono recitare direttamente i versetti sulla donna in travaglio. Tutto ciò con il permesso di Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo).

Conviene anche, in questa occasione, ripetere molte volte l’invocazione propizia nei momenti difficili, riportata nella Sunnah del Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam):


لا إله إلا الله العظيم الحليم
لا إله إلا الله ربّ العرش العظيم
لا إله إلا الله ربّ السماوات وربّ الأرض ربّ العرش الكريم

Non vi è altra divinità al di fuori di Allah, il Sublime, il Magnanimo.
Non vi è altra divinità al di fuori di Allah, il Signore del Trono Sublime.
Non vi è altra divinità al di fuori di Allah, il Signore dei cieli, il Signore della terra, il Signore del Nobile Trono.

L’invocazione pronunciata da una donna che sta partorendo merita di essere esaudita, poiché corrisponde ad una reale necessità. Ora, Allah, l’Onnipotente, il Maestoso, dice:

أَمَّنْ يُجِيبُ الْمُضْطَرَّ إِذَا دَعَاهُ وَيَكْشِفُ السُّوءَ وَيَجْعَلُكُمْ خُلَفَاءَ الْأَرْضِ أَإِلَهٌ مَعَ اللَّهِ قَلِيلًا مَا تَذَكَّرُونَ (62)

Non è Lui che risponde quando l’affranto Lo invoca, che libera dal male e che ha fatto di voi luogotenenti sulla terra? Vi è forse un’altra divinità assieme ad Allah? Quanto poco riflettete! (Corano XXVII. An-Naml (Le Formiche), 62)

Quante volte il Signore, Onnipotente e Maestoso, esaudisce l’invocazione di una persona in preda al turbamento, dissipandolo!

3. L’importanza dell’alimentazione:

I datteri sono benefici per la donna che deve partorire. In effetti, Allah (che Egli sia Esaltato) ordinò a Maryam, madre di ‘Îsâ (Maria madre di Gesù, pace su entrambi), al momento del parto, di mangiare dei datteri:

وَهُزِّي إِلَيْكِ بِجِذْعِ النَّخْلَةِ تُسَاقِطْ عَلَيْكِ رُطَبًا جَنِيًّا (25) فَكُلِي وَاشْرَبِي وَقَرِّي عَيْنًا

Scuoti il tronco della palma: lascerà cadere su di te datteri freschi e maturi. Mangia, bevi e rinfrancati… (Corano XIX. Maryam, 25-26)

‘Amr ibn Maymun ha dedotto da questo versetto che i datteri sono l’alimento migliore per una donna che stia per partorire.

In effetti, il Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse che i datteri sono una benedizione.

Sono uno dei frutti più ricchi di fibre, potassio, calcio, magnesio e ferro. Rame, zinco e manganese sono ugualmente presenti a livelli interessanti.

dal sito: Mamans Musulmanes

a cura di: Yamina H.

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Da bambino, ricevetti un’educazione cristiana. Nato nel 1977, da genitori cattolici praticanti, fui battezzato, feci la comunione e la cresima. Fu a partire dai 13 anni che cominciai a trascurare la pratica. Diciamo che non andavo più a messa. Ciò provocò d’altronde una viva reazione da parte dei miei genitori. Ma io trovavo veramente che tutto ciò fosse noioso e ne avevo abbastanza. Tuttavia, credevo sempre in Allah (‘azza waJalla); mi consideravo, allora, credente non praticante.

Direi addirittura che ho sempre creduto in Lui. Molto presto, mia madre mi parlava delle storie narrate nella Bibbia e mi insegnava qualche preghiera. Per quanto possa sembrare strano, credevo in un Dio Unico, Colui che è menzionato nella Bibbia come “Yahvé”, “Elohim”, “Dio Padre”. La nozione di trinità è sempre rimasta sfocata per me, d’altro canto non l’ho mai capita.

Mi ricordo che un giorno il prete (quello che mi ha assistito durante tutta la mia formazione religiosa), durante una riunione riguardante il catechismo, domandò ai genitori: “Gesù è Dio?”. Tutti, senza eccezione, esitarono, poi risposero: “No…”. Il prete innervosito replicò allora: “Ma sì! È così! Dovete accettarlo. Non comprenderete mai, finché non avrete la fede”. Già la risposta negativa unanime dei genitori mi provava che vi era qualcosa di poco chiaro nella questione.

Qualche anno dopo, nel 1992, i miei genitori proposero a me e a mio fratello di fare un viaggio in Terra Santa. L’idea di partenza era di compiere un pellegrinaggio cristiano. Ma mio fratello, che non ne era per niente entusiasta, insistette per compiere piuttosto una visita guidata di tutta la Palestina.

Fu dunque ciò che facemmo. Il nostro viaggio durò 8 giorni, i cui ultimi 3 passati a Gerusalemme. Visitammo nell’ordine: il muro del pianto, il santo sepolcro e la spianata delle moschee. Durante la visita in quest’ultimo luogo, io e mio fratello entrammo nella moschea, mentre i nostri genitori preferirono restare fuori.

Era l’ora di una preghiera, dunque non ci trattenemmo che qualche istante. Giusto il tempo perché mio fratello potesse chiedersi: “Perché tante religioni? Vorrei tanto capire…”. All’uscita della moschea, passammo per il souk, e mio fratello acquistò un piccolo tappeto che gli piaceva. In effetti era un tappeto da preghiera, ma né io, né lui, né i nostri genitori lo sapevamo allora. Quando ci ripenso, oggi, faccio fatica a rendermene conto.

Talvolta non posso trattenere le lacrime quando penso che ero là, nello stesso luogo in cui il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) diresse la preghiera insieme a tutti gli altri Messaggeri (pace su tutti loro)… Ero proprio in quel luogo, destinazione del “Viaggio Notturno” (Isrâ’) e punto di partenza dell’”Ascensione” (Mi’râj) verso i sette cieli. Ma ero certamente troppo giovane per rendermi conto della realtà delle cose.

Quando tornammo in Francia, mio fratello cominciò a fare delle ricerche e in seguito fece amicizia con un musulmano che lavorava con lui e che, tuttavia, non gli aveva mai parlato di religione. Le cose allora accelerarono e mio fratello si convertì appena tre mesi dopo il nostro viaggio, e si sposò qualche tempo dopo essere entrato nell’Islâm. La Lode spetta ad Allah (‘azza waJalla) per aver guidato mio fratello. SubhânaAllah, il suo desiderio di voler comprendere fu così esaudito.

Per me, invece, giunse l’adolescenza. Come per molte altre persone, fu un periodo di passaggio, durante cui ci si rimette spesso in questione. Un periodo confuso in cui se ne ha abbastanza di tutto, in cui ci si ribella. Le mie frequentazioni purtroppo non erano delle più raccomandabili. Non rivedevo mio fratello se non di rado. In quel momento ero molto lontano dalla religione.

In seguito, diversi elementi furono determinanti per il mio avvenire. A cominciare – nel 1996 – dalle lezioni di filosofia impartite durante l’ultima classe del liceo. Cominciavo a pormi delle domande esistenziali, ad interrogarmi in coscienza: “Chi sono io?”, “È possibile non rendersi conto di ciò che si fa?”, “Cos’è la felicità?”, ecc.

Ciò di sicuro mi permise di acquisire uno spirito critico. Mi ponevo sempre più domande. Ma numerosi sono i temi filosofici intimamente legati alla religione. Inconsciamente, mi riavvicinavo a poco a poco alla mia educazione religiosa. Poi, un anno dopo, lessi un libro: “La Bibbia – Il codice segreto, questo libro parla di un codice trovato più esattamente all’interno della Torah, un codice che svela dei messaggi riguardanti avvenimenti passati e futuri.

Il libro parlava di una fine del mondo ormai prossima, negli anni a venire. Anche se attualmente sono molto scettico riguardo alla realtà di questo codice, in quel momento quel libro mi angosciò veramente. Realizzai che, se la fine era prossima, dovevo assolutamente agire, avvicinarmi ad Allah e dunque tornare alla mia religione. In quel momento avevo iniziato a frequentare matematica superiore, e vista la forte pressione che si subisce in queste classi, mi dicevo: “Perché continuare? Perché lottare se la fine arriva domani?”.

Mi venne anche il mente di abbandonare tutto per seguire degli studi teologici. Solo molto più tardi compresi che una tale reazione non aveva senso. In un hadîth riportato dall’Imâm Ahmad e Bukhârî (che Allah abbia misericordia di entrambi), da Anas (radiAllahu ‘anhu), il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Se l’Ora giunge mentre uno di voi ha in mano un piantone, se può piantarlo prima di alzarsi, che lo pianti”.

Il credente non ha paura della morte e conosce ciò che è riservato alla gente pia nella vita futura. È per questo che ha questa cura di agire fino in fondo.

In parallelo, cambiai liceo e frequentazioni. Cominciai a riavvicinarmi lentamente alla mia famiglia. Inoltre, andavo a trovare più spesso mio fratello.

Durante gli anni seguenti, fui testimone del suo comportamento e della sua pratica. Ero contento di avere con lui delle discussioni sull’Islâm, soprattutto perché la visione che avevo di questa religione attraverso mio fratello pareva veramente differente da quella presentata dai mass media. Mi invitava per le feste (‘Aid). Vedevo la fede risplendere in lui e realizzare gli alti valori morali insegnati dall’Islâm.

Anche nella mia famiglia, tutti erano d’accordo nel dire che l’Islâm gli aveva fatto molto bene. Malgrado tutto ciò, non ero convinto. Mi dicevo: “Mio fratello, è il solo a pensare così”. Accanto a ciò, vedevo i problemi nelle periferie, dove la popolazione è essenzialmente immigrata: delinquenza, violenza, associazione a delinquere. Sentivo spesso parlare di problemi in certi paesi detti “musulmani”, come in Algeria: uccisioni, attentati. Fui molto impressionato dal film “Mai senza mia figlia”. Tutto ciò dunque suscitava in me una certa reticenza nei confronti dell’Islâm.

Ma certamente era una reticenza dovuta ai mezzi di informazione, poiché non avevo mai avuto l’occasione di incontrare dei musulmani (a parte mio fratello) durante gli anni di scuola, né altrove. Dove abitavamo, la popolazione musulmana era molto scarsa, direi quasi inesistente.

Finalmente, decisi di ritornare alla religione. Dapprima mi rivolsi al cattolicesimo, riprendendo a frequentare la messa e moltiplicando le preghiere individuali, ma ben presto mi trovai a sbattere contro un muro.

Tutto l’aspetto cerimoniale della messa mi sembrava talmente noioso. Uno spirito critico mi spingeva a porre certe domande: Come definire chiaramente la “trinità”? Come potrebbe Gesù essere allo stesso tempo uomo e Dio? Come mai Gesù (pace su di lui e su sua madre) disse: “Non sono venuto per abolire la Legge, ma per compierla”, e accanto a ciò, Paolo giudica questa Legge inutile (ed egli stesso, Paolo, è all’origine del dogma cristiano, quando non fu discepolo di Gesù, né lo conobbe durante la sua vita sulla terra)?

Ma quando cercavo di approfondire l’argomento, avevo solo diritto, sempre, alla stessa risposta: “Ascolta, qualche volta non bisogna fare troppe domande; tu devi avere fede in Gesù, e allora comprenderai. Ti è sufficiente credere in lui per essere salvo. Alcune cose restano misteriose, ma è proprio così che la nostra fede si accresce”.

Da quel momento, cominciai a fare delle ricerche succinte su altre religioni. Avevo d’altronde letto “La Via del Musulmano”, dello shaykh Abu Bakr Jabir al-Jazairi. Un libro che mi era capitato tra le mani per destino di Allah… Anche se oggi vi faccio spesso riferimento, al primo momento non mi aveva convinto assolutamente. Di certo, non ero pronto a comprendere alcuni passaggi, per cui attraverso questo libro percepivo un Islâm che si riassumeva in un insieme di cose lecite o illecite.

Fu allora che mio fratello mi parlò di un libro che aveva letto. Un libro che parlava tra le altre cose dei dati scientifici contenuti nel Corano, e scoperti alla luce delle più moderne ricerche. Ciò mi pareva interessante, perciò lo lessi: “La Bibbia, il Corano e la scienza”, di Maurice Bucaille. Fu allora che avvenne come uno scatto. Non fu il passaggio sulle verità scientifiche contenute nel Corano che lo provocò, poiché mi convertii prima di aver finito di leggere il libro.

Avvenne semplicemente questo: le prime pagine mi donarono la certezza che il Corano era un richiamo, che seguiva i Libri rivelati in precedenza e che guidava sulla Retta Via, che era lo stesso messaggio trasmesso da tutti i Profeti fin dalla notte dei tempi, e che l’Islâm inglobava tutte le altre religioni. Avevo tra le mani delle risposte alle domande che mi ponevo da così tanto tempo, delle risposte che il cattolicesimo non mi aveva mai potuto dare.

Dopo di ciò, nel mese di maggio dell’anno 2000, pronunciai la Shahâdah, la testimonianza di fede, dinanzi a mio fratello, e gli chiesi di accompagnarmi il prima possibile in moschea, per conoscere la comunità.

Otto anni erano passati tra questo momento e il nostro viaggio in Palestina…

Oggi sono Musulmano, e ringrazio infinitamente Allah (che Egli sia Esaltato e Magnificato) per avermi guidato dalle tenebre verso la Luce.

“Signor nostro, non lasciare che i nostri cuori si perdano dopo che li hai guidati e concedici misericordia da parte Tua. In verità Tu sei Colui che dona…” (Corano III. Âl-’Imrân, 8)

Due cose mi hanno realmente stupito, direi affascinato, dopo la mia conversione. Ne ho parlato con mio fratello. Prima di tutto gli ho detto: “È incredible, con 5 preghiere al giorno, si pensa tutto il tempo ad Allah (‘azza waJalla), e si prova come una certa prossimità al proprio Creatore. Sento una grande serenità nel mio cuore”.

Guardando indietro, mi chiedo come ho potuto vivere restando dei giorni, addirittura delle settimane, senza pensare una sola volta ad Allah!? Comprendo ora a cosa è dovuta questa tristezza, questa ansia, questa sofferenza sui visi delle persone che mi circondano nella vita quotidiana.

Il secondo punto riguarda la preghiera del venerdì. Quando venni a sapere che essa è costituita soltanto da un sermone e dalla preghiera, mi dissi: “Incredibile, i musulmani vanno veramente all’essenziale”. Anche se, quando andavo a messa, apprezzavo le letture e il sermone del prete, l’aspetto cerimoniale e i canti erano per me davvero pesanti, e tutto ciò mi sembrava assolutamente inutile.

Realizzo ora che, allontanandomi dalla Chiesa, non avevo, in realtà, rigettato la vera religione di Allah; non avevo rigettato che la religione della Chiesa, con tutte le innovazioni che essa ha subito nel corso dei secoli.

Infine, se dovessi guardarmi indietro e fare un bilancio di tutto ciò, direi:

Il mio ritorno all’Islâm è incontestabilmente la più bella cosa che mi sia capitata nella vita.

Troppo numerosi sono i benefici e i valori che mi ha portato questa religione, perché io possa enumerarli qui. Ne citerò tuttavia due, di gran lunga i più importanti: Un cuore sereno e un’anima acquietata.

Oh Allah, veramente non so come ringraziarTi della Grazia che mi hai fatto e di tutti i benefici che mi accordi!

Abdoul-Malik (Fabrice)

 

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

muslim_couple

Consigli ai giovani sposi

di Mustapha Kastit

(trascrizione di un discorso pronunciato in occasione di un matrimonio)

dal sito Sajidine

Cari fratelli,

Assalamu ‘alaykum waRahmatullah waBarakatuHu.

Prima di tutto, a mio nome personale e a nome di tutti i fratelli responsabili del centro islamico “Il giardino dei giovani”, vi diamo il benvenuto, in special modo al nostro onorabile fratello, neo sposo…

Come sapete l’occasione che ci vede riuniti, è appunto il matrimonio del nostro fratello, a cui auguriamo inshaAllah completo successo.

In quanto a me, avrei semplicemente qualcosa da ricordare a tutti i nostri fratelli qui presenti, poiché in verità è un’occasione per ricordarsi vicendevolmente il bene, così come dice Allah (‘azza waJalla):

E ricorda, ché il ricordo giova ai credenti (Corano LI. Adh-Dhâriyât, 55)

Si tratta di un richiamo per tutti i fratelli che sono all’inizio del loro matrimonio o che hanno dei progetti in tal senso.

Un richiamo sul matrimonio, il posto che occupa nell’Islam, alcuni doveri e alcuni diritti che la sposa e lo sposo devono adempiere dinanzi al loro Signore affinché il successo sia il loro migliore alleato.

Il matrimonio, az-zawaj, è una necessità innata, naturale, così come indica la parola di Allah (‘azza waJalla):

 

Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose, affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito tra voi amore e misericordia. Ecco davvero dei segni per coloro che riflettono (Corano XXX. Ar-Rûm, 20-21)

Se fate attenzione al versetto, constaterete che nomina prima l’amore (mawadda) e poi la misericordia (rahma); Allah (subhânaHu waTa’ala) non ha detto l’inverso. Ossia, questo Amore che vi è tra la sposa e lo sposo, è ciò che conduce verso la misericordia, la clemenza e la pietà che ciascuno dei coniugi ha verso l’altro.

Dobbiamo anche tenere presente che il matrimonio fa parte della via tracciata dal nostro Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam). Ricordiamo a questo proposito qualche hadîth.

Il primo, da ‘Abdullah ibn Mas’ûd (radiAllahu ‘anhu), racconta che il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “Oh giovani! Coloro tra voi che sono in grado di sposarsi, che lo facciano. Ciò permette di preservare la castità dello sguardo e quella delle parti intime, evitando l’adulterio. E colui che non possa (sposarsi), che pratichi il digiuno” (riportato da Bukhârî e Muslim).

In un altro hadîth, anch’esso riportato da Bukhârî e Muslim, da Ibn ‘Umar (che Allah sia soddisfatto del padre e del figlio), tre persone si presentarono dalle spose del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) per interrogarle riguardo alla vita privata del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), e quando esse raccontarono loro come fosse la vita privata del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), uno di essi esclamò: “In quanto a me, io non sposo le donne”, dichiarando cioè di osservare il celibato. Il secondo disse: “In quanto a me, io prego e non dormo”, mentre il terzo disse: “In quanto a me, digiuno (sempre) e non mangio”.

Quando il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) intese le parole di queste tre persone, reagì immediatamente dicendo: “In quanto a me, io prego e (poi) dormo, digiuno e mangio, e sposo le donne. Colui che si discosti dalla mia Sunnah non è dei miei”.

Notiamo che appena il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) udì queste parole, non le accettò e ricordò che il matrimonio fa parte della sua Sunnah.

Beninteso, vi sono moltissimi altri ahadîth che ce ne ricordano l’importanza.

Vi sono alcuni punti da sottolineare riguardo al matrimonio:

La prima cosa è scegliere bene: il matrimonio, cari fratelli, non è un semplice colpo di fulmine, non è un flash (il ragazzo perde la testa e pensa giorno e notte a lei, e viceversa, la storia di Romeo e Giulietta), no, non si tratta di questo… Prima di tutto, il matrimonio è Responsabilità e Serenità.

Ascoltiamo il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) che ci spiega per quali ragioni ci si debba sposare, quali siano le motivazioni. Egli (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “La donna può essere sposata per una di queste quattro ragioni: per le ricchezze che possiede, per la reputazione o l’onore della sua famiglia e della sua persona, per la sua bellezza, o per la sua religione. Scegli quella che possiede la religione, e sarai soddisfatto”.

Ciò perché tutto il resto passa… ma la religione, la pietà, restano fino alla fine. La bellezza passa: una donna oggi è bella, ma domani invecchia, è finita. È ricca, possiede dei beni, ma domani li perde. Possiede una reputazione, una notorietà, ma questa notorietà può andare in frantumi in qualsiasi momento. Invece la sua pietà, as-salah, resta fino alla fine.

In un altro hadîth, il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ci ricorda: “Questo basso mondo non è formato che da piaceri, e il migliore dei piaceri di questo basso mondo è la donna pia”.

Poiché colui che ha una moglie pia ha tutto acquisito.

Puoi avere una bella moglie, ma rischi di vivere un inferno, un incubo con lei.

Se invece hai una moglie pia, no.

Certamente, bisogna anche che ti piaccia, altrimenti te ne allontanerai.

Ma ti dirò una cosa caro fratello, fai in modo che la bellezza di questa donna equivalga al sale che aggiungi al cibo. Si aggiunge il sale perché il cibo non sia privo di gusto; fai sì che questa bellezza sia dunque come le spezie che metti nel tuo piatto… non lasciare che la bellezza sia il criterio principale, perché tutti coloro che hanno percorso questa via l’hanno almeno in parte rimpianto.

E cosa dire dell’uomo?

È la stessa cosa!

Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ci ricorda anche, in un hadîth, rivolgendosi alle famiglie: “Se si presenta da voi un giovanotto, di cui siate soddisfatti per quanto riguarda la sua pietà e il suo comportamento, sposatelo. Se non lo farete, vi saranno delle prove sulla terra e molta corruzione” (riportato da Abû Dâwûd e Tirmidhi).

In effetti, a partire dal momento in cui viene chiusa la porta in faccia a questo giovanotto che cerca di completare, perfezionare la sua religione attraverso il matrimonio, ebbene questa famiglia o questa gente che gli chiude la porta rischiano di spingerlo verso l’adulterio!

Questi sono i principali punti di riferimento, cari fratelli, per ciò che concerne la vostra ricerca per cominciare bene, scegliete bene per non dovervene pentire più tardi.

Passiamo ora alle cose più importanti, dopo la scelta.

Cominciamo dallo sposo. Quali sono i suoi doveri e i suoi diritti?

- Il suo primo dovere, è quello di assumersi la responsabilità, in qualità di sposo e di capofamiglia.

Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) dice nel Sublime Corano:

Gli uomini devono occuparsi delle donne e proteggerle, occupandosi dei loro affari, a causa delle qualità che Allah concede agli uni rispetto alle altre, e che li rendono adatti ad esercitare questo diritto, e a causa del fatto che sono loro a lavorare e faticare per guadagnare i beni che spendono per la famiglia… (Corano IV. An-Nisâ’, 34)

Perché? Per alcuni vantaggi che Allah (‘azza waJalla) ha donato agli uomini: forza di carattere, potenza fisica, ecc., e perché spendono i loro beni per mantenere la famiglia. Lo sposo è il capofamiglia, è lui il timoniere, è lui il capitano.

Bisogna ricordarsi di questo, soprattutto alla nostra epoca, in cui avviene tutto il contrario. Oggigiorno sono le donne che comandano, l’uomo non deve far altro che firmare l’assegno, e basta. È la donna che prende le decisioni al posto dell’uomo…

No. Non vi deve essere dittatura, ma nemmeno anarchia.

Il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “Siete tutti pastori, e tutti siete responsabili del vostro gregge”… ossia responsabili di coloro che sono sotto la vostra autorità.

L’Emiro, il capo dello stato, è responsabile dinanzi ad Allah (‘azza waJalla) del popolo, dei cittadini, così come il marito è responsabile del suo focolare. E anche la moglie è responsabile della sua casa, dell’interno delle sue mura domestiche. Ella è una regina a casa sua. Ed è anche responsabile dell’educazione dei figli.

E dobbiamo ricordarci una cosa: la tutela, la responsabilità che lo sposo acquisisce mediante l’atto di matrimonio, che lo rende il marito legale, il responsabile diretto di sua moglie, al-wilaya, è una responsabilità, un fardello e non un onore. Si tratta di una responsabilità dinanzi ad Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo). Dovrà renderne conto nel Giorno del Giudizio.

Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Allah, nel Giorno del Giudizio, interrogherà ciascuno riguardo alle sue responsabilità”, riguardo a coloro che erano sotto la sua autorità. Ha preservato i loro diritti? Ha preservato la responsabilità che gli incombeva? Oppure l’ha trascurata, se n’è disinteressato? Al punto che Allah (‘azza waJalla) interrogherà il marito riguardo alla sua famiglia, sua moglie, i suoi figli. Saremo tutti interrogati a riguardo. Quindi prepariamoci e assumiamo pienamente il nostro ruolo.

Naturalmente questa tutela significa che il mantenimento è obbligatorio, spetta al marito spendere per sua moglie, e prendersi finanziariamente carico della casa, salvo beninteso se vi sia stato un accordo precedente.

Per esempio: se il marito non ha lavoro, e la moglie si propone volontariamente, senza essere spinta a farlo, dicendo: “Io sono pronta a lavorare”; sulla carta, e soltanto sulla carta ma non nella realtà, sarà la moglie il “capofamiglia”. Dinanzi allo stato, è dunque lei ad assumersi la responsabilità finanziaria. Se la moglie dice: “Sono pronta ad aiutarti, fino al momento in cui troverai lavoro”, non vi sono problemi.

Ma questa sorella, questa moglie – che Allah la protegga – deve ricordarsi che il fatto di mantenere la famiglia non l’autorizza a prendere in mano le redini del potere. No. È il marito che ha l’ultima parola, come vedremo poi.

E anche lo sposo, si ricordi che il fatto di mantenere la famiglia, se lo fa con un’intenzione sincera, per avvicinarsi ad Allah (‘azza waJalla), farà sì che gli venga iscritta una ricompensa, così come narrato nell’hadîth riportato da Bukhârî e Muslim, in cui il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse che quando il credente, o lo sposo, spende per la sua famiglia, sperando nel compiacimento di Allah, anche se non si tratti che di dare un pezzo di cibo a sua moglie perché lo mangi, sarà ricompensato da Allah (‘azza waJalla).

- Il suo secondo dovere, miei carissimi fratelli qui presenti, è quello di trattare bene la moglie, prendersi cura di lei e rispettarla.

È noto, e riprendo l’espressione di uno dei nostri fratelli che diceva: il primo mese di matrimonio, è il mese del miele, tutto è rosa, tutto è bello; dopodiché, arriva il “mese della cipolla”, poiché le lacrime colano, cominciano i problemi…

Occorre dunque conservare una certa serenità, una certa maturità, trattare bene la propria moglie è una raccomandazione del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), che disse: “Il migliore di voi è colui che tratta meglio sua moglie, la sua famiglia, ed io sono colui che tratta meglio la sua famiglia”; e in un altro hadîth disse (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Colui che ha perfezionato la sua fede è colui che ha perfezionato ugualmente il suo comportamento, e il migliore di voi è colui che si comporta meglio con sua moglie”.

La donna non è una schiava, miei cari fratelli, la moglie non è una schiava ma un essere onorabile che Allah (‘azza waJalla) ha onorato; dunque voi dovete rispettarla e trattarla come tale. Al momento in cui tu “l’hai privata” della sua casa, in cui tu l’hai “strappata” dal suo domicilio, perché venisse ad abitare con te, a casa tua, temi Allah (gloria a Lui, l’Altissimo) per i conti che dovrai rendere a suo riguardo…

E cosa significa rispettare e prendersi cura della moglie?

Ciò significa certamente, oltre a tutto ciò che abbiamo visto precedentemente riguardo al fatto di soddisfare i suoi bisogni, che il marito le dedichi un certo tempo.

Non siate come quel marito che si vede oggi, che rientra a casa dopo essere stato con dei fratelli: quando è coi suoi fratelli, nei centri islamici, mashaAllah che fratello formidabile, ma appena rientra a casa sua, da sua moglie, è un poliziotto, un gendarme! L’abito da gentiluomo, lo appende all’attaccapanni quando rientra a casa, e appena varca la soglia del salotto diventa un’altra persona, alza la testa, non sorride, ecc. Mentre il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ci ha insegnato, tra le regole di buon comportamento, che quando torniamo a casa, dalle nostre famiglie, dalle nostre mogli, dobbiamo cominciare col saluto dell’Islâm:

السلام عليكم ورحمة الله وبركاته

Assalamu ‘alaykum waRahmatullah waBarakatuHu (su di voi la pace, la misericordia e le benedizioni di Allah)

Cominciamo da questo! Bisogna sorridere alla moglie, farle piacere!

Vi racconterò un hadîth straordinario, che dimostra come il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) si comportava con le sue spose, e in particolare con ‘Aisha (radiAllahu ‘anha).

Nella raccolta di Muslim ibnu Ahmad, è riportato che il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) un giorno era in viaggio con sua moglie ‘Aisha (che Allah si compiaccia di lei), e alcuni Sahâba (radiAllahu ‘anhum). Ad un certo punto, disse ai Compagni: “Andate avanti!”. E cosa fece? Disse: “‘Aisha, facciamo una gara, corriamo”. Corsero, ed ella vinse. Fu più rapida di lui, lo batté nella corsa ed egli (sallAllahu ‘alayhi waSallam) accettò.

Qualche anno dopo, le chiese di correre di nuovo, e ‘Aisha (radiAllahu ‘anha) gli rispose: “Sono un po’ ingrassata”; corsero, e questa volta fu il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) a vincere. Allora le disse: “Mi rifaccio, con questa vittoria, della mia sconfitta precedente”.

Ciò che occorre comprendere, è che il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) si divertiva con le sue spose, rideva con loro, e questo è – purtroppo – ciò che manca talvolta in alcune coppie.

Inoltre, tra le cose di cui bisogna tenere conto, vi è il fatto di onorare la famiglia della moglie, e prendersene cura. Anche se vi dovesse essere un malinteso, tra te e i tuoi suoceri, ricordati di prenderti prima di tutto cura di tua moglie. Si tratta di un affare tra te e loro, non mischiare le cose. Spesso si sentono lamentele da parte di sorelle che dicono: “Mio marito passa il suo tempo a criticare la mia famiglia”… Qualcuno di noi accetterebbe che venisse attaccata la sua famiglia? Certamente no!

Ora, come disse il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), “Nessuno di voi è veramente credente finché non ami per il suo fratello credente ciò che ama per se stesso”.

Il terzo dovere del marito, è quello di istruire sua moglie nella religione.

La moglie non è una serva, una cameriera, non può stare tutto il tempo rinchiusa in cucina. Certi uomini vogliono una serva, e d’un tratto la loro casa – e ciò è spesso fonte di conflitto – si trasforma in un ristorante. Ogni giorno ci sono fratelli che sbarcano, e la povera moglie, dal giorno in cui si è sposata, sta sempre in cucina, non conosce nemmeno il colore dei muri delle altre stanze della casa!

Appena finito di lavare i piatti, ecco dei nuovi ospiti… Il marito le dice: “‘Aisha, stasera ci sono 5 fratelli che vengono a cena!”… al punto tale che certi fratelli mi hanno raccontato che, a forza di avere invitati, non vedono nemmeno più la loro moglie… la moglie va a dormire la sera, e loro non l’hanno nemmeno vista… non bisogna esagerare!

Fate sì che abbia del tempo libero, il tempo per lo studio.

Alcuni fratelli dicono: “Ah, no! No, è meglio che resti ignorante, perché il giorno in cui dovesse imparare, aprire gli occhi e le orecchie, assumerà delle arie con me…”. No, questo atteggiamento non è giusto: riconoscetele il suo diritto all’istruzione.

Hai forse dimenticato che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), quando gli venivano rivolte delle domande imbarazzanti su argomenti femminili, per pudore inviava quelle donne da ‘Aisha (radiAllahu ‘anha)? Perché ella era in grado di rispondere, e ciò perché il Profeta stesso (pace e benedizioni di Allah su di lui) l’aveva istruita.

Allora, caro fratello, se hai un livello di conoscenza sufficiente, accorda a tua moglie un po’ di tempo per istruirla.

Se non sei in grado, apprendi tu stesso, e creale un quadro adeguato perché si istruisca: acquistale dei libri, delle cassette, fai in modo che per esempio possa seguire dei corsi (in un ambiente sano e pio beninteso).

E tutto ciò a condizione di ricordarle che il fatto di seguire un corso non l’autorizza a lasciare la casa sottosopra.

La moglie non può uscire dicendo: “Non ho tempo per la casa, io studio il Sahîh di Bukhârî”… Ebbene, prima di studiare occupati della tua casa, poi quando avrai finito siediti comodamente in salotto, prendi il libro e leggi tranquillamente.

Dunque attenzione, il fatto di studiare non deve far trascurare il focolare domestico.

Questa è una lamentela che si sente spesso da parte di fratelli, la cui moglie esce a destra e a sinistra, tralasciando la casa. Questo non è bene: occorre concedere ad ogni cosa il suo tempo.

C’è un hadîth riportato da Bukhârî che sottolinea l’importanza dell’istruzione per la donna. La donna deve studiare, non fosse altro che per sapere come pregare, per assicurarsi che ella preghi e compia le abluzioni correttamente; perché conosca i suoi doveri e i suoi diritti nei confronti del marito… Infatti, da dove vengono la maggior parte dei problemi che vi sono nelle coppie, nelle famiglie? Provengono dall’ignoranza. L’ignoranza! Perché il marito non è conscio del suo ruolo, non conosce i suoi doveri né i suoi diritti. E la moglie? La stessa cosa!

In un hadîth, il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse ad alcuni Compagni (radiAllahu ‘anhum) che erano venuti a trovarlo: “Tornate dalle vostre famiglie, restate con loro e istruitele, e ordinate loro il bene e il compimento dei doveri che sono loro prescritti” (riportato da Bukhârî e Muslim).

Possiamo notare che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ricordò l’importanza di dare alla propria moglie un’istruzione.

Così come tu impari, vai a delle conferenze, acquisti dei libri, leggi, offri lo stesso trattamento a tua moglie.

Ecco in riassunto i doveri dello sposo.

In quanto ai suoi diritti:

- Il primo dei diritti del marito, è l’obbedienza da parte della moglie, poiché è lui il “capitano”, e la sposa dovrebbe essere contenta che Allah (‘azza waJalla) l’abbia liberata da questa responsabilità. Vi sono donne che rincorrono il potere, che cercano di entrare in concorrenza col marito per prendere le redini, fare un colpo di stato! No!

Dovete ricordare alle vostre mogli che alhamdulillah non sono le responsabili, che essere responsabile è un fardello. Quando non sei responsabile, sei tranquilla, hai la coscienza tranquilla. Proprio per questo i Sahaba (radiAllahu ‘anhum), quando venivano loro proposti dei posti di responsabilità, prendevano la fuga, perché avevano timore di assumersi una responsabilità e di essere negligenti, ed essere poi interrogati riguardo ad essa nel Giorno del Giudizio.

L’obbedienza della moglie nei confronti del marito è una nozione molto mal compresa da parecchie delle nostre sorelle.

Mentre Allah (‘azza waJalla) ha stabilito per ciascuna creatura un ruolo, e vi assicuro che, se ciascuno rispettasse il suo ruolo, il mondo andrebbe molto meglio. Che cosa dice il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) riguardo all’obbedienza della donna? Ella ha forse la scelta, oppure è una cosa obbligatoria?

In un hadîth, egli (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Se dovessi ordinare a qualcuno di prosternarsi dinanzi a qualcun altro, ordinerei alla donna di prosternarsi davanti a suo marito”. Tutto ciò per sottolineare l’importanza dell’obbedienza…

La donna, la sorella, la sposa, rischia di perdere il Paradiso a causa della disobbedienza nei confronti di suo marito, ed è per questo che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse, parlando della donna che abbandona il letto coniugale, che rifiuta di dormire accanto al marito: “Se la moglie abbandona il letto di suo marito, gli angeli non smettono di maledirla fino al mattino”.

…Rifiuta di dormire con lui, o addirittura abbandona decisamente il domicilio, come si vede purtroppo ai nostri giorni… Al minimo problema, la signora fa le valige, raccoglie tutte le sue cose e se ne va.

Ciò, bisogna ricordarselo.

Ma certamente, l’obbedienza implica che il marito ordini ciò che è corretto, ciò che è conforme all’Islâm.

Altrimenti, se egli ordinasse alla moglie di fare qualcosa di contrario all’Islâm, ella deve disobbedirgli, poiché il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Non vi è alcuna obbedienza ad una creatura nella disobbedienza al Creatore”.

La moglie ubbidisce al marito finché egli le ordini il bene, ciò che è conforme all’Islâm, a ciò che Allah (‘azza waJalla) ci ha insegnato nel Sublime Corano e a ciò che il Profeta Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ci ha insegnato mediante la sua Sunnah. Ma nel caso in cui egli le ordini qualcosa di diverso, la moglie deve rispondere: no!

Il secondo diritto, è il rispetto, ed esso è equivalente a quello che lui deve a lei, e di cui abbiamo parlato.

Il terzo diritto, è che la moglie non può digiunare un digiuno supererogatorio (ossia non quello di Ramadan) senza il suo gradimento e la sua autorizzazione.

Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Non è permesso ad una donna digiunare senza il consenso di suo marito”.

Occorre sapere che si tratta qui del digiuno facoltativo, come quello del lunedì e del giovedì per esempio.

Può accadere infatti che il marito abbia bisogno di lei, mentre ella si trova in stato di digiuno… Vorrebbe avvicinarla, ma lei sta digiunando. Dunque, la sposa deve chiedergli l’autorizzazione, a meno che, beninteso, si tratti di un’espiazione, o dei giorni da recuperare (saltati durante il Ramadan precedente), allora è diverso. Ma per gli altri digiuni, deve chiedere il permesso al marito.

Inoltre, la moglie non può fare entrare in casa una persona che il marito non gradisca.

Ma lo sposo non deve essere ingiusto… infatti, succede a volte che il marito impedisca alla suocera, o alla cognata o al cognato di rendere visita alla moglie… Ciò è permesso in un solo caso, ossia se lo sposo si accorga che questa frequentazione influenza la moglie negativamente. Allora è diverso, egli deve porre il suo veto e dire: non voglio queste persone a casa mia.

Allah (‘azza waJalla) non accetta l’ingiustizia.

Abbiamo visto i principali diritti del marito nei confronti della moglie. Passiamo ora alla sposa, invertiamo i ruoli, e cominciamo certamente dai suoi doveri.

Il suo primo dovere, che abbiamo già descritto, è l’obbedienza.

Il secondo dovere – e anche di questo abbiamo già parlato – è quello di rispettare suo marito.

Il suo terzo dovere è quello di ricordarsi dei suoi favori. Che si ricordi delle buone cose che il marito ha fatto per lei.

Perché? Perché il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “Ho osservato la gente dell’Inferno, e ho visto che sono in maggioranza donne”. I Sahaba (radiAllahu ‘anhum), stupiti, domandarono perché. Egli (sallAllahu ‘alayhi waSallam) rispose: “Perché sono infedeli”. Chiesero: “Non credono in Allah?”, ed egli (sallAllahu ‘alayhi waSallam) rispose: “No, sono infedeli rispetto al buon trattamento che il marito riserva loro… Uno di voi tratta bene sua moglie per un lungo periodo, si prende cura di lei, la tratta bene, si mostra gentile, ecc… Ma il giorno in cui commette un errore nei suoi confronti, che cosa dice lei? (Dice): Francamente, non ho mai visto del bene provenire da te, non vi è alcun bene in te”.

Questa è una cosa grave. E il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ci ha messo in guardia da ciò. Questo tipo di donne guadagnano facilmente l’Inferno. Sono infedeli, rimettono in questione tutto il periodo durante il quale il marito le ha trattate bene.

Un altro dei doveri della moglie, è quello di sostenere il coniuge. Sostenerlo nei momenti agiati e in quelli difficili. È molto importante, ed è così che si costruisce un focolare domestico, una coppia solida. È così che la nave avanza col vento in poppa e arriva inshaAllah ad un porto sicuro.

Al contrario, se il marito rientra a casa, già stanco, e in più non trova una moglie, ma un doganiere ad accoglierlo… “Dov’eri? Cosa facevi? Quanto hai guadagnato? Qui, là…”, allora penserà: “Già sono stanco, al lavoro mi hanno fatto veramente innervosire, ed ora che rientro devo subire l’interrogatorio…”, ed è così che alcune coppie vanno in frantumi.

No! Quando il marito rientra, la moglie deve accoglierlo come un “re”. Dico “re”, ma non intendo dire che si debba esagerare, stendere il tappeto rosso, i fiori, ecc… voglio dire soltanto che deve accoglierlo bene.

Un altro dei suoi doveri, è quello di farsi bella per lui, poiché viviamo in un’epoca in cui vi è molta Fitna, disordine morale. L’uomo esce di casa, vede delle donne dappertutto, ed esse sono praticamente nude nelle nostre società contemporanee… allora la moglie deve giocare il suo ruolo, abbellirsi per il marito, presentarsi nella veste migliore quando rientra la sera. E decorare anche la casa.

Al contrario, se l’abitazione sa tutti i giorni – perdonatemi l’espressione – di spezie e cipolle, e la sposa pure… certamente il marito si stuferà presto.

Dunque la moglie deve farsi bella e rendersi presentabile, profumarsi e truccarsi; dico truccarsi a titolo d’esempio, perché a lungo andare ciò è nocivo alla donna.

D’altronde, la donna non si fa bella per altri che per il suo sposo, poiché non deve uscire truccata… Se si rende attraente, lo fa solo per suo marito.

Ma attenzione, miei cari fratelli, non chiedete a vostra moglie una cosa, dimenticando voi stessi… forse rientrate ogni giorno con la tuta da meccanico, puzzate di benzina o di pesce… non è vero? Oppure i vostri capelli sono sempre spettinati… No, no, no, così non va!

Anche tu, caro fratello, devi essere presentabile, anche tu devi farti bello per tua moglie.

Perché, se l’uomo è tentato dalle donne, attenzione, anche la donna può essere tentata dagli uomini. Perché? Perché Iblis (Shaytân, a’udhubillah) circola nell’individuo come il sangue circola nelle vene, lo sapete? Avanza rapidamente colpendo direttamente i diritti della donna, che sono i doveri dello sposo, e che consistono nel trattarla bene, così come la sua famiglia, e assicurarle il diritto all’istruzione.

Ecco qualche raccomandazione riguardante lo sposo e la sposa. Sono quasi alla fine, restano due soli punti da affrontare.

Il primo: vorrei ricordare qualcosa al nostro novello sposo qui presente, inshaAllah, e a tutti i fratelli che sono dei futuri sposi, e a tutte le sorelle che sono delle future spose.

Caro fratello, la sorella che stai sposando inshaAllah non è Hafsa, né ‘Aisha, né Khadijah, né Maryam (che Allah sia soddisfatto di loro)… ma un essere che ha le sue qualità e i suoi difetti.

Perché dico questo? Perché talvolta accade che il giovanotto, quando sposa una ragazza, veda tutto in rosa: “mashaAllah questo, mashaAllah quello…”, ma quando comincia a vivere insieme a lei, e si accorge di alcuni difetti, la moglie cade, ai suoi occhi, dal piedistallo, ed è allora che i problemi cominciano: il mese del miele, poi il mese delle cipolle!

E anche il contrario è vero! La moglie prende il marito per un cavaliere, lo scambia per Abu Bakr, ‘Uthmân o ‘Ali (radiAllahu ‘ajma’in)… Immagina la fede di ‘Umar, la pietà di ‘Uthmân o ‘Ali (che Allah sia soddisfatto di loro), vede un fratello, mashaAllah, e che fratello! Vede tutto in rosa, stelle dappertutto. Purtroppo però, man mano che comincia la vita quotidiana insieme, la moglie si accorge di certi difetti, e allora vede all’improvviso tutto nero.

Bisogna essere sereni.

Dovrebbe dire a se stessa: “Ho sposato un uomo, che ha delle qualità e dei difetti. Le sue qualità, cerchiamo di far sì che aumentino, e i difetti, vediamo di limarli”, e viceversa per il marito nei confronti della moglie.

Il secondo ed ultimo punto, ed è con questo che voglio concludere inshaAllah, è il caso in cui – e speriamo che non avvenga mai – vi sia un a controversia, un conflitto tra marito e moglie.

Qual è la soluzione? Cosa bisogna fare?

Bisogna forse che la moglie se ne vada svuotando la casa, come abbiamo sentito spesso raccontare da alcuni fratelli sposati, che un giorno si sono trovati con un tavolo, 3 piatti, 4 cucchiai e 5 forchette?

La moglie si era portata via tutto con un camion! È forse questo l’Islâm? L’Islâm ci raccomanda questo?

Poi vanno addirittura nei tribunali, che sono pieni di fascicoli di coppie che divorziano! Se volete divorziare – e il divorzio resta chiaramente l’ultima possibilità, dopo aver tentato la riconciliazione – Allah (subhânaHu waTa’ala) ci dona la soluzione, ossia: o la riprendete, cioè la sposate nel bene, oppure la liberate col più grande rispetto ed onore.

Perché oggi alcuni immaginano che il divorzio sia una baruffa e la disputa d’ufficio. Bisogna arrivare alla zuffa e al tribunale secondo loro, e si sentono delle sorelle e dei fratelli dire: “Prendi il tuo avvocato, io prendo il mio!”, subhânaAllah, sembrerebbe un incontro di boxe, ognuno dei due ha il suo sponsor!

La soluzione, se vi sia un problema, è quella di sedersi e discutere.

E vorrei dare un buon consiglio al nostro fratello, novello sposo inshaAllah, e fate attenzione a questa lezione: la donna, per il suo temperamento, in generale, immagazzina…

L’uomo si esprime molto più facilmente, ma la donna ha molta memoria per immagazzinare, e un giorno all’improvviso scoppia, esplode, ed è per questo che il marito deve essere intelligente ed accorgersi dei suoi sorrisi e delle sue tristezze… Deve, di tanto in tanto, misurare la temperatura: se resta intorno ai 30°, va bene, ma se non è così, meglio rimediare in fretta: bisogna sedersi e discutere. Il problema, in molte coppie, è che manca il dialogo. Si direbbe che siano due persone che vivono ognuna per conto suo.

Occorre il dialogo, evitando le accuse reciproche.

Il marito comincia: “Tu hai fatto questo e quello”, e anche la sposa accusa: “E tu allora, hai fatto quello!”, e Shaytan (a’udhubillah) arriva e gonfia il problema e alla fine c’è l’esplosione e ciascuno dei due se ne va con il cuore pieno di rancore… No!

Il tuo scopo, quando ti siedi con tua moglie, è prima di tutto an-nasiha, il buon consiglio, così come disse il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “La religione è il buon consiglio, la religione è il buon consiglio, la religione è il buon consiglio”.

Allo stesso modo, ciò che devi aspettarti da lei, è che anche lei ti corregga. Tu hai alcuni difetti di cui forse non ti sei accorto, tua moglie ha dei rimproveri pertinenti da rivolgerti e tu devi accettarli.

Non fate come certi fratelli… noi pensavamo che ciò accadesse alle generazioni precedenti, ma anche i giovani, ora, hanno questa fierezza fuori luogo: “Che cosa mi dice questa? Cosa ne sa lei? Io ho sempre ragione!”, e il più diplomatico esclama: “Tu hai ragione, ma io non ho torto”. Tutto per poterne uscire in modo diplomatico. No!

Fratelli miei, tornare alla verità, a ciò che è giusto, è un onore e un favore.

Se, poi, la coppia non riesce davvero a risolvere i suoi problemi, allora bisogna far ricorso a gente sapiente, oppure ai parenti, scegliendo una persona per ognuna delle due famiglie, a condizione che si tratti di persone sagge e non di gente che voglia difendere assolutamente il membro della propria famiglia contro l’altro.

Se temete una disputa tra le famiglie, convocate un “arbitro” di ogni famiglia, affinché discutano e trovino una soluzione per questa coppia.

Che Allah (‘azza waJalla) protegga ogni Musulmano e ogni Musulmana.

Âmîn.

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

niqab2


Sappi, o Musulmano, che il fatto di coprire con il velo (hijab) il proprio viso dinanzi ad un uomo estraneo, per la donna Musulmana è obbligatorio (wajib).

La prova dell’obbligatorietà dell’hijab si trova sia nel Libro del tuo Signore che nella Sunnah del Profeta (s).

Ci sono inoltre delle opinioni ’sahih’ (sicure), e vi è il ‘qiyas’ (analogia) che conferma assolutamente quest’obbligo.

La prova nel Sublime Corano

1- Dice Allah (SWT):

…di lasciar scendere il loro velo (khimar) fin sul petto… (Corano XXIV. An-Nur (La Luce), 31)

Il Khimar è un tessuto che copre la testa della donna avvolgendola ampiamente. Se questa stoffa deve coprire il petto e le spalle, sarà ancora più importante che copra il viso, poiché è qui che si trova la bellezza, ed è esso che può provocare maggiormente ‘fitna’.

Se un uomo cerca, nell’aspetto di una donna, la bellezza, la ricercherà principalmente nel viso; se il viso è bello, egli non pretenderà altro. Infatti, se si dice che “la tale ragazza” è bella, si presume che si stia parlando del suo viso. Quindi, tutti sanno che la bellezza di una donna è principalmente la bellezza della sua faccia. Se è così, come si può sostenere che la Shari’ah, così perfetta, così saggia, ci ordini di coprire il petto e le spalle, ignorando il viso?

2- Dice Allah (SWT):

…e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare…(Corano XXIV. An-Nur (La Luce), 31)

Allah (SWT) ha vietato di mostrare la bellezza, tranne ciò che appare, cioè il vestito.

Infatti Allah (SWT) ha detto:

ma zahara minha (quello (l’oggetto) che appare)

e non:

ma azharna minha (quello che appare (di una persona)).

Alcuni commentatori riferiscono che, a proposito di questo versetto, Ibn ‘Abbas (r) abbia riportato che

se non quello che appare

si riferirebbe al viso e alle mani.

Anche questa opinione è accettabile; infatti questa aya fu rivelata prima del versetto dell’hijab:

O Profeta, di’ alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli (jalabibihinna), così da essere riconosciute e non essere molestate. Allah è Perdonatore, Misericordioso (Corano XXXIII. Al-Ahzab (I Coalizzati), 59)

‘Ali ibn abi Talha (r) riferì che Ibn ‘Abbas (r), commentando questa aya, disse: “Allah (SWT) ha ordinato alle donne dei credenti, quando escono dalle loro case per una necessità, di coprirsi il viso e la testa con il jalabib (velo), lasciando scoperto solo un occhio”.

A proposito del versetto suddetto (XXXIII, 59), riportiamo l’opinione di alcuni Mufassirin (Commentatori del Sublime Corano) (che Allah abbia Misericordia di tutti loro):

- Disse Saddiyyu: “occorre coprire tutto il viso, compresa la fronte e tutto il resto, ad eccezione di un occhio”;

- Disse Qurtubi: “è certo che questo vestito deve coprire tutto il corpo”;

- Disse Alusi: “Ciò che è chiaro è che lo scopo del termine ‘alayhinna (su di esse) è quello di indicare (la copertura di) tutto il corpo (delle donne)”;

- Disse Muhammad ibn Sirin: “Chiesi ad Abu ‘Ubayda as-Salmani spiegazioni riguardo alle parole ‘yudnina ‘alayhinna min jalabibihinna’ (che si ricoprano dei loro veli) ed egli mi spiegò che questa frase significa coprire il viso e la testa, lasciando scoperto (solo) l’occhio sinistro”;

- Disse Ibn Kathir: “Riferì Ibn ‘Abbas (r): Allah (SWT) ha ordinato alle donne credenti, quando escono dalle loro abitazioni per un bisogno, di coprire il loro viso e la loro testa con il jalabib, lasciando scoperto solo un occhio”;

- Disse Ibn al-Jawziyya: “Occorre coprire la testa e il viso”;

- Disse Abu Sa’ud: “Occorre coprire la faccia e il corpo quando si incontrano gli estranei”;

- Lo shaykh al-Islam Ibn Taymiyya riferì la stessa opinione di Abu Sa’ud;

- Disse Sabuni: “Ha detto Allah (SWT):

- …e alle donne dei credenti…

- Questa è una prova sicura del fatto che tutte le donne dei credenti sono responsabili riguardo all’obbligo dell’hijab, e il precetto ricade su tutte loro.

3- Dice Allah (SWT):

…E non battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano…

(Corano XXIV. An-Nur (La Luce), 31)

Quest’ordine è rivolto alle donne, perché non battano i loro piedi, sì da rivelare la presenza di gioielli alle loro caviglie, così come altre cose che potrebbero disturbare l’uomo.

Se alla donna viene proibito di battere le gambe, per il timore che essa possa causare ‘fitna’ nell’uomo, quando quest’ultimo senta il suono delle cavigliere, come è possibile che si possa scoprire il viso? Cos’è maggiormente causa di ‘fitna’: che un uomo ascolti il suono delle khalkhal (cavigliere) portate da una donna sconosciuta, di cui egli non sappia se è giovane o vecchia, se è brutta o bella, ecc. oppure che un uomo veda il viso di una donna giovane, dall’aspetto luminoso, bella e affascinante? Che ognuno dica qual è la fitna maggiore, e quale sia la cosa che maggiormente deve essere nascosta e protetta.

4- Dice Allah (SWT):

Quando chiedete ad esse un qualche oggetto, chiedetelo da dietro una cortina (hijab): ciò è più puro per i vostri cuori e per i loro.

(Corano XXXIII. Al-Ahzab (I Coalizzati), 53)

Questa aya è una valida prova e una risposta chiara per ciò che riguarda il modo corretto di velarsi delle donne in presenza di uomini estranei. Allah (SWT) ha ordinato in questo versetto di velarsi, per far sì che i cuori di uomini e donne possano mantenersi puri e lontano dall’adulterio e da ciò che vi conduce. Allah (SWT) ha indicato che il libertinaggio e la non osservanza dell’hijab sono un male e un’impurità.

Il velo è purezza e salvezza.

La prova nella Sunnah

Ci sono anche molti ahadith che provano l’obbligatorietà dell’hijab:

1-  Il Profeta (s) disse: “Se qualcuno chiede la mano di una ragazza, non vi è nulla di male nel guardarla, se egli non la conosce e se lo sguardo è solo finalizzato al matrimonio “ (Ahmad).

2-  Il Profeta (s) disse: “Chi striscia per terra il suo vestito con superbia, nel Giorno del Giudizio Allah (SWT) non lo guarderà”. Gli chiese allora Umm Salamah (r): “Come devono fare le donne con l’orlo dei loro vestiti?”. Il Profeta (s) allora le rispose: “(I vestiti) possono strisciare di un palmo”. Umm Salamah (r) allora disse: “Ma in questo modo si può scoprire la caviglia”. Il Profeta (s) ribadì: “Possono strisciare di mezzo braccio, non di più”.

Questo hadith ribadisce l’obbligatorietà, per la donna, di coprire la gamba fino alla caviglia; e ciò viene riportato fin dai tempi delle Sahabiyyat (r). La caviglia è sicuramente meno causa di fitna di quanto lo siano il viso e le mani.

3- Disse il Profeta (s): “Se qualcuna di voi deve recarsi presso un ‘makatib’ per adempiere ad una necessità, che si veli dinanzi a lui” (Tirmidhi lo classificò Sahih).

(il makatib è un ex schiavo riscattato).

Questo hadith dimostra che una donna può svelarsi dinanzi al suo schiavo solo finché esso è sotto il suo dominio (di sua proprietà), ma una volta riscattato egli diventa un estraneo, dunque l’ex padrona deve osservare l’hijab davanti a lui come se si trattasse di un uomo estraneo.

4- ‘Aisha (r) riferì che, quando si trovava con il Profeta (s) nell’Ihram (stato di consacrazione per il Pellegrinaggio), e degli uomini estranei passavano accanto a loro, le donne lasciavano scendere sul loro viso il velo che portavano in testa. Dopo che erano passati gli estranei, si scoprivano.

(riportato da Ahmad, Abu Dawud e Ibn Majah).

Durante l’Ihram, per la donna Musulmana è obbligatorio scoprire il viso, e ad un atto obbligatorio non si rinuncia se non per un altro atto obbligatorio. Quindi, se non fosse ‘wajib’ il velo sul viso, la Madre dei Credenti (r) non si sarebbe velata in presenza di estranei durante l’Hajj.

Nelle due raccolte si ahadith Sahih (Sahihayn = Bukhari e Muslim) e anche in altre raccolte, è riferito più volte che durante i riti dell’Hajj è vietato indossare il niqab (velo del viso) e i guanti.

Nonostante ciò, la donna deve velarsi temporaneamente quando si trova vicina a uomini estranei.

5-  Ibn ‘Umar (r) riferì: “Chiedemmo al Profeta (s): “Quale vestito deve indossare la donna durante lo stato di ihram?”, ed egli (s) rispose: “La donna non deve indossare il niqab, né mettere i guanti”.” (Bukhari).

Shaykh al-Islam Ibn Taymiyyah (r) disse: “Questa è una prova del fatto che il niqab e i guanti erano conosciuti dalle donne al tempo delle Sahabiyyat (r), perciò è obbligatorio coprire il viso e le mani”.

6- Nella raccolta di ahadith di Hakim è riportato che Asma’ (r) riferì: “Coprivamo i nostri visi davanti agli uomini e ci pettinavamo prima di cominciare l’ihram”.

7- Abu Hurayrah (r) riferì: “Il Profeta (s) disse: “La donna è ‘awrah, quando esce Shaytan la rende seducente”.” (Tirmidhi e Ibn Kkuzaymah).

E ciò significa che tutto il corpo della donna è ‘awrah (parti intime, che vanno coperte).

8- Fatimah bint Mundhir (r) riferì: “Ci trovavamo in stato di ihram insieme ad Asma’ bint Abi Bakr as-Siddiq (r), e coprivamo i nostri visi” (Imam Malik, “al-Muwatta”,  con una catena sahih).

Per quanto riguarda l’obbligo, per la donna, di co-prire il viso e le mani, riportiamo l’opinione di alcuni A’imma (plur. di Imam):

- L’Imam Ahmad ibn Hanbal (r) disse: “Tutto il corpo della donna è ‘awrah, anche le unghie, quindi quando esce (di lei) non si può vedere nulla”.

- Disse Alusi (r): “Nel madhhab dell’Imam Shafi (r) è vietato guardare il viso e le mani di una donna, perché sono considerati ‘awrah”.

- Tabari (r) nel suo Tafsir, Ibn abi Hatim (r), Ibn Marduya,  l’Imam Anas bin Malik (r) nel suo madhhab e ‘Aisha (r) riferirono tutti che occorre coprire il viso e le mani.

- Molti altri Salaf, come ‘Ubaydah as-Salmani (r), Qatada (r), Hassan al-Basri (r), Sa’id ibn Jabir (r), Ibrahim an-Nakh’i (r), ‘Ata’ al-Khurasani (r), Muhammad ibn Ka’ab al-Qarazi (r) hanno riferito la stessa opinione esposta sopra.

La regola portata dalla Shari’ah, saggia e completa, è quella di stabilire la concordia e di consigliarla, e di combattere i vizi e di sconsigliarli.

Dovunque l’ordine combatta e colpisca il vizio, ciò risulta consigliabile, obbligatorio e amabile.

Dovunque il vizio combatta e respinga l’ordine, ciò risulta interdetto, illecito o sconsigliabile.

Se analizziamo coloro che si svelano e coloro che non coprono il proprio viso davanti agli estranei, troviamo che ciò sarà fonte di molti danni.

Ad esempio, ciò può causare fitna, mancanza di pudore, seduzione degli uomini estranei, mancanza di divisione tra uomini e donne (non parenti).

Un giorno il Profeta (s) uscì dalla moschea e vide uomini e donne che si mescolavano nella strada. Allora disse alle donne: “Rimanete indietro, non dovete occupare la strada, ma dovete rimanere lungo i bordi”.

Coloro che ritengono si possano scoprire il viso e le mani non si basano su prove sicure, né provenienti dal Libro (il Corano), né dalla Sunnah. Essi si basano solo su ciò che segue:

Dice Allah (SWT):

…di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare…

(Corano XXIV. An-Nur (La Luce), 31)

Abbiamo già completato il commento relativo a questa aya. (vedi sopra).

Nella Sunnah vi è un hadith raccolto da Abu Dawud, riferito da ‘Aisha (r), che disse: “Asma’ bint Abi Bakr (r) un giorno entrò dal Profeta (s) indossando vestiti trasparenti. Il Profeta (s) si voltò e le disse: “O Asma’, quando una donna raggiunge l’età della pubertà, di lei non si deve vedere altro che questo e queste (indicando il viso e le mani)“. Questo hadith ha una catena di trasmissione debole (da’if), dunque non è sicuro che risalga al Profeta (s). Infatti lo ha riportato Khalid ibn Darik, che non l’aveva sentito dire direttamente da ‘Aisha (r), perciò nella catena di trasmissione l’ultimo anello è spezzato.

Abu Dawud (r), che raccolse questo hadith, lo commentò dicendo: “Questo hadith è mursal (con la catena di trasmissione spezzata); infatti Khalid ibn Darik non è vissuto al tempo di ‘Aisha (r). Inoltre nella catena di trasmissione è presente anche Sa’id ibn Bashir, la cui autorità è debole; la sua trasmissione non è sicura”.

Sabuni (r), commentando le parole di Abu Dawud, disse: “Se lo stesso Abu Dawud, che è l’unico ad aver riportato questo hadith, ha detto queste parole in merito, come possiamo noi considerarlo accettabile?”.

Quindi, se questo hadith è da’if, non può scavalcare gli ahadith citati prima, che sono sahih, e che provano l’obbligo di coprire mani e viso. Inoltre, Asma’ bint Abi Bakr (r) aveva 27 anni all’epoca dell’Hijrah. Dunque era già una donna matura, che non sarebbe mai entrata dal Profeta (s) indossando vestiti trasparenti. Wa Allahu A’lam.

Fadl ibn ‘Abbas (r) riferì che Khaz’amiyyah venne un giorno dal Profeta (s) per chiedergli alcune cose; Fadl ibn ‘Abbas (r) la guardò e il Profeta (s) gli fece voltare il viso per impedirgli di guardarla.

I sostenitori della liceità di viso e mani scoperte portano questo hadith come prova. La risposta è che è sicuro che Khaz’amiyyah fosse in quel momento in stato di ihram, dunque le era vietato coprire viso e mani.

Hafiz ibn Hajar (r) nel suo Fath al-Bari (Commento al Sahih di Bukhari) riportò l’hadith narrato da Abu Ya’la, attraverso una catena forte: Ibn ‘Abbas (r) riferì che suo fratello Fadl (r) disse: “Mi trovavo vicino al Profeta (s), quando si avvicinò un beduino insieme alla sua bella figlia, offrendola in sposa al Profeta (s) stesso…” Dunque, la donna dalla quale il Profeta (s) fece distogliere lo sguardo a Fadl (r) era questa beduina.

Comunque tutti questi ahadith, nei quali si parla di donne con il viso e le mani scoperte, riguardano donne vecchie, oppure schiave, oppure riguardano fatti avvenuti prima che l’aya dell’Hijab fosse rivelata. Infatti ‘Surah al-Ahzab’ fu rivelata nell’anno 5 o 6 dell’Hijrah.

Coloro che sostengono che si possano scoprire il viso e le mani, dicono che ciò (il foulard) basti a proteggere dalla fitna. Giudicate voi se questo è sufficiente per allontanarsi dalla fitna.

Il Sapiente che ha scritto il libro “Ad-Dur al-Mukhtar”, appartenente al madhhab hanafita, disse: “E’ vietato ad una donna giovane scoprire il viso e le mani davanti a uomini estranei. Non è che il viso e le mani siano ‘awrah, ma ciò potrebbe causare fitna”.

Ibnu ‘Abidin, anche lui appartenente al madhhab hanafita, disse: “E’ vietato scoprire il viso, poiché un uomo, vedendolo, potrebbe cadere nella fitna. Infatti scoprendo il viso vi si posa lo sguardo, e con lo sguardo arriva il desiderio”.

Jasas disse: “La donna giovane è obbligata a coprire il viso davanti agli estranei, e quando esce deve coprire tutto il corpo, mantenendosi casta, in modo da essere protetta dagli uomini dal cuore malato”.

Dunque, anche questi studiosi Hanafiti, solitamente sostenitori della non obbligatorietà del niqab, ci dicono che nel caso di una donna giovane e in caso di pericolo di fitna occorre coprire il viso.

La verità è che la polemica relativa allo svelamento del viso è una politica del maledetto colonizzatore, che ha costruito una sunnah corrotta, come tutti sanno perfettamente. L’obiettivo è quello di far togliere alla donna Musulmana l’abito del pudore. Vi mostriamo alcuni argomenti addotti da questi occidentali corrut-tori:

Un primo Ministro inglese del secolo scorso diceva nel Parlamento britannico: “L’Europa non potrà mai stare diritta in piedi, finché non toglierà il velo dalla faccia della donna Musulmana, e finché non l’allontanerà dal Corano”. Chi volesse maggiori informazioni può leggere il libro:

“L’HIJAB…PERCHE’!?” dello shaykh Muhammad Ibn Ismail (tradotto in italiano dall’Istituto Culturale Islamico di Milano – le fotocopie sono disponibili c/o la redazione di ‘Mujahidah’ n.d.t.), libro che troverà sicuramente molto interessante.

L’HIJAB e il SITR risalgono all’usanza delle donne Sahabiyyat (r), che sono la migliore generazione e la più nobile presso Allah (SWT). Esse (r) possedevano il migliore carattere, la più alta disciplina e la Fede (Iman) più completa, e compirono le opere migliori di tutti i credenti successivi.

Le Sahabiyyat (r) sono parte di quel gruppo che Allah (SWT) ha nominato dicendo:

Allah si è compiaciuto dell’avanguardia degli Emigrati e degli Ausiliari e di coloro che li hanno seguiti fedelmente, ed essi sono compiaciuti di Lui. Per loro ha preparato Giardini in cui scorrono i ruscelli dove rimarranno in perpetuo. Questo è il successo immenso (Corano IX. At-Tawba (Il Pentimento), 100)

Se questa è la strada delle donne Sahabiyyat (r), come possiamo noi lasciarla, sapendo che Allah (SWT) ha promesso di compiacersi di coloro che la seguiranno?

Allah (SWT) ha detto:

Chi si separa dal Messaggero dopo che gli si è manifestata la guida, e segue un sentiero diverso da quello dei credenti, quello lo allontaneremo come si è allontanato e lo getteremo nell’Inferno. Qual triste destino (Corano IV. An-Nisa’ (Le Donne), 115)


Questo è l’ordine di Allah (SWT) relativo all’hijab: coprire tutto il corpo, compresi il viso e le mani.

Su questo vi è l’accordo degli Ulama’ della Ummah.

Dice Allah (SWT):

Quando Allah e il Suo Inviato hanno decretato qualcosa, non è bene che il credente o la credente scelgano a modo loro. Chi disobbedisce ad Allah e al Suo Inviato palesemente si travia (Corano XXXIII. Al-Ahzab (I Coalizzati), 36)

Quando un credente viene a conoscenza di un ordine del suo Signore (SWT) o del Suo Profeta (s), non può far altro che seguirlo e obbedire.

Dice Allah (SWT):

No, per il tuo Signore, non saranno credenti finché non ti avranno eletto giudice delle loro discordie e finché non avranno accettato senza recriminare quello che avrai deciso, sottomettendosi completamente (Corano IV. An-Nisa’ (Le Donne), 65)

Questo è il decreto di Allah (SWT).

Disse il Profeta (s): “…Non vorrete dire come disse la Gente del Libro che vi precedette: ‘Abbiamo sentito e disobbediamo’. Ma dite:

‘Abbiamo ascoltato e obbediamo. Perdono, Signore! E’ a Te che tutto ritorna’

(Corano II. Al-Baqara (La Giovenca), 285)

(hadith sahih).

O sorella Musulmana! Segui Allah (SWT) e segui il Suo Profeta (s), e prendi il sentiero percorso dalle Madri dei Credenti (r), l’esempio da seguire è lì; ci sono 14 secoli di storia prima di te, ti bastino come esempio, siano il tuo orgoglio. Segui il sentiero di coloro che Allah (SWT) ha nominato dicendo:

O gente della casa, Allah non vuole altro che allontanare da voi ogni sozzura e rendervi del tutto puri (Corano XXXIII. Al-Ahzab (I Coalizzati), 33)

Questo è un riassunto sull’argomento dell’hijab. Chi lo volesse approfondire deve leggere dei libri specifici sull’argomento. Ad esempio:

- ‘Ar-Risalah’ dello shaykh al-Islam Ibn Taymiyyah (r);

- ‘Risalatu-l-Hijab’ di Mawdudi (r);

- ‘Risalah’ dello shaykh Salih ibn Muhammad ibn ‘Uthaymin;

- ‘Risalah’ dello shaykh ‘Abdul’Aziz ibn Baz (r);

- ‘Risalah’ dell’Imam Sanadi (r);

- Il Tafsir della Surah ‘An-Nur’ di Mawdudi (r);

- ‘Il ritorno dell’Hijab’ dello shaykh Muhammad Ibn Ismail;

- Il libro: ‘Il niqab è un obbligo per la comunità islamica’;

- Il libro dello shaykh Muhammad Hasan: ‘O amici, attenzione a chi dichiara illecito il niqab’.

Chiediamo ad Allah (SWT) di farci incontrare coloro che Egli (SWT) ama e di cui è soddisfatto.

E la Lode spetta ad Allah, Signore di tutto ciò che esiste, la Pace e le Benedizioni siano sull’ultimo
degli Inviati, e su tutti i suoi Compagni e sulla sua Famiglia.

Jazakillahu khayran Umm Yahya Rabi’a Hajji

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

reading_quran

Per il Musulmano la Parola di Allah è sacra, supera in nobiltà e merito qualsiasi altra parola. L’errore non può trovarvisi, nel modo più assoluto.

Prenderla per testimone, significa citare la Verità; applicare le sue leggi vuol dire rendere Giustizia. Gli adepti del Corano sono gli eletti di Allah (‘azza waJalla) e i Suoi Awliyâ’ (intimi, servi onorati). Chiunque vi si concentri troverà la salvezza e acquisirà la felicità suprema, ma coloro che se ne distolgono, si vedranno dannati e perduti.

Ciò che rafforza il sentimento di grandezza, di nobiltà e di santità del Corano, agli occhi del credente, è l’elogio che di esso fece il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), colui che lo ricevette, il migliore degli uomini, il nostro maestro Muhammad ibn ‘AbdAllah, Messaggero e servitore di Allah, che Allah conceda la Grazia e la Pace a lui e a tutta la sua Famiglia.

Il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Leggete il Corano! Nel Giorno della Resurrezione, verrà ad intercedere a favore di colui che lo avrà recitato” (riportato da Muslim).

Il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse anche: “Il migliore di voi è colui che studia il Corano, e colui che lo insegna” (riportato da Bukhârî)

Il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Gli adepti del Corano sono gli eletti di Allah e i Suoi amici privilegiati” (riportato da Nisâ’î).

L’Inviato di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “I cuori si arrugginiscono come il ferro”. I Sahâbah (che Allah sia soddisfatto di tutti loro) chiesero: “E come rendere loro lo splendore?”. Rispose (pace e benedizioni di Allah su di lui): “Mediante la recitazione del Corano, e l’evocazione della morte”.

Un nemico accanito del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) un giorno venne a dirgli: “Muhammad, recitami questo Corano!”, allora il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) gli recitò:

In verità Allah ha ordinato la giustizia e la benevolenza e la generosità nei confronti dei parenti. Ha proibito la dissolutezza, ciò che è riprovevole e la ribellione. Egli vi ammonisce affinché ve ne ricordiate. Obbedite al patto di Allah dopo che l’avete accettato e non mancate ai giuramenti solenni che avete prestato, chiamando Allah garante contro voi stessi. In verità Allah conosce il vostro agire (Corano XVI. An-Nahl, 90-91)

Il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) non aveva ancora terminato la recitazione, che il suo antagonista, meravigliato, colto d’ammirazione per queste Parole sublimi, colpito dalla santità del significato e dall’effetto che esse avevano prodotto su di lui, si affrettò a dichiarare pubblicamente che si trattava di una Parola sacra e magnanima. Ecco cosa disse, testualmente: “Che dolce Parola, piena di Grazia. Il basso è frondoso, l’atto è fruttifero! L’uomo, di certo, è incapace di dire tali parole!”.

Benché il Musulmano debba – certamente – conformarsi agli insegnamenti contenuti nel Corano, fare ciò che esso ordina ed evitare ciò che proibisce, è tenuto, in più, ad osservare, leggendolo, le regole seguenti:

1. Leggerlo esclusivamente in stato di perfetta purificazione, in una posizione decente e rispettosa, rivolto verso la Ka’ba.

2. Leggerlo pacatamente. La sua lettura integrale non deve avvenire in meno di tre giorni. Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Colui che lega il Corano in meno di tre giorni, non può comprenderne il senso”. Consigliò ad ‘Abdullah ibn ‘Umar (che Allah si compiaccia del padre e del figlio) di terminare la recitazione di tutto il Corano una volta alla settimana.

‘Abdullah ibn Mas’ûd, ‘Uthmân ibn ‘Affân e Zayd ibn Thabit (che Allah sia soddisfatto di tutti loro) completavano la lettura in una settimana.

3. È consigliato leggere il Corano con raccoglimento e con aria meditativa. Il fervente Musulmano piange durante la sua recitazione, o si sforza di piangere se le lacrime si fanno rare. Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Piangete leggendo il Corano, o sforzatevi di piangere” (riportato da Ibn Mâjah).

4. Il Corano va recitato con una voce melodiosa. Il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “Abbellite la lettura del Corano con le vostre voci. Colui che non lega il Corano salmodiando, non recita come noi. Niente è più gradito ad Allah (‘azza waJalla) che ascoltare un Profeta salmodiare la Scrittura Santa”.

5. Il Corano va letto a voce bassa se si teme di inorgoglirsi della sua recitazione o di disturbare qualcuno nella sua preghiera. Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Colui che legga il Corano per mettersi in mostra, è come colui che fa la carità con ostentazione”. È raccomandato di fare l’elemosina discretamente, a meno che non vi sia interesse a farla in pubblico per dare l’esempio. Lo stesso vale per la recitazione del Corano.

6. Questa recitazione deve essere compiuta con rispetto, meditazione e presenza di spirito, per coglierne il significato e i segreti.

7. Non si deve leggere il Corano con noncuranza. Ci si può maledire leggendo inconsciamente. Per esempio, leggendo versetti che maledicano il mentitore e l’ingiusto, ci si attribuisce questa stessa maledizione nel caso si sia effettivamente bugiardi o ingiusti.

Una citazione riportata dalla Torâh mostra la gravità dell’errore di coloro che si allontanano dal Libro di Allah (subhânaHu waTa’ala), occupandosene poco e pensando ad altro.

Vi si riporta che Allah (‘azza waJalla), rivolgendosi all’uomo, disse: “Non ti vergogni? Quando ricevi, sulla via, la lettera di uno dei tuoi amici, ti siedi al bordo della strada per leggerla e comprenderne il contenuto, lettera per lettera, in modo che nulla ti sfugga. Ma non ti occupi del Mio Libro! Osserva i dettagli che vi ho citato per te, la Mia raccomandazione ripetuta di meditare la Mia Parola in ogni suo aspetto… Ma tu non fai che distogliertene. Sono forse, ai tuoi occhi, meno prezioso di uno dei tuoi amici? Se uno di essi viene a sedersi accanto a te, rivolgi il viso verso di lui e l’ascolti attentamente. Se qualcuno ti parla o ti disturba, gli fai segno di smettere. Ma Io, Mi presento a te per parlarti e il tuo cuore si distoglie da Me… Sono meno considerato di uno dei tuoi amici?”.

8. Il Musulmano deve sforzarsi di acquisire le qualità dei favoriti del Corano, che sono gli eletti di Allah (che Egli sia Esaltato e Magnificato), e i Suoi prediletti, e di essere impregnato della loro impronta.

‘Abdullah ibn Mas’ûd (radiAllahu ‘anhu) li segnalò con i seguenti termini: “Essi leggono il Corano durante la notte, quando la gente dorme. Lo recitano di giorno, mentre la gente se ne disinteressa. Essi piangono, e gli altri ridono. Sono pii, e il resto degli esseri umani vive nel disordine. Tacciono, mentre gli altri si perdono in vani dibattiti. Temono Allah (subhânaHu waTa’ala), mentre gli altri si pavoneggiano. Sono tristi, mentre gli altri gioiscono”.

Muhammad ibn Ka’b disse: “Riconoscevamo colui che recitava il Corano dalla sua tinta alterata” (facendo con ciò allusione alle sue lunghe veglie e alle sue numerose preghiere).

Wuhayb ibn Ka’b riferì: Chiedemmo ad un uomo: “Perché non dormi?”, ed egli rispose: “Le meraviglie del Corano hanno scacciato il sonno dai miei occhi!”

Abû Nûn diceva: “Le promesse e le minacce del Corano hanno impedito agli occhi di colui che lo legge di chiudersi. Essi hanno così ben compreso la Parola di Allah, Il Maestoso, che abbassano la testa in umiliazione e sottomissione”.

Che Allah l’Altissimo ci accordi l’amore del Corano

Âmîn

dal sito Sajidine

Articoli precedenti »