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At-Tâ’ifah Al-Mansûrah

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

At-Tâ’ifah Al-Mansûrah (Il Gruppo Vittorioso)

Estratti dal libro “refutazione dei dubbi concernenti i dirigenti”, dello shaykh ‘Abdul Qadir Ibn ‘Abdul ‘Azîz. Tradotto in francese da Al-Mourabitoune

Chi sono At-Tâ’ifah Al-Mansurah?

Il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Questa religione continuerà ad esistere e un gruppo (Tâ’ifah) della mia Comunità (Ummah) continuerà a combattere per la sua protezione fino all’arrivo dell’Ora. Questo gruppo della mia comunità resterà sempre trionfante sulla retta via, e continuerà ad esserlo contro coloro che si opporranno loro. Coloro che li tradiranno saranno incapaci di causare loro il minimo torto. Questi musulmani resteranno su queste posizioni finché gli ordini di Allah saranno eseguiti (la fine del mondo) (riportato da Bukhârî e Muslim).

 

La maggior parte dei pii predecessori (as-Salaf) furono dell’opinione che “l’Assemblea Vittoriosa” (At-Tâ’ifah al-Mansurah) fosse costituita dai sapienti (Ulamâ’) e dalla gente dell’Hadîth (Ahl al-Hadith), così come enunciarono Al-Bukhârî e Ahmad ibnu Hanbal.

 

Ma la sua (sallAllahu ‘alayhi waSallam) enunciazione secondo cui “…un gruppo continuerà a combattere per questa religione…” è un problema per essi, così come gli altri racconti, in cui il combattimento (Al-Qital) è chiaramente menzionato. E ciò è basato sulle specificità uniche di questa Assemblea (Tâ’ifah), come questi racconti che ci provengono da Jabir ibn ‘Abdullah e ‘Imran Ibn Husayn e Yazid ibn Al-Aslam e Mu’awiyah e ‘Uqbah ibnu ‘Amr, che Allah sia soddisfatto di tutti loro.

 

Così, non è possibile limitare la Tâ’ifah agli Ulamâ’ soltanto. Piuttosto, essi (i componenti della Tâ’ifah) sono la gente della conoscenza e la gente del Jihâd. Ed è questa la ragione per cui l’Imâm an-Nawawi ha menzionato gli ahadîth di Al-Bukhârî, di Ahmad ed altri, poi ha detto: “E potrebbe darsi che questa Tâ’ifah sia ripartita tra i diversi tipi di credenti. Tra essi vi sono i combattenti forti (Muqatilûn) e tra essi vi sono dei giuristi (Fuqahâ) e tra essi vi sono degli specialisti in (scienza degli) Hadîth (Muhadithûn), e tra essi vi sono quelli che si allontanano dalle preoccupazioni di questa vita terrestre mediante un culto intenso (Zuhâd) e coloro che ordinano il bene e proibiscono il male. E tra essi vi sono persone che compiono il bene in altra forma, e non è necessario che siano tutti insieme, potrebbero essere piuttosto ripartiti nelle diverse regioni del mondo”[1]

 

E allo stesso modo, shaykh al-Islâm ibn Taymiyyah, che Allah abbia misericordia di lui, indicava in una delle sue Fatawâ – riguardante la rivolta contro i Tartari, che avevano aderito alle due testimonianze di fede (Ash-Shahâdatayn), ma che governavano mediante leggi diverse dalla Shari’ah Islamiyyah – che le genti del Jihâd sono tra coloro che meritano più di ogni altro di essere incluse in At-Tâifah Al-Mansurah, poiché disse: “In ciò che concerne la Tâ’ifah nel Shâm (Siria/Damasco) e in Egitto e (in altri luoghi) equivalenti; essi sono, in questo momento, i combattenti (Muqatilûn) per la religione (Dîn) dell’Islâm. E sono coloro che meritano maggiormente di far parte di At-Tâ’ifah Al-Mansurah, di cui il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse, secondo ciò che è autentico e frequentemente riportato da lui: “Una parte (Tâ’ifah) della mia Comunità (Ummah) rimarrà sempre fedele alla verità. Coloro che li abbandoneranno non porteranno loro pregiudizio, finché l’ordine di Allah, Lodato ed Esaltato, sia decretato”, e in un’altra versione di Muslim: “…La gente dell’Ovest non cesserà…”.”[2]

 

E non vi è alcun dubbio che gli Ulamâ’ (Sapienti) che agiscono, sono le prime persone ad entrare in questa Tâ’ifah, e poi il resto della gente tra i Mujahidîn e coloro che li seguono.

 

E ciò che spinse i predecessori (As-Salaf) a dire che la Tâ’ifah era costituita dagli Ulamâ’, è il fatto che il Jihâd era qualcosa riguardo cui non vi era alcun disaccordo tra i musulmani dell’epoca, e le frontiere erano interamente provviste di soldati e di eserciti, facenti fronte alle posizioni nemiche (Diyat Al-Harb) e le insufficienze più significative riguardanti la religione, alla loro epoca, erano le innovazioni e i grandi traviamenti. E i cavalieri di questa arena di battaglia sono gli Ulamâ’. Ma oggi noi abbiamo bisogno degli Ulamâ’ e dei Mujahidîn; ciascuno nella sua arena di battaglia rispettiva, poiché la religione non può essere stabilita né con la sola conoscenza né col solo Jihâd, ma con ciascuno dei due, uniti.

 

Così come Egli (SubhanaHu waTa’ala) dice nel Sublime Corano:

 

Invero inviammo i Nostri Messaggeri con prove inequivocabili, e facemmo scendere con loro la Scrittura e la Bilancia, affinché gli uomini osservassero l’equità. Facemmo scendere il ferro, strumento terribile e utile per gli uomini, affinché Allah riconosca chi sostiene Lui e i Suoi Messaggeri in cio che è invisibile. Allah è forte, eccelso (Corano LVII. Al-Hadîd, 25)

Lo Shaykh al-Islâm Ibn Taymiyyah commentò: “E la religione non sarà stabilita eccetto che mediante il Libro, la Bilancia e il Ferro. Il Libro deve guidare e il Ferro deve sostenerlo. Così come Egli (SWT) dice: Invero inviammo i Nostri Messaggeri… Ed è tramite il Libro che la conoscenza e la religione sono stabilite. Ed è con la Bilancia che i diritti dei contratti, del denaro e della riscossione delle imposte sono stabiliti. In quanto al Ferro, è con esso che si stabiliscono le sanzioni della Legge (Al-Hudûd)”[3]

E disse anche: “E le spade dei Musulmani garantiscono la vittoria a questa legislazione (Shari’ah), così come riportò Jabir ibn ‘Abdullah (radiAllahu ‘anhu): “Il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) ci ordinò di combattere con questa – mostrando la spada – a chiunque si allontani da questo – mostrando il Mus’haf (il Corano)”[4].

 

E – che Allah abbia misericordia di lui – disse anche: “Poiché, certamente, ciò che stabilisce la religione è il Libro che guida e il Ferro che dona la vittoria, così come Allah (SubhanaHu waTa’ala) ha menzionato”[5], oltre a tutto ciò che si trova nei diversi capitoli delle sue Fatawâ.

 

Io (l’autore) dico: E dunque è possibile dire che At-Tâ’ifah Al-Mansurah è il gruppo (Tâ’ifah) che esegue il Jihâd secondo la metodologia (Manhaj) retta e basata sulla Shari’ah; la metodologia di Ahlu-s-Sunnah wa’l-Jama’ah. E menzionerò le grandi linee di questa metodologia, con il permesso di Allah (‘azza waJalla), nel quadro dell’argomento “riguardo al principio di tenersi fermamente al Libro e alla Sunnah”[6]

 

 

La “Setta Salvata” (Al-Firqat an-Nâjiyah) è la stessa “Assemblea Vittoriosa” (At-Tâ’ifah al-Mansurah)?

Il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “In verità la gente del Libro si divise in 72 sette, e questa Ummah si dividerà in 73 sette. 72 per il fuoco dell’Inferno e una per il Paradiso, e si tratta di Al-Jamâ’ah (il gruppo)”[7]

E in un altro hadîth: “Essi sono (coloro che seguono) ciò su cui siamo io e i miei Compagni”[8]

 

E’ riportato nella maggior parte dei libri di fede (‘Aqidah), che “la setta salvata” (Al-Firqat An-Najiyah) è identica all’ “Assemblea vittoriosa” (At-Tâ’ifah Al-Mansurah). Per esempio, consultate l’ultimo capitolo di “Al-’Aqidah Al-Wasitiyyah” di Ibn Taymiyyah, oppure l’introduzione al libro “Ma’arij Al-Qabul” di Al-Hafidh Al-Hakami, e altri.

 

Ma ciò che sembra essere l’opinione più corretta, secondo me, è che Al-Firqah e At-Tâ’ifah non sono equivalenti, e che At-Tâ’ifah non è che una parte di Al-Firqah. Così, At-Tâ’ifah Al-Mansurah è questa parte, o questi singoli, che si incaricano di apportare la vittoria alla religione, mediante la conoscenza e il Jihâd di Al-Firqat An-Najiyah, che è basato sulla metodologia e la fede corrette (Manhaj Sahîh wa’Aqidah Sahîha). E partendo da ciò, possiamo ugualmente affermare che il Mujaddid (riformatore, rivivificatore, ecc.) è un membro di At-Tâ’ifah Al-Mansurah, che onora gli impegni più importanti della religione durante la sua vita, secondo l’opinione maggioritaria che il Mujaddid sia una persona.

 

E la mia prova per (quanto sostengo) è la seguente:

 

1)     La Parola di Allah (SubhanaHu waTa’ala):

 

…Perché mai un gruppo (Tâ’ifah) per ogni tribù (Firqah) non va ad istruirsi nella religione, per informarne il loro popolo quando saranno rientrati… (Corano IX. At-Tawba, 122)

Così, questo versetto ha fatto una differenza tra la Firqah e la Tâ’ifah, e ha dimostrato che la Tâ’ifah è una parte della Firqah, e che è questa parte della Firqah che stabilisce la conoscenza e il Jihâd, come hanno spiegato i Sapienti a proposito di questo versetto (cfr. Tafsîr Ibn Kathîr).

 

2)     La conoscenza e il Jihâd sono tra le descrizioni più importanti di At-Tâ’ifah Al-Mansurah. E la base (Usul) della loro legislamzione è che essi sono un obbligo collettivo “Fard Kifayah” [in opposizione all'obbligo individuale, "Fard 'Ayn"] e ciò significa che questo dovere deve essere compiuto da alcuni ma non da tutti i figli della nazione (Ummah). E i membri della nazione che si sono assunti il compito di raggiungere la conoscenza e di praticare il Jihâd, sono dunque At-Tâ’ifah Al-Mansurah.

 

3)     E la dichiarazione degli Imam degli Ahadîth, come Bukhârî e Ahmad, che: “At-Tâ’ifah sono le genti dell’Hadîth (Ahl al-Hadîth) o le genti del Sapere”, come Bukhârî intitolò un capitolo del “Kitâb Al-’Itisam” del suo Sahîh, dà questa impressione, poiché tra la gente di Ahlu-s-Sunnah (Al-Firqat An-Najiyah) non tutti sono gente degli ahadîth (Ahl al-Hadîth). Ma riguardo a ciò che An-Nawawi riportò, sull’argomento della Tâ’ifah: “Ahmad ibn Hanbal disse: “Se non sono le genti dell’Hadîth (Ahl al-Hadîth), allora non so chi siano”. E al-Qâdhi ‘Iyâdh indicò che l’Imâm Ahmad designò con questo termine Ahlu-s-Sunnah wa-l-Jama’ah e coloro che seguono la scuola di pensiero (madhhab) della gente dell’Hadîth (Ahl al-Hadîth)”. Così l’enunciazione di Al-Qâdhi ‘Iyâdh che essi siano la gente dell’Hadîth – in altri termini tutti coloro che appartengono ad Ahlu-s-Sunnah – non è corretta, a meno che non precisiamo che egli abbia voluto dire quelli che li seguono. Ed è ciò che indicò dicendo: “… e coloro che seguono la scuola di pensiero (Madhhab) della gente dell’Hadîth (Ahl al-Hadîth)”. Poiché la gente comune segue i propri Ulamâ’, e gli Ulamâ’ sono i custodi dell’ordine, che sono stati menzionati nella dichiarazione di Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo):

 

… obbedite ad Allah e obbedite al Messaggero e a coloro di voi che hanno l’autorità… (Corano IV. An-Nisâ’, 59)

E ciò che è ancora più chiaro è la dichiarazione di Allah (SubhanaHu waTa’ala):

 

… Se la riferissero al Messaggero o a coloro che hanno l’autorità, certamente la comprenderebbero coloro che hanno la capacità di farlo… (Corano IV. An-Nisâ’, 83)

Così in questo versetto, Allah (SubhanaHu waTa’ala) ha designato gli Ulamâ’ come coloro che “comprenderebbero”. Li ha definiti i detentori del comando (dell’autorità) ed è un testo che dimostra che gli Ulamâ’ sono i custodi dell’ordine. E questo testo comprende (anche) un’indicazione della necessità del loro aumento, e questa indicazione è riportataanche nell’Hadîth della sottrazione della conoscenza. Così la gente comune segue gli Ulamâ’.

 

Egli (subhanaHu waTa’ala) dice:

 

Nel Giorno in cui ogni comunità sarà chiamata assieme alla loro guida… (Corano XVII. Al-Isrâ’, 71)

 

E Ahlu-s-Sunnah wa’l-Jama’ah seguono gli Ulamâ’, che sono la Tâ’ifah che rappresenta il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) nella nazione (Ummah). Così, se si dice che Ahlu-s-Sunnah (Al Firqât An-Najiyah) è Tâ’ifah Al-Mansurah, in altri termini, attraverso coloro che li seguono, è accettabile. Altrimenti, At-Tâ’ifah è più specifica di Al-Firqah, e Allah è il Più Sapiente.

 

E l’interesse in tutto questo è per ogni musulmano di far parte di At-Tâ’ifah Al-Mansurah, che assume l’onere di donare la vittoria alla religione attraverso la conoscenza, l’appello (Da’wah) e il Jihâd. Ed Egli (subhanaHu waTa’la) dice:

 

… che vi aspirino coloro che ne sono degni (Corano LXXXIII. Al-Mutaffifîn, 26)

 

Io (l’autore) dico: E nonostante ciò, la Tâ’ifah potrebbe essere la Firqah, assolutamente, ma ciò avverrà alla fine dei tempi, quando i credenti saranno a Shâm, e discenderà tra loro ‘Îsâ ibnu Maryam (Gesù figlio di Maria, pace su entrambi) per combattere il Dajjal (anticristo), così come è riportato in un Hadîth autentico. E riguardo a questo avvenimento, gli ahadîth menzionano che At-Tâ’ifah sarà a Shâm (in Siria) o a Baytu-l-Maqdis (Palestina). Ed è ciò che riguarda la fine totale di questa Tâ’ifah. Tuttavia, prima di ciò, nelle diverse epoche, la Tâ’ifah potrà trovarsi sia a Shâm che altrove.

 

E Allah è il Più Sapiente (waAllahu A’alam).

 

 


[1] Sahîh Muslim biSharh An-Nawawi, vol. 13/67

[2] Majmu’ Al-Fatawâ, vol. 28/531

[3] Majmu’ Al-Fatawâ, vol. 35/36

[4] Majmu’ Al-Fatawâ, vol. 35/365

[5] Majmu’ Al-Fatawâ, vol. 28/396

[6] cfr. Il libro dello shaykh sull’argomento

[7] Questo hadîth è autentico, cfr. Al-Amru bi-l-Ittibâ’ con il Tahqiq di Mashur Hasan, pag. 47

[8] Questo hadîth è hasan (affidabile, buono), per via dei numerosi testimoni, ccfr. A’lâm as-Sunnah al-Manshurah min Ta’liq di ash-Shalabi, pag. 195

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Domanda:

 

Vorrei sapere se la frase seguente è un hadîth:

 

“Ho amato del vostro mondo di quaggiù il profumo e le donne, ma il colmo della mia soddisfazione risiede nella preghiera”.

 

Risposta dello shaykh ‘Atiyyah Saqr:

 

Questo hadîth è riportato da an-Nisâ’î, da Anas (radiAllahu ‘anhu) e da at-Tabarânî nella raccolta Al-Mu’jam Al-Awsat, così come da Al-Hâkim in Al-Mustadrak.

 

L’amore che provava il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) nei confronti delle donne non era un amore carnale, ossia una viva inclinazione per il piacere sessuale come quello dei lascivi portati alla lussuria. Infatti, noi sappiamo come il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) conducesse una vita impregnata di spiritualità, a che punto fosse occupato dalla predicazione e dai problemi ad essa connessi, e come si tenesse ritto in preghiera tutta la notte, al punto tale che i suoi piedi si tumefacevano.

L’amore che provava il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) nei confronti delle donne era un amore naturale, come quello che lega ogni uomo ad una donna, poiché egli era completamente virile e senza difetti. Ma si trattava di un amore moderato che non poteva prevalere sul suo lato spirituale; ecco perché è riportato nell’hadîth: “…il colmo della mia soddisfazione risiede nella preghiera”.

In effetti, la preghiera era il massimo del suo amore, e da ciò deriva che l’interesse provato dal Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) per le donne non lo distoglieva affatto dal colmo della sua soddisfazione: la preghiera e il culto.

 

Questo hadîth potrebbe anche servire da risposta a coloro che ritengono che la devozione sia proporzionata al monachesimo, alla continenza e al fatto di privarsi dei piaceri leciti. In effetti, il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) temeva Allah (‘azza waJalla) più di chiunque altro ed era il più devoto di tutti; ma alcune volte digiunava, e alcune volte rompeva il digiuno; talvolta vegliava in preghiera e talvolta dormiva; e non evitava il matrimonio, così come è illustrato dall’hadîth autentico che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) concluse dicendo: “Chiunque rinunci alla mia Sunnah (tradizione) non fa parte dei miei”.

 

L’hadîth esprime una parte dell’attenzione e della misericordia che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) manifestava verso le donne in generale, di cui raccomandò che ci si prendesse cura in diverse occasioni, così come attestato in numerosi ahadîth.[1]

 

shaykh ‘Atiyyah Saqr

(Islamophile – Islamonline)


[1] Cfr. L’Encyclopédie de la famille sous l’égide de l’Islam, vol. 6, pag. 168

 

بسم الله الرحمان الرحيم

BismillahirRahmânirRahîm


 

dal sito Sajidine

 

La mia amica è venuta a trovarmi in uno stato inabituale. Ha appena messo il velo islamico (hijâb). Le nostre altre amiche si sono riunite attorno a lei. Stupite da questo cambiamento, una di loro ha cominciato a domandarle: “Cos’è questo nuovo abbigliamento?”

 

Ha risposto con gioia e fierezza: “Si tratta dell’hijâb che Allah (‘azza waJalla) ha raccomandato ad ogni donna Musulmana. Non hai letto le Parole di Allah (‘azza waJalla):

 

يَا أَيُّهَا النَّبِيُّ قُلْ لِأَزْوَاجِكَ وَبَنَاتِكَ وَنِسَاءِ الْمُؤْمِنِينَ يُدْنِينَ عَلَيْهِنَّ مِنْ جَلَابِيبِهِنَّ ذَلِكَ أَدْنَى أَنْ يُعْرَفْنَ فَلَا يُؤْذَيْنَ وَكَانَ اللَّهُ غَفُورًا رَحِيمًا (59)

O Profeta, di’ alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli, così da essere riconosciute e non essere molestate. Allah è perdonatore, misericordioso (Corano XXXIII. Al-Ahzâb, 59)?

Allah (che Egli sia Esaltato) dice anche:

 

وَقُلْ لِلْمُؤْمِنَاتِ يَغْضُضْنَ مِنْ أَبْصَارِهِنَّ وَيَحْفَظْنَ فُرُوجَهُنَّ وَلَا يُبْدِينَ زِينَتَهُنَّ إِلَّا مَا ظَهَرَ مِنْهَا وَلْيَضْرِبْنَ بِخُمُرِهِنَّ عَلَى جُيُوبِهِنَّ

E di’ alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto… (Corano XXIV. An-Nûr, 31)”

Un’altra ragazza, imbarazzata, le ha chiesto: “Ma l’Islâm impone alla donna di nascondere la sua bellezza? Agire così è come impedire alla gente di ammirare una bella corona”.

 

Ha risposto pacatamente: “Portare l’hijâb, prima di tutto è un ordine di Allah (‘azza waJalla); il Creatore, il Misericordioso. Allah (che Egli sia Esaltato) l’ha raccomandato ad ogni donna Musulmana, Lui Che conosce meglio di chiunque ciò che è benefico per noi. L’hijâb è come una conchiglia: non nasconde la perla, ma l’eleva e la protegge… L’hijâb religioso è la manifestazione del pudore, della fede e della dignità; la bellezza non si esprime attraverso coloranti artificiali con cui pasticciarsi il viso, né con dei vestiti che attirano l’attenzione e che sono provocanti e tentatori; la vera bellezza si trova nei cuori delle vere credenti, il cui frutto sono i valori positivi e l’amore per Allah (‘azza waJalla) ed il Suo Messaggero (sallAllahu ‘alayhi waSallam)”.

 

Un’altra è intervenuta in questi termini: “rispondimi sinceramente, hai pensato per un momento che il tuo hijâb rischia di essere un ostacolo per il tuo matrimonio?”.

 

Confidenzialmente, ha risposto: “Non sai, dunque, cara sorella, che:

 

وَالطَّيِّبَاتُ لِلطَّيِّبِينَ وَالطَّيِّبُونَ لِلطَّيِّبَاتِ

…Le virtuose ai virtuosi e i virtuosi alle virtuose… (Corano XXIV. An-Nûr, 26),

così come dice Allah (che Egli sia Esaltato)?

 

Personalmente, non accetto per il mio matrimonio se non un uomo che si tenga saldamente alla sua religione: è con questo genere d’uomo che posso sentirmi a mio agio. Un uomo che accetti che sua moglie di esibisca fuori di casa, che gli sguardi la invadano da tutte le parti, è un uomo privo di ogni gelosia, e se un uomo trascura l’ordine di Allah (‘azza waJalla) su di lui, allora che ne sarà dei diritti di sua moglie su di lui? Non mi potrei mai sentire bene con questo genere d’uomo”.

 

Una quarta ragazza le ha sussurrato all’orecchio: “Cara sorella, quale sarà la tua reazione dinanzi a coloro che si prenderanno gioco di te, e ti accuseranno di essere arretrata, incivile…?”

 

Le ha risposto: “Non so che farmene dei termini che hanno introdotto il diavolo e i suoi alleati per distoglierci dalla Via di Allah (subhânaHu waTa’ala). Questi propositi somigliano ad un miraggio nel deserto, che l’assetato scambia per acqua, ma quando vi giunge si accorge che non era nulla. È arretrata colei che obbedisce al suo Signore (che Egli sia Esaltato), e si prepara per il Giorno in cui dovrà rendere conto? È arretrata colei che è pudica e protegge il suo onore? E come si diventa civili? Forse allontanandoci da Allah (‘azza waJalla), dal Suo Inviato (sallAllahu ‘alayhi waSallam) e dal Giorno del Giudizio? O quando si diventa volgari, e si adotta un comportamento immorale? O quando si espone il proprio corpo nudo, così come si espongono le merci da vendere nelle strade?

 

Cara sorella, ascolta il mio consiglio… è una questione di eternità: o in Paradiso, o all’Inferno; e non vi è rifugio se non presso Allah (che Egli sia Esaltato e Glorificato). Il Messaggero di Allah (Pace e Benedizioni di Allah su di lui) ci ha descritto una categoria di gente dell’Inferno così come segue: “…delle donne nude, benché siano vestite, provocanti e facili alla seduzione, che portano in testa delle pettinature alte come le gobbe dei cammelli delle montagne di Khurasân… esse non entreranno in Paradiso, e non ne percepiranno nemmeno il profumo, nonostante il suo profumo si senta da molto lontano” (hadîth riportato da Muslim).

 

Cara sorella Musulmana, tu che in questo mondo di tenebre sei come la stella che brilla nel cielo, evita di imitare ciecamente la pseudo-civilizzazione occidentale, poiché la tua dignità rischia di essere ridotta ad un vestito che viene allungato o accorciato a seconda dei desideri. Fai attenzione, non dimenticare che tu sei l’educatrice di una comunità, tu rappresenti una scuola che formerà le generazioni a venire”.

 

Una delle nostre compagne si è molto commossa ascoltando queste parole, un forte sentimento verso il pentimento l’ha invasa, il desiderio di ritrovare la fede e la dolcezza dell’obbedienza al Suo Creatore si è risvegliata in lei. Le si è avvicinata, con le lacrime agli occhi e le ha detto: “Cara sorella, che Allah l’Altissimo ti ricompensi di un’ottima ricompensa. Descrivimi l’hijâb islamico, poiché sento il desiderio di riconciliarmi con il mio Signore; la disobbedienza e la testardaggine non mi hanno causato altro che disperazione e stanchezza”.

 

Affettuosamente, le ha risposto: “È un dovere, per la donna Musulmana, nascondere la propria bellezza, ornarsi del pudore e della decenza; per quanto riguarda il vestito, esso deve essere lungo e coprire tutto il corpo, sufficientemente largo per non lasciar intravedere le forme. Non deve nemmeno essere trasparente, né somigliare ai vestiti degli uomini. Infatti, il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) pregò Allah Ta’ala dicendo: “Che Allah maledica gli uomini effeminati e le donne che somigliano agli uomini”.

Ti metto anche in guardia contro alcune pratiche reprensibili, che tuttavia sono molto diffuse alla nostra epoca, come il fatto di profumarsi prima di uscire di casa, di portare abiti che lascino intravedere le forme o che siano più o meno trasparenti o stretti, o con spacchi, di portare solo i pantaloni e la camicetta, di mettere lo smalto sulle unghie, poiché esso impedisce all’acqua di bagnarle e rende le abluzioni incomplete, così come le preghiere… poiché si rischia di commettere questi errori, pur portando l’hijâb.

Ti consiglio anche di essere una predicatrice dell’obbedienza ad Allah (‘azza waJalla) tramite il buon comportamento e la buona morale.

Cara sorella, Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) dice:

 

أَلَمْ يَأْنِ لِلَّذِينَ آَمَنُوا أَنْ تَخْشَعَ قُلُوبُهُمْ لِذِكْرِ اللَّهِ وَمَا نَزَلَ مِنَ الْحَقِّ

Non è forse giunto, per i credenti, il momento in cui rendere umili i loro cuori nel ricordo di Allah e nella verità che è stata rivelata…? (Corano LVII. Al-Hadîd, 16)”

 

 

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

 

Fatwâ n° 39570, dal sito Islâm Q&A

Domanda:

 

Il fatto che la donna indossi abiti multicolori è vietato, anche se essi siano conformi alle norme legali (della Shari’ah)? Se ciò è vietato, esiste un versetto o un hadîth che vada in questo senso? Che cosa si intende con le parole “il vestito (femminile) non deve costituire in se stesso un ornamento”?

 

 

Risposta:

 

La Lode spetta ad Allah

 

Abbiamo già spiegato, nel quadro della fatwâ n° 6991, le norme dell’hijâb che deve indossare la donna Musulmana.

Il colore nero non fa parte di tali norme. Così, è permesso alla donna utilizzare qualsiasi colore, ad eccezione di un colore (abitualmente) riservato agli uomini.

 

La Musulmana non deve nemmeno indossare un abito che, in se stesso, costituisca un ornamento, ossia un vestito così ben decorato da attrarre particolarmente gli sguardi degli uomini, tenendo conto delle Parole dell’Altissimo:

 

وَلَا يُبْدِينَ زِينَتَهُنَّ

…e non esibiscano i loro ornamenti… (Corano XXIV. An-Nûr, 31)

Questo versetto comprende i vestiti (esteriori) decorati.

 

Abû Dâwûd riportò da Abû Hurayra (radiAllahu ‘anhu) che il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Non impedite alle serve di Allah di recarsi alle moschee, ma che vi si rechino senza profumarsi” (Abû Dâwûd, 565; dichiarato autentico in Irwa al-ghalil, 515)

 

L’autore di Awn al-Mâbud commentò: “L’espressione “wahunna tafilât” significa “senza profumarsi”; ossia è stato dato loro questo ordine, vietando loro di profumarsi, per evitare che il profumo ecciti gli uomini. Per questo, si assimila al profumo tutto ciò che sia di natura eccitante dei desideri carnali, come i vestiti (troppo) eleganti, gli ornamenti visibili e i gioielli lussuosi.

 

Il dovere della donna, quando debba apparire in pubblico (dinanzi a uomini estranei) è quello di evitare l’utilizzo di tessuti così riccamente decorati che non possano mancare di attirare gli sguardi degli uomini.

 

La Fatwa della Commissione Permanente, n° 17/100 stabilisce: “Non è permesso alla donna uscire (di casa) indossando un abito decorato in modo tale da attirare particolarmente gli sguardi, poiché ciò spinge gli uomini ad interessarsi a lei, li svia dalla loro religione e la espone alla violazione del suo onore”.

 

La Fatwa n° 17/108 stabilisce: “L’abito della donna Musulmana (in pubblico) non deve essere necessariamente nero. Poiché è permesso utilizzare qualsiasi colore, tenendo conto che il vestito deve coprire bene il suo corpo, non deve farla somigliare agli uomini, non deve essere aderente, in modo tale da disegnare le forme del suo corpo, né trasparente, in modo tale da lasciar intravedere ciò che vi è sotto, né suggestivo, per suscitare la tentazione”.

 

La Fatwa n° 17/109 precisa: “Non è obbligatorio per la donna vestirsi di nero, poiché ella ha il diritto di indossare qualsiasi altro colore proprio alle donne, e che non attiri particolarmente gli sguardi, né susciti la tentazione”.

 

Molte donne scelgono il nero, non perché sia obbligatorio, ma perché esso è più lontano dal costituire un ornamento…

È stato riportato che le Sahabiyyât (che Allah si compiaccia di loro) si vestivano di nero. Abû Dâwûd riportò da Umm Salamah (radiAllahu ‘anha): “Dopo la rivelazione del versetto

 

يُدْنِينَ عَلَيْهِنَّ مِنْ جَلَابِيبِهِنَّ

…di coprirsi dei loro veli…(Corano XXXIII. Al-Ahzâb, 59),

le donne degli Ansâr (Ausiliari di Madinah) uscivano coperte da un velo che dava l’impressione che fossero ricoperte da grossi corvi…” (dichiarato autentico da shaykh Albani).

 

La Commissione Permanente ha commentato nella sua Fatwa n° 17/110: “Questa espressione: “sembrava che fossero ricoperte da grossi corvi” permette di pensare che si vestissero di nero”.

E Allah è il Più Sapiente!

 

 

 

 

Questo velo…

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

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È questo velo… che è il mio ornamento oggi…

Questo velo, che ho messo per sempre…

Da adolescente, vivendo in una cittadina lontana da ogni richiamo, da ogni conferenza, da ogni libreria e da ogni moschea, avevo la mia idea di questo velo, questa “prigione” come lo chiamavo… Mi ricordo ancora la copertura mediatica riguardante la lotta intrapresa da alcune sorelle Musulmane, in Francia, allo scopo di farsi accettare in quanto Musulmane, a pieno diritto, anche nelle istituzioni scolastiche.

Le mie parole furono: “Ma perché si ostinano? Sono pazze! Perché si battono per la loro prigione? Perché vogliono essere sottomesse? In più, ci fanno vergognare…”. La vergogna… sapevo cosa significasse questa parola? Oggi, lo so, ed ho vergogna di aver pronunciato quelle parole.

Ero sempre stata alla ricerca della verità riguardante l’Islâm, tuttavia pensavo che il velo fosse un obbligo derivante dall’uomo, che era talmente fiero e geloso da imprigionare sua moglie dietro l’Hijâb.

Dopo l’esame di maturità, partii per andare a studiare in una grande città, dove a poco a poco scoprii che cos’è l’Islâm… Il mio cuore cominciava ad intravvedere la luce della fede. Divenni più calma, meno scatenata, più riflessiva.

Mi ricordo ancora di quella ragazza, che si sedette di fronte a me nella metropolitana, la guardavo: era una sorella, velata… come quelle che avevo visto alla tv anni prima.

Il mio sguardo non poteva staccarsi da lei, la guardavo e la trovavo bella, una bellezza completamente differente da quella che conosciamo; avevo l’impressione di vedere una luce sul suo viso… Senza capire perché, la invidiavo, era là, dinanzi a me, calma, serena, la pace e la dolcezza si leggevano sul suo viso. Uscii dal metrò con questa immagine del velo che, per la prima volta, era una sensazione positiva.

I giorni passavano, e l’immagine della sorella non mi aveva ancora lasciata, delle domande si affacciavano senza sosta nel mio cuore: “Ma perché… perché si vela? Perché aveva l’aria così contenta?! Perché?”. Fu allora che mi recai in una libreria per acquistare qualche libro che, forse, avrebbe potuto chiarirmi le cose… Lessi, e lessi… e cominciai infine a comprendere che, ben più che un ordine, questo velo era una protezione e una misericordia per la donna, e che l’uomo – quest’uomo che avevo sempre accusato a torto – non era affatto l’aguzzino della sua sposa, ma al contrario era la sua metà, il suo sostegno e il suo benamato.

Per la prima volta, non ero più contraria, e alla fine delle mie letture, le mie parole furono: “Ne avrei il coraggio…?”. Poiché, in realtà, la difficoltà non risiedeva nel fatto di portare quest’abito del pudore. La difficoltà, per me, era di riuscire a passare oltre gli sguardi di meraviglia, di derisione, o di odio…

“Oh Allah, dammi la forza…”

Per misericordia di Allah, arrivò il giorno – era un giorno d’estate – in cui, senza sapere perché proprio in quel momento preciso, dissi a me stessa: “Oggi ci provo”, presi il velo con cui pregavo e lo misi in testa. I miei vestiti già di solito erano lunghi, dunque non ebbi troppi problemi per trovare l’abito adatto.

Respirai profondamente e uscii, avevo come l’impressione di gettarmi nell’arena dei leoni, ma appena mi ritrovai fuori tutto sembrò andare meglio… ma non a lungo!

Cominciai ad avere – come si dice – i sudori freddi, sentivo gli sguardi della gente posarsi su di me… normale! Con quel caldo, nel mese di luglio, come potrebbe una persona tutta vestita di nero, dalla testa ai piedi, non attirare l’attenzione? Mi sentivo male, e cominciai a rimpiangere di aver voluto provare.

Durante tutta la giornata, ero davvero in collera, constatando l’intolleranza dell’essere umano; ero abituata a mostrare un carattere fiero, così quando qualcuno mi fissava cominciavo a guardarlo a mia volta con disprezzo, fino a fargli abbassare lo sguardo…

Di ritorno, nel metrò, alla sera, vidi due giovanotti arabi salire nella mia stessa carrozza: uno fumava uno spinello, e l’altro aveva una lattina di birra in mano; facevano baccano, scherzavano, ridevano forte, come se fossero un po’ fuori di testa. Ammetto che avevo un po’ paura, e dissi a me stessa: “Nello stato in cui si trovano, può accadere qualsiasi cosa!”.

Si vantavano di tutto il chiasso che facevano al loro passaggio, e quando le porte si chiusero, si trovarono all’improvviso dinanzi a me… Mi guardarono… e mi ricordo ancora perfettamente la scena: entrambi nascosero immediatamente dietro la schiena ciò che tenevano in mano, mi passarono davanti, come vergognandosi, e dicendomi a voce bassa “Assalamu ‘alaykum” (pace su di te), e andarono in fretta in fondo al vagone per ritrovare i loro amici.

“Wa’alaykumu-s-salâm…” risposi, benché si fossero già allontanati. Fu come uno scatto, compresi in quel momento preciso che uno degli aspetti dell’Hijâb, malgrado tutto ciò che viene detto in giro, è che si tratta di una protezione per Grazia di Allah (‘azza waJalla)… e in quel mentre decisi che da quel giorno in poi l’avrei sempre indossato con amore e convinzione.

Ringrazio Allah l’Altissimo di avermi guidata verso la Luce… il cammino è lungo e seminato di prove (i genitori, le amiche, gli studi…), ma è attraverso le prove che si forgia il nostro carattere.

Oggi, sono diversi anni che indosso l’Hijâb, e quando mi guardano di traverso, non ho come risposta che un sorriso… Un sorriso di pace e di quiete… Il sorriso di una donna velata e felice…

dal sito Sajidine

Sûratu-l-Fajr

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

سورة الفجر

Sûrah LXXXIX. Al-Fajr

(L’Alba)

dal Tafsîr

(commento del Sublime Corano)

dell’Imâm Ibn Kathîr

(che Allah l’Altissimo abbia Misericordia di lui)

30 versetti

Rivelata interamente a Makkah, dopo la Sûrah della Notte (Al-Layl)

 

بسم الله الرحمان الرحيم

وَالْفَجْرِ (1) وَلَيَالٍ عَشْرٍ (2) وَالشَّفْعِ وَالْوَتْرِ (3) وَاللَّيْلِ إِذَا يَسْرِ (4) هَلْ فِي ذَلِكَ قَسَمٌ لِذِي حِجْرٍ (5) أَلَمْ تَرَ كَيْفَ فَعَلَ رَبُّكَ بِعَادٍ (6) إِرَمَ ذَاتِ الْعِمَادِ (7) الَّتِي لَمْ يُخْلَقْ مِثْلُهَا فِي الْبِلَادِ (8) وَثَمُودَ الَّذِينَ جَابُوا الصَّخْرَ بِالْوَادِ (9) وَفِرْعَوْنَ ذِي الْأَوْتَادِ (10) الَّذِينَ طَغَوْا فِي الْبِلَادِ (11) فَأَكْثَرُوا فِيهَا الْفَسَادَ (12) فَصَبَّ عَلَيْهِمْ رَبُّكَ سَوْطَ عَذَابٍ (13) إِنَّ رَبَّكَ لَبِالْمِرْصَادِ (14)

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

(1) (Giuro) per l’alba, (2) per le dieci notti, (3) per il pari e per il dispari (4) e per la notte quando trascorre. (5) Non è questo un giuramento per chi ha intelletto? (6) Non hai visto come il tuo Signore ha trattato gli ‘Âd? (7) e gli abitanti di Iram, la città delle colonne, (8) senza eguali tra le contrade, (9) e i Thamûd che scavavano la roccia nella vallata (10) e Faraone, quello dei pali? (11) (Tutti) costoro furono ribelli nel mondo (12) e seminarono la corruzione, (13) e il tuo Signore calò su di loro la frusta del castigo. (14) In verità il tuo Signore è all’erta

L’aurora (l’alba) è il momento noto, situato alla fine della notte. Ma Masrûq precisò che si tratta (dell’alba) del decimo giorno di Dhu-l-Hijja, il giorno del Sacrificio. È stato detto anche che si tratta della preghiera che viene compiuta in quel momento. È citato nel Sahîh di Bukhârî, da Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu), che il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Nessuna buona azione è più gradita ad Allah di quelle compiute in questi giorni – i primi dieci giorni di Dhu-l-Hijja”. Gli chiesero: “Nemmeno il Jihâd fisabilillah?”. Rispose: “Nemmeno il Jihâd sulla Via di Allah, ad eccezione di un uomo che esca per combattere coi suoi beni e la sua persona, poi torni senza nulla di tutto ciò” (riportato da Bukhârî).

 

In quanto ai giorni pari e dispari, Ibn ‘Abbâs (che Allah sia soddisfatto di lui) disse che si tratta del giorno di Arafat (dispari) e di quello del Sacrificio (pari) (poiché il primo cade il 9 Dhu-l-Hijja, e il secondo il 10 Dhu-l-Hijja).

 

- Abu Sa’id Ibn ‘Awf riportò di aver sentito ‘Abdullah ibn az-Zubayr (che Allah sia soddisfatto del padre e del figlio) rivolgere una predica ai fedeli. Un uomo gli chiese: “Oh Amîr al-Mu’minîn, spiegami (il significato delle parole) per il pari e per il dispari…”, ed egli rispose: “Per ciò che riguarda il pari, sono le Parole di Allah (subhânaHu waTa’ala): …Ma non ci sarà peccato per chi affretta il ritorno dopo due giorni, in quanto al dispari, sono le Parole …e neppure per chi si attarda… (Corano II. Al-Baqara, 203)”

 

- Allah l’Altissimo è il dispari, e il pari sono il maschio e la femmina. O meglio: tutto ciò che Allah ha creato è pari, come ad esempio: il cielo e la terra, la terra ferma e il mare, l’uomo e il jinn, il sole e la luna. Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) dice:

Di ogni cosa creammo una coppia, affinché possiate riflettere (Corano LI. Adh-Dhâriyât, 49),

e ciò perché sapessimo che Colui che ha creato queste coppie è Unico (da Mujâhid).

 

Queste sono le principali interpretazioni riportate riguardo il pari e il dispari.

 

E per la notte quando trascorre, cominciando a scomparire, con lo spuntare del giorno. Allah l’Altissimo giura qui per la notte, così come dice altrove:

 

…per la notte che si estende, per l’aurora che esala il suo alito (Corano LXXXI. At-Takwîr, 17-18)

 

Non è questo un giuramento per chi ha intelletto?

Allah (subhânaHu waTa’ala) vuol spiegare agli uomini che Egli ha giurato per questi momenti, che sono consacrati alle diverse pratiche religiose, come la preghiera, il pellegrinaggio ed altre opere supererogatorie, che l’uomo compie allo scopo di avvicinarsi ad Allah, cercando la Sua soddisfazione, temendoLo e umiliandosi dinanzi a Lui.

 

Non hai visto come il tuo Signore ha trattato gli ‘Âd? Questo popolo di tiranni e di ribelli che Gli hanno disobbedito, trattando i Suoi Profeti come bugiardi; Allah l’Altissimo li annientò. E gli abitanti di Iram, la città delle colonne: essi erano i primi ‘Âd, ai quali Allah l’Altissimo inviò il Suo Profeta Hûd (pace su di lui). Essi si ribellarono contro di lui, trattandolo da impostore. Allah (‘azza waJalla) lo salvò, insieme a coloro che avevano creduto in lui, annientando gli altri, inviando contro di loro un vento impetuoso e glaciale (Corano XLI. Fussilat, 16). Allah l’Altissimo ha narrato le loro storie nel Sublime Corano, affinché servano da lezione per gli uomini. Essi abitavano in dimore costruite di stuoie di pelo, sostenute da colonne. Erano famosi per  la loro alta statura e la loro forza fisica. Hûd (‘alayhi-s-salâm) ricordò loro i benefici di Allah l’Altissimo, esortandoli ad utilizzarli nell’obbedienza nei confronti del Signore Che li aveva creati. Allah l’Altissimo dice al loro proposito:

 

…Ricordatevi di quando (il vostro Signore) vi designò successori del popolo di Noè e accrebbe la vostra prestanza nel mondo. Ricordatevi i benefici di Allah, affinché possiate prosperare (Corano VII. Al-A’râf, 69)

Allah l’Altissimo non creò altri popoli simili agli ‘Âd, per quanto concerne la statura e la forza. Mujâhid commentò: “Iram era il popolo dei primi ‘Âd”.

 

Qatada e as-Suddy (che Allah sia soddisfatto di entrambi) commentarono: Iram è il regno degli ‘Âd, che non si installavano in una contrada determinata.

 

In quanto a Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu), disse: La città delle colonne designa gli uomini che erano caratterizzati da una statura elevata.

 

…Senza eguali tra le contrade. Si tratta della tribù che viveva a quell’epoca. Al-Miqdam disse: “Uno di loro poteva portare un grande macigno e distruggere con esso tutto un quartiere”.

 

L’autore di quest’opera (Ibn Kathîr) concluse: Che queste colonne fossero monumenti da essi elevati, o che fossero utilizzate per costruire le loro dimore, oppure una certa arma da essi utilizzata, oppure che (il termine) sia stato impiegato per designare la loro alta statura, (in ogni modo) questi ‘Âd erano uno dei popoli del passato menzionati nel Sublime Corano.

 

…E i Thamûd che scavavano la roccia nella vallata. Secondo Ibn Ishâq, scavavano le loro abitazioni in una valle, “Wadi al-Qura”. Abbiamo già parlato e commentato la loro storia nella Sûrah “Al-A’râf” (n° VII).

 

…E Faraone, quello dei pali? Questo versetto (n° 10) fu oggetto di controversia per quanto riguarda la spiegazione dei termini ذي الأوتاد

Secondo Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu), si tratta dei soldati di Faraone, che gli assicuravano un’amministrazione possente.

Mujâhid e altri raccontarono che Faraone legava le mani e i piedi degli uomini a dei pali.

Thabit Al-Banani, da parte sua, spiegò che Faraone aveva piantato nella terra quattro pali, ai quali aveva legato le membra di sua moglie, ponendo sul suo corpo un grosso masso. Ella restò così finché morì.

 

Il popolo di Faraone era ribelle e seminava la corruzione tra gli uomini, causando molti scandali. E il tuo Signore calò su di loro la frusta del castigo, infliggendo loro un castigo celeste impossibile da respingere. In verità il tuo Signore è all’erta: Egli vede, sente, osserva i Suoi servi da vicino per retribuirli nell’Aldilà a seconda delle loro opere. Poiché tutte le creature compariranno dinanzi a Lui per essere giudicate con equità, accordando a ciascuno la ricompensa meritata.

 

فَأَمَّا الْإِنْسَانُ إِذَا مَا ابْتَلَاهُ رَبُّهُ فَأَكْرَمَهُ وَنَعَّمَهُ فَيَقُولُ رَبِّي أَكْرَمَنِ (15) وَأَمَّا إِذَا مَا ابْتَلَاهُ فَقَدَرَ عَلَيْهِ رِزْقَهُ فَيَقُولُ رَبِّي أَهَانَنِ (16) كَلَّا بَل لَا تُكْرِمُونَ الْيَتِيمَ (17) وَلَا تَحَاضُّونَ عَلَى طَعَامِ الْمِسْكِينِ (18) وَتَأْكُلُونَ التُّرَاثَ أَكْلًا لَمًّا (19) وَتُحِبُّونَ الْمَالَ حُبًّا جَمًّا (20)

(15) Quanto all’uomo, allorché il suo Signore lo mette alla prova onorandolo e colmandolo di favore, egli dice: “Il mio Signore mi ha onorato”. (16) Quando invece lo mette alla prova lesinando i Suoi doni, egli dice: “Il mio Signore mi ha umiliato”. (17) No, siete voi che non onorate l’orfano, (18) che non vi sollecitate vicendevolmente a nutrire il povero, (19) che divorate avidamente l’eredità (20) e amate le ricchezze d’amore smodato.

Allah (subhânaHu waTa’ala) in questi versetti mostra l’ingratitudine dell’uomo e il suo comportamento. Poiché l’essere umano, una volta colmato di favori e di onori, dice: “Il mio Signore mi ha onorato”. Ma, al contrario, se Egli lo mette alla prova misurando i Suoi benefici, (l’uomo) esclama: “Il mio Signore mi ha umiliato”. Sia che Allah l’Altissimo provveda con larghezza all’uomo, sia che gli doni la sua parte di beni con parsimonia, ciò costituisce per lui una prova, così come dice l’Altissimo: Credono forse che tutto ciò che concediamo loro, beni e prole, (sia un anticipo) sulle buone cose (della vita futura)? Certo che no! Sono del tutto incoscienti (Corano XXIII. Al-Mu’minûn, 55-56).

D’altra parte, come considerare un’umiliazione il fatto che Allah l’Altissimo misuri i Suoi doni all’uomo? Errore. Poiché Allah (subhânaHu waTa’ala) accorda i Suoi benefici a colui che Egli ama, come a colui che non ama, e lo stesso vale quando Egli dona con parsimonia. L’essenziale è che l’essere umano resti sottomesso al decreto di Allah in ogni caso, in modo tale che – nel caso in cui sia arricchito – deve essere riconoscente nei confronti di Allah, se al contrario si ritrovi impoverito, deve dar prova di pazienza. Ecco lo scopo di questa prova.

 

No, siete voi che non onorate l’orfano. Questo versetto costituisce un’esortazione ad essere benevoli nei confronti degli orfani e ad onorarli, così come è riportato in un hadîth: “La migliore casa dei Musulmani è quella in cui si trova un orfano che viene trattato con bontà. E la peggiore è una casa in cui lo si tratta male” (riportato da Abdullah ibn Al-Mubarak). E il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse anche: “Colui che si prende carico di un orfano ed io saremo in Paradiso così”, e dicendo ciò unì il dito medio all’indice (riportato da Abu Dâwûd).

 

Che non vi sollecitate vicendevolmente a nutrire il povero, senza fare alcuna opera di carità ai poveri e ai miserabili, e senza incitarvi mutualmente a tal fine. Che divorate avidamente l’eredità: voi divorate avidamente le eredità delle vedove e degli orfani, senza distinguere il lecito dall’illecito.

 

كَلَّا إِذَا دُكَّتِ الْأَرْضُ دَكًّا دَكًّا (21) وَجَاءَ رَبُّكَ وَالْمَلَكُ صَفًّا صَفًّا (22) وَجِيءَ يَوْمَئِذٍ بِجَهَنَّمَ يَوْمَئِذٍ يَتَذَكَّرُ الْإِنْسَانُ وَأَنَّى لَهُ الذِّكْرَى (23) يَقُولُ يَا لَيْتَنِي قَدَّمْتُ لِحَيَاتِي (24) فَيَوْمَئِذٍ لَا يُعَذِّبُ عَذَابَهُ أَحَدٌ (25) وَلَا يُوثِقُ وَثَاقَهُ أَحَدٌ (26) يَا أَيَّتُهَا النَّفْسُ الْمُطْمَئِنَّةُ (27) ارْجِعِي إِلَى رَبِّكِ رَاضِيَةً مَرْضِيَّةً (28) فَادْخُلِي فِي عِبَادِي (29) وَادْخُلِي جَنَّتِي (30)

(21) No, quando la terra sarà polverizzata, in polvere fine, (22) e verranno il tuo Signore e gli Angeli schiere su schiere, (23) in quel Giorno sarà avvicinato l’Inferno, in quel Giorno l’uomo si rammenterà. Ma a cosa gli servirà rammentarsi? (24) Dirà: “Ahimè! Se avessi mandato avanti qualcosa per la mia vita (futura)!”. (25) In quel Giorno nessuno castigherà come Lui castiga, (26) e nessuno incatenerà come Lui incatena. (27) “O anima ormai acquietata, (28) ritorna al tuo Signore soddisfatta e accetta; (29) entra tra i Miei servi, (30) entra nel Mio Paradiso”.

Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) parla di ciò che accadrà nel Giorno della Resurrezione, quando la terra sarà distrutta e ridotta in polvere. Gli uomini usciranno dalle loro tombe, il Signore verrà per giudicarli, dopo che avranno fatto ricorso all’intercessione del signore dei figli di Adamo, il nostro Profeta Muhammad (pace e benedizioni di Allah su di lui). Gli Angeli si metteranno in ranghi dinanzi ad Allah. In quanto all’Inferno, così come disse il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam), e come riferì Ibn Mas’ûd (radiAllahu ‘anhu), esso avrà settantamila briglie, ognuna delle quali sarà trascinata da settantamila Angeli.

 

In quel Giorno l’uomo si rammenterà di ciò che le sue mani hanno perpetrato nel basso mondo, ma a cosa gli servirà rammentarsi?

Esclamerà: “Ecco che non ho fatto nulla di buono per la mia vita futura!”. Rimpiangerà tutti i peccati commessi, se era un peccatore, ma anche tutte le buone azioni che avrebbe potuto compiere ma ha tralasciato, in caso contrario.

Muhammad ibn ‘Amra, uno dei Sahâbah (che Allah sia soddisfatto di tutti loro), così come riportò l’Imâm Ahmad (rahimahullah), disse: “Se un uomo si fosse prosternato il giorno della sua nascita, fino alla sua morte, compiendo azioni gradite ad Allah, constaterebbe (comunque) che le sue opere sono insignificanti. Vorrebbe essere ricondotto nel basso mondo per compierne di più”.

 

In quel Giorno nessuno castigherà come Lui castiga chi Gli avrà disobbedito, e nessuno incatenerà come Lui incatena. Nessuno potrà mai caricare un uomo di catene così come faranno gli Angeli seguendo l’ordine del loro Signore, che affiderà loro ogni infedele ribelle.

In quanto all’anima pura e soddisfatta, che (nel mondo di quaggiù) si era sottomessa ad Allah e conformata ai Suoi insegnamenti, le verrà detto: ritorna al tuo Signore soddisfatta e accetta, poiché sarai contenta e soddisfatta, e riceverai la bella ricompensa che Egli ti ha preparato.

…Entra tra i Miei servi, entra nel Mio Paradiso. È stato detto che queste parole saranno rivolte all’anima credente durante l’agonia, quando gli Angeli verranno ad annunciarle la buona novella.

 

In che occasione questo versetto fu rivelato?

 

Alcuni hanno riferito: riguardo ad ‘Uthmân ibn ‘Affân, e altri hanno detto: riguardo a Hamza ibn ‘AbdulMuttalib (che Allah sia soddisfatto di entrambi).

In quanto a Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu), disse: “Questo versetto fu rivelato mentre Abu Bakr (radiAllahu ‘anhu) era seduto dinanzi al Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam). Egli allora commentò: “O Messaggero di Allah! Come sono magnifiche queste Parole di Allah!”, ed il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) gli rispose: “Ciò ti verrà detto”.

 

Umama riportò che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) fece una raccomandazione ad un uomo dicendogli: “Di’: Allahumma, Ti domando un’anima aquietata presso di Te, che creda nell’incontro con Te, che sia soddisfatta di ciò che Tu le hai destinato e che si accontenti dei Tuoi benefici” (riportato da Ibn Assakir).

 

 

 

بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, l’Onnimisericordioso, Colui Che dona misericordia

Leggi la 1a parte…




La Lode spetta ad Allah,
Pace e Benedizioni sul Suo Messaggero, cosi’ come sulla sua Famiglia e su tutti i suoi Compagni.

O Profeta, quando vengono a te le credenti a stringere il patto, (giurando) che non assoceranno ad Allah alcunché, che non ruberanno, che non fornicheranno, che non uccideranno i loro figli, che non commetteranno infamie con le loro mani o con i loro piedi e che non ti disobbediranno in quel che è reputato conveniente, stringi il patto con loro e implora Allah di perdonarle. Allah è perdonatore, misericordioso (Corano LX. Al-Mumtahana, 12)

La prima condizione richiesta per l’alleanza della donna ad Allah e al Suo Messaggero consiste nel fatto di non associare assolutamente alcunché ad Allah nell’adorazione. Questa condizione è la prima evocata da tutti i Profeti inviati sulla Terra nel corso della loro missione:

Ad ogni comunità inviammo un Profeta (che dicesse): “Adorate Allah e fuggite il Taghût…” (Corano XVI. An-Nahl, 36)

Rinnegare il Taghût (falsa divinità adorata all’infuori di Allah), il falso (Al-Bâtil); accettare che essi non abbiano alcun valore e non associare alcunché ad Allah è la prima condizione per abbracciare l’Islâm.
La definizione, o meglio “l’aspetto” del Taghût possono cambiare secondo l’epoca e il luogo.
talvolta esso puo’ essere una statua, talvolta un faraone (uomo di stato che non legifera secondo le Leggi di Allah), oppure un Bal’am (uomo religioso che parla in nome della verità ed è un sedicente predicatore, ma che – in realtà – attraverso i suoi discorsi allontana la gente dalla verità, nascondendola).

Non associare alcunché ad Allah e credere che Egli è Unico sono le prime condizioni per essere monoteista (musulmano puro / muwahid), che si tratti di un uomo o di una donna.
In secondo luogo, questi due concetti sono la prima lezione che i genitori devono insegnare ai loro figli:

E (ricorda) quando Luqmân disse a suo figlio: “Figlio mio, non attribuire ad Allah associati. AttribuirGli associati è un’enorme ingiustizia” (Corano XXXI. Luqmân, 13)

L’essere umano prepara la sua fine con le sue stesse mani. Egli sarà o il tiranno dei propri desideri, oppure un credente sincero che si salverà dall’Inferno. Allah non è per nulla oppressore nei confronti dei Suoi servi, è invece l’anima che commette l’associazionismo (shirk) ad essere ingiusta nei suoi stessi confronti.

E’ il Creatore dei cieli e della terra. Da voi stessi ha tratto le vostre spose, e (vi ha dato) il bestiame a coppie. Cosi’ vi moltiplica… (Corano XLII. Ash-Shûrâ, 11)

Allah crea in permanenza, fa continuare la discendenza del genere umano, destinando l’uomo e la donna l’uno per l’altra.
In compenso, il figlio d’Adamo (l’uomo) nel corso della sua vita comincia a voltare le spalle al suo Creatore e, col tempo, ad associarGli altre cose.


Egli è Colui che vi ha creati da un solo individuo, e che da esso ha tratto la sua sposa, affinché riposasse presso di lei. Dopo che si uni’ a lei, ella fu gravida di un peso leggero, con il quale camminava (senza pena)>. Quando poi si appesanti’, entrambi invocarono il loro Signore Allah: “Se ci darai un (figlio) probo, Ti saremo certamente riconoscenti”.
Ma quando diede loro un (figlio) probo, essi attribuirono ad Allah associati in cio’ che Egli aveva loro donato. Ma Allah è ben superiore a quello che Gli viene associato.
Gli associano esseri che non creano nulla e che anzi sono essi stessi creati (Corano VII. Al-A’râf, 189-191)
L’essere umano, creato per non adorare altri che Allah -Non ho creato i jinn e gli uomini se non perché Mi adorassero (Corano LI. Adh-Dhâriyât, 56) -

 

ha dimenticato lo scopo della sua creazione, è diventato lo schiavo di altri esseri umani, ma ha anche commesso l’associazionismo (politeismo, shirk).Inoltre, com’è indicato dal versetto, l’essere umano lo commette di sua volontà, senza costrizione, in completa libertà.

La seconda condizione dell’alleanza della donna consiste nel credere al Profeta Muhammad (pace e benedizioni di Allah su di lui) e nell’ubbidirgli. La condizione di alleanza e d’obbedienza è un’altra regola che allontana dall’associazionismo e rafforza la fede.

In nessun caso l’obbedienza ad un essere umano nella disobbedienza ad Allah è autorizzata.
Poiché Allah ha collegato perfino l’obbedienza al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) alla condizione di “ordinare il bene (quello che è reputato conveniente)”.

 

A questo proposito, Abû-l-Alâ al-Mawdudi precisa:  In questa breve frase (Sûratu-l-Mumtahana, aya 12) due principi importanti sono enunciati. Il primo principio nell’obbedienza al Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) consiste nello stringere con lui alleanza “nel bene”. Tuttavia, non vi è alcun dubbio sul fatto che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) potesse ordinare il male (biasimevole)! Cio’ (allora) significa che l’obbedienza ad un essere umano al di fuori dell’obbedienza ad Allah non è assolutamente accettata.
In questo caso, quando addirittura l’obbedienza al Profeta (sallAllahu ‘alayhi wasallam) è legata “al bene”, come puo’ attribuirsi questo diritto la gente che segue le proprie tradizioni, costumi, desideri, ideologie che sono al di fuori delle leggi di Allah…?
Il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) spiego’ tale principio in questo modo: “L’obbedienza non riguarda che il lecito (al-ma’rûf). Non vi è obbedienza (dovuta) ad una creatura per disobbedire al Creatore” (Muslim, Abû Dâwûd, An-Nissâ’î).Riguardo allo stesso argomento, altri sapienti, in relazione a questo versetto, hanno enumerato diversi principi.

 

AbdurRahman ibn Zayd ibn Aslam disse: “Allah in questo versetto non ha detto: “esse ti prestino alleanza di non disobbedirti mai”, ma ha detto: “e che non ti disobbediscano in quel che è reputato conveniente”. Percio’, avendo Allah legato l’obbedienza ad una condizione, come puo’ essere che degli esseri umani si aspettino un’obbedienza a di fuori del bene?”
L’Imam Abu Bakr Al-Jassas scrisse: “Allah sapeva perfettamente che il Suo Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) non avrebbe mai ordinato il male. Malgrado cio’, ha condizionato l’obbedienza al Suo Messaggero “al bene”. Cosi’, Allah non ha lasciato la scelta all’uomo di obbedire ai sultani (dirigenti, presidenti, ecc.) per quanto riguarda un ordine contrario a quello di Allah”.
Il sapiente Alussi ha spiegato dettagliatamente questo ordine divino, rigettando l’idea degli ignoranti che sostengono: “è dovuta un’obbedienza assoluta a colui che detiene il potere”.
Allah ha ordinato d’obbedire addirittura al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) “nel bene”. Nonostante il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) non potesse ordinare altro che il bene. Lo scopo di questo ordine è quello di accentuare io divieto di Allah di obbedire ad un essere umano disobbedendo nel contempo al Creatore.
In realtà, quest’ordine è uno dei principi di base della fede islamica (‘Aqidah). Un comportamento contrario all’Islâm è un errore (un delitto) per principio. Da cio’ deriva che nessuno ha né il diritto né lo statuto di ordinare qualcosa di illegale nella religione. Colui che ordina e colui che applica queste leggi contrarie all’Islâm, sono entrambi colpevoli. Nessun funzionario puo’ dichiararsi innocente, sostenendo che è stato il suo superiore ad avergli ordinato di agire in un certo modo.
(Abû-l-Ala al-Mawdudi, Tafhimu’l-Qur’ân)
Come hanno spiegato i sapienti succitati, ciascun servitore (uomo) pagherà per i propri peccati, nessun’anima porterà il fardello altrui:

Che nessuno porterà il fardello di un altro (Corano LIII An-Najm, 38)
Ciascun essere umano compie il bene o il male di sua libera scelta (che ne sia o meno cosciente).
Nel Sublime Corano, il racconto del Profeta Yûsuf (Giuseppe, pace su di lui) e l’insegnamento di non commettere lo shirk (associazionismo) è celebre.
Ereditare i versetti evocati a proposito di Yûsuf (pace su di lui) è necessario per la nostra fede (Îmân).
Quando il popolo d’Egitto si rivolse a Yûsuf perché interpretasse il sogno di uno dei loro capi, gli venne chiesto:
…Dacci l’interpretazione (dei nostri sogni). Invero, vediamo che sei uno di coloro che compiono il bene”.
[Rispose Giuseppe]: “Non vi sarà distribuito cibo prima che vi abbia reso edotti sulla loro interpretazione. Ciò è parte di quel che il mio Signore mi ha insegnato. In verità, ho abbandonato la religione di un popolo che non crede in Allah e disconosce l’altra vita… (Corano XII. Yûsuf, 36-37)

Yûsuf (‘alayhi-s-salâm) sente il bisogno di spiegare le ragioni delle virtu’ che gli sono state donate, come la saggezza, la scienza e i prodigi (karamât), ma spiega anche la necessità di rinnegare il Taghût conformemente alla propria fede, volgendo le spalle alla religione e al modo di vita di un popolo che rinnegava l’Ultimo Giorno (Akhira). Inoltre, spiega nei versetti seguenti che la ragione di tutto cio’ è che egli deve rigorosamente sconfessare l’associazionismo nei confronti di Allah:

e seguo la religione dei miei avi, Abramo, Isacco e Giacobbe. Non dobbiamo associare ad Allah alcunché. Questa è una grazia di Allah per noi e per gli uomini, ma la maggior parte di loro sono ingrati.
O miei compagni di prigione! Una miriade di signori sono forse meglio di Allah, l’Unico, Colui Che prevale?
Non adorate all’infuori di Lui altro che nomi, che voi e i vostri avi avete inventato, e a proposito dei quali Allah non ha fatto scendere nessuna prova. In verità, il giudizio appartiene solo ad Allah. Egli vi ha ordinato di non adorare altri che Lui. Questa la religione immutabile, eppure la maggior parte degli uomini lo ignora (Corano XII. Yûsuf, 38-40)

di conseguenza, cosi’ com’è precisato nel nobile versetto “la sovranità appartiene soltanto ad Allah”, è necessario non attribuire la sovranità ad altri che a Lui, rinnegare (ogni altra divinità al di fuori di Lui), dichiarare la fede manifesta e sopprimere tutte le false divinità dalla nostra vita cosi’ come le abbiamo estirpate dal nostro cuore; tutti questi mezzi sono la via per elevarsi di grado presso Allah.
Mediante il Suo attributo “Ar-Râfi’” (Colui che abbassa, colui che innalza), Allah ha elevato il Suo servitore sincero e credente che ha rinnegato ogni Taghût e ha volto il viso verso il Suo Creatore. In più, Allah donerà a questo servitore una superiorità e dei meriti su tutti gli altri. Gli esseri umani che commettono l’associazionismo non possono ricevere dei prodigi o dei meriti da parte di Allah. Colui che pretenda di averne, avrà mentito.
Poiché Allah ha attribuito la scienza (al-’ilm) ai Suoi servi retti che evitino nel modo più assoluto l’associazionismo. Inoltre, Allah l’Altissimo ha contato i Suoi servi che seguono il cammino del Profeta Muhammad (salAllahu ‘alayhi waSallam) tra la gente di scienza.

Il migliore, il più bel messaggio che possano trasmettere una madre e un padre credenti (monoteisti puri) al loro figlio diletto è l’adorazione di Allah “Solo”, rinnegando ogni altro consimile nella Sua sovranità (al-Mulk), nella Sua grandezza.
Ma i genitori devono anche accentuare, rivolgendosi ai figli, che tutto cio’ che essi hanno imparato è stato loro attribuito da Allah (che egli sia Esaltato), grazie al loro scrupolo di non associare false divinità al Signore dell’Universo.

La donna che realizzi l’alleanza secondo il versetto 12 della Sûra “Al-Mumtahana” deve porre molta attenzione alla preservazione della generazione, dell’onore (castità), che è una delle condizioni dell’alleanza.
Qui, cio’ che ci interessa, riguardo al nostro argomento, è il fatto che occorre porre estrema attenzione, in tutti i casi, alla questione: “Le mie azioni nuocciono oppure no all’Islâm e alla sua da’wah?”.
Sappiamo perfettamente che le due mogli di Profeti menzionate nel Corano non commisero errori a livello della castità.

Fa parte della fitna (discordia) che nuoce all’Islâm il fatto di riportare le chiacchiere di un’assemblea ad un’altra, il pettegolezzo… ma la cosa peggiore è di svelare ai miscredenti i segreti che riguardano i credenti musulmani.
Poiché questa azione è sfavorevole per l’Islâm e per i musulmani. E’ detto nel Corano:

…Fu detto loro: “Entrate entrambe nel Fuoco, insieme con coloro che vi entrano” (Corano CXVI. At-Tahrîm, 10)

Il minimo tradimento verso il proprio Profeta è miscredenza. Anche il tradimento del deposito (amâna) ne fa parte. Le mogli di Noè e Lot (pace su entrambi) non fecero mostra di libertinaggio, né tradirono il loro onore.
Ma tradirono i loro mariti Profeti svelando i loro segreti… proprio essi che lavoravano per il bene dell’umanità e per l’Aldilà.
Agendo in tal modo, non compresero il valore di essere sposa del profeta, né la necessità della fede e dell’obbedienza.
Invece di aiutare, come Khadijah (radiAllahu ‘anha) il loro marito Profeta, esse colaborarono con i miscredenti, divulgando cose che non dovevano essere dette. In più, riportando i segreti dei credenti, si posero tra i miscredenti e i maledetti.
Anche tra i musulmani del XXI secolo questi errori vengono commessi. Gli stessi peccati che distruggono i musulmani trascinandoli verso l’Inferno, cominciando dal fatto di attribuire associati al nostro Creatore.
Questo è il peggior tradimento, che aprirà le porte di errori enormi.

A commettere o non commettere questi gravi errori si comincia dalla più piccola cellula sociale, la famiglia.
La madre e il padre dovranno assicurare ed insegnare questi principi fondamentali ai loro figli, per educarli nel modo migliore.

L’educazione, che comincia nel ventre della madre, deve dare l priorità al buon comportamento e all’adorazione di Un Dio Unico…

…Segue inshaAllah…
Sevde Gök

(Jazakillahu khayran Oum Zubeyr Basir delle Pubblicazioni Mujaddida)

بسم الله الرحمن الرحيم

Perché dovrei indossare l’Hijâb?

Questa è un’ottima domanda e vi è una bella risposta! Allah ha ordinato ogni azione che è un bene per noi e vietato di eseguire ogni azione che è un male per noi. Allah ordina alla donna Musulmana di indossare l’hijab quando esce dalla sicurezza della sua casa o quando è in presenza di uomini estranei. Quindi, indossare l’hijab è una fonte di grande bene per te – donna Musulmana – per molte ragioni. Tra queste:

Per il piacere di Allah. Obbedisci ai comandi del tuo Signore quando indossi l’hijab e puoi aspettarti delle grandi ricompense in cambio.

E’ la protezione di Allah della tua bellezza naturale. Sei troppo preziosa per essere “in mostra” cosi’ che ogni uomo possa vederti.

E’ la conservazione di Allah della tua castità.

Allah purifica il tuo cuore e la tua mente attraverso l’hijab.

Allah ti abbellisce interiormente ed esteriormente con l’hijab. Esteriormente, il tuo hijab riflette l’innocenza, la purezza, la modestia, la timidezza, la serenità, la soddisfazione e l’obbedienza al tuo Signore. E coltivi lo stesso interiormente.

Allah definisce la tua femminilità attraverso l’hijab. Sei una donna che rispetta la propria femminilità. Allah vuole che gli altri ti rispettano, e che rispetti te stessa.

Allah aumenta la tua dignità attraverso l’hijab. Quando un uomo estraneo ti guarda, egli ti rispetta, perché vede che rispetti te stessa.

Allah protegge il tuo onore al 100% attraverso il tuo hijab. Gli uomini non ti guardano in modo sensuale, non si avvicinano in un modo sensuale, e del resto non ti parlano nemmeno in modo sensuale. Piuttosto, un uomo che prova una grande stima e che ti da solo un colpo d’occhio!

Allah ti dà nobiltà attraverso l’hijab. Sei nobile non degradata perché sei coperta, non nuda.

Allah dimostra la tua uguaglianza come donna Musulmana con l’hijab. Il tuo Signore ti dona un valore pari alla tua controparte maschile, e ti dà una serie di bellissimi diritti e libertà. Esprimi la tua accettazione di questi diritti unici, mettendo l’hijab.

Allah definisce il tuo ruolo come donna Musulmana attraverso l’hijab. Sei una persona con doveri importanti. Sei il riflesso di una donna che agisce, non una inattiva. Dimostri il tuo senso di direzione e il tuo scopo attraverso il tuo hijab. Sei una persona che le persone prendono sul serio.

Allah esprime la tua indipendenza attraverso l’hijab. Stai affermando chiaramente che sei un servo obbediente del più Grande Maestro. Non obbediresti o seguiresti nessun altro e in nessun altro modo. Sei lo schiavo di nessun uomo, né un servo di una nazione. Sei libera e indipendente da tutti i sistemi creati dall’uomo.

Allah ti dà la libertà di movimento e di espressione attraverso l’hijab. Sei in grado di muoverti e di comunicare senza la paura di molestie. Il tuo hijab ti dà una fiducia unica.

Allah vuole che gli altri trattino te – una donna Musulmana – con gentilezza. E l’hijab comporta il miglior trattamento degli uomini nei tuoi confronti.

Allah vuole che la tua bellezza sia salvata e preservata per un uomo solo – tuo marito.

Allah vi aiuta a godere di un matrimonio di successo attraverso l’hijab. Perché riservi la tua bellezza per un solo uomo, l’amore di tuo marito aumenta, egli tiene di più a te, ti rispetta di più e ti onora di più. Così il tuo hijab contribuisce ad un rapporto matrimoniale positivo e duraturo.

Allah porta la pace e la stabilità nella società attraverso l’hijab! Si, questo è vero! Gli uomini non causano danni attraverso relazioni illegittime, perché lei – la donna Musulmana – calma le loro passioni. Quando un uomo ti guarda, si sente a suo agio, non cerca di fornicare …

Quindi, una donna Musulmana in hijab è dignitosa, non disonorata, nobile, non degradata, libera, non soggiogata, purificata, non offuscata, indipendente, non una schiava, protetta, non esposta, rispettata, non presa in giro, sicura di se, non insicura, obbediente, non una peccatrice, una perla sorvegliata, non una prostituta …

Cara sorella Musulmana! Vieni verso le porte del Paradiso con noi! Adempi ai tuoi doveri verso Allah, indossa il tuo ornamento – indossa il tuo hijab, e di corsa verso Jannah (Paradiso), eseguendo tutte le buone azioni. Dovresti concordare, ormai, che indossare l’hijab sia estremamente positivo – deve esserlo – perché Allah comanda solo ciò che è buono …

… E credimi cara sorella, è bene obbedire agli ordini del tuo Signore …


“Presso il loro Signore, la loro ricompensa saranno i Giardini di Eden, dove scorrono i ruscelli, in cui rimarranno in perpetuo. Allah si compiace di loro e loro si compiacciono di Lui. Ecco [cosa è riservato] a chi teme il suo Signore.” [Suratul-Bayyinah 98:8]

da Troid.org

tradotto da Um Muhammad Al-Mahdi

بسم الله الرحمان الرحيم

Ahkām ad-Diyār: Dār al-Islām wa-Dār al-Kufr

I Giudizî sulle Terre: definizioni di ‘Terra dell’Islam’ e ‘Terra della Miscredenza

di Šayh ‘abd al-Qādir bin ‘abd al-‘Azīz

L’imām ibn al-Qayyim (che Allah abbia misericordia di lui) disse: “La maggioranza (dei sapienti, ndt) afferma che una Dār al-Islām è quel luogo in cui i musulmani sono arrivati e le leggi dell’Islam sono applicate. Invece il posto in cui le leggi dell’Islam non sono applicate non è una Dār al-Islām, persino se è adiacente (a una terra dell’Islam). Per esempio (la città di) at-Tā’if era molto vicina a Makka, eppure non divenne una Dār al-Islām con la conquista di Makka” (ibn al-Qayyim, Ahkām Ahl ad-Dimma, vol. I, pag. 366, edizioni Dār al-‘Ilm li-l-Malāyyīn, 1983).

L’imām as-Sarhasī al-Hanafī disse: “Secondo Abū Hanīfa (che Allah abbia misericordia di lui), il loro stato diventa Dār al-Harb (‘Terra di guerra’) in presenza di tre condizioni. La prima: che esso sia vicino alla terra dei Turchi, e che non vi sia nessun stato islamico tra esso e Dār al-Harb. La seconda: che nessun musulmano che si trovi al sicuro con la sua fede (īmān), e nessun protetto di altra religione (dimmī) che si trovi al sicuro con tranquillità (amān) vi rimanga dentro (ossia resti dentro quello stato). La terza: che lí dentro (ossia in quello stato) si manifestino le leggi del politeismo (širk). Abū Yūsuf e Muhammad (che Allah abbia misericordia di loro) hanno detto: «Se le leggi dello širk si sono manifestate (in quello stato), allora esso è diventato Dār al-Harb, giacché il luogo è attribuito o a noi o a loro soltanto in base alla forza e al governo, dunque ogni posto in cui la legge dello širk sia palese, secondo la potestà appartiene ai politeisti (mušrikūn), e pertanto è una Dār al-Harb. Invece dovunque sia palese la legge dell’Islam, allora la potestà appartiene ai musulmani»” (as-Sarhasī, al-Mabsūt, vol. 10, pag. 114, edizioni Dār al-Ma‘rifa).

I sapienti (‘ulamā’) non prendevano in considerazione le condizioni menzionate da Abū Hanīfa (che Allah abbia misericordia di lui), cosicché persino due suoi compagni, al-Qādī Abū Yūsuf e Muhammad ibn al-Hasan aš-Šaybānī, lo contraddissero, come ha riferito as-Sarhasī. ‘Alā ad-Dīn al-Kāsānī lo menzionò ugualmente, e tenne conto delle sue parole: “Certamente ciascuno stato è attribuito o all’Islam o alla Miscredenza. Lo stato è attribuito all’Islam unicamente se le leggi dell’Islam vi sono applicate, ed è attribuito alla Miscredenza se vi sono applicate le leggi della Miscredenza. Esattamente come voi dite che il Paradiso (Janna) e la dimora della pace e l’Inferno è la dimora della rovina, poiché la perfezione è propria del Paradiso, mentre la rovina è propria dell’inferno: tutto ciò, quindi, in ragione del fatto che la predominanza dell’Islam o della Miscredenza s’ottiene attraverso la predominanza delle loro leggi” (al-Kāsānī, Badā’i‘ as-Sanā’i‘, vol. 9, pag. 4375, edizioni Zakariyyā ‘Alī Yūsuf).

Inoltre ibn Qudāma confutò le condizioni di Abū Hanīfa dicendo: “Laddove il popolo d’un paese commette apostasia e laddove si applicano le leggi della Miscredenza, si ha una Dār al-Harb, cosicché i loro beni si possono prendere come bottino (ğanīma), e la loro progenie nata dopo l’apostasia può essere fatta schiava. L’imām deve combatterli, giacché Abū Bakr as-Siddīq (che Allah sia soddisfatto di lui) combatté insieme con la Comunità dei Compagni (la Jamā‘a dei Sahāba) contro le genti dell’apostasia: Allah l’Altissimo (Ta‘ālā) in numerosi passi del Suo Libro ha ordinato di combattere i miscredenti, e gli apostati sono coloro che maggiormente meritano d’essere combattuti. Se li si lascia agire si rischia che i loro simili li imitino e apostatino con loro, talché il male s’ingrandisca mediante coloro; quando li si cattura devono essere uccisi, se fuggono devono essere inseguiti, i loro feriti devono essere ammazzati e i loro beni devono essere presi come bottino di guerra. Questa è l’opinione di aš-Šāfi‘ī. Disse Abū Hanīfa che un posto non diventa Dār al-Harb se non a tre condizioni: che sia vicino ad una Dār al-Harb e non vi sia nessuna Dār al-Islām tra esse; che nessun musulmano o dimmī non vi si trovi al sicuro; che le loro leggi (della miscredenza) vi siano applicate”. Aggiunse ibn Qudāma: “Secondo noi una Terra dei miscredenti (Dār al-Kuffār) è quel luogo in cui si hanno le loro leggi, cosicché essa diventa una Dār al-Harb”. (ibn Qudāma, al-Muğnī wa aš-Šarh al-Kabīr, vol. 10, pag. 95).

L’imām as-Sarhasī al-Hanafī, nella spiegazione (Šarh) dell’opera as-Siyar al-Kabīr, scrisse: “Lo stato diventa una Terra dei Musulmani (Dār al-Muslimīn) mediante l’applicazione delle leggi dell’Islam” (vol. 5, pag. 2197).

Quanto a al-Qādī Abū Ya‘lā al-Hanbalī, egli disse: “Ogni stato il cui governo spetta alle leggi della Miscredenza e non alle leggi dell’Islam, è una Dār al-Kufr” (al-Mu‘tamad fī Usūl ad-Dīn, pag. 276, edizioni Dār al-Mašriq, Bayrūt, 1974). E ‘abd al-Qāhir al-Bağdādī si espresse in maniera analoga (Usūl ad-Dīn, pag. 270, Dār al-Kutub al-‘Ilmiyya, seconda edizione).

Disse poi Šayh Mansūr al-Bahūtī: “L’emigrazione (hijra) è obbligatoria per chiunque non sia capace di dimostrare apertamente la sua religione nella Dār al-Harb, e per Dār al-Harb s’intende il posto il cui governo è affidato alle leggi della Miscredenza” (Kaššāf al-Qinā‘, vol. 3, pag. 43).

* * * * *

Spero che questo scritto spieghi chiaramente a tutti che si definisce Dār al-Islām ciascuno stato nel quale si applichi integralmente la Legge islamica: dico integralmente, poiché Allah (gloria a Lui l’Altissimo) diede tale ordine, che fu messo in pratica dal profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) e dai suoi compagni (che Allah abbia misericordia di loro). Come si può ben capire, codesto concetto non ha niente che vedere con quello di ‘paese a maggioranza islamica’, ma ha solo ed esclusivamente significanza giuridica: concerne il fatto in uno stato viga la Legge islamica o no. Si dice infatti precisamente Dār al-Islām, non Dār al-Muslimīn, poiché Terra di questi ultimi dev’essere una Terra dell’Islam: se in uno stato vi sono soltanto musulmani, ma le leggi applicate sono diverse dalla Sciaria, quello non è Dār al-Islām. Ancora, supponiamo che in uno stato i musulmani siano il 5%, in un altro il 50%, nel terzo il 90%: poiché verosimilmente nei primi due la legge islamica non sarà in vigore, qualora anche nel terzo il sistema costituzionale si distaccasse da quest’ultima, i tre stati sarebbero accomunati dal trovarsi in una condizione diversa da quella propria di Dār al-Islām, cioè Dār al-Kufr.

I sapienti hanno adoperato anche altri termini, oltre a Dār al-Kufr, per indicare gli stati in cui non vige la Legge islamica: si è detto, per esempio, Dār ad-Da‘wa, per un luogo idoneo all’opera di apostolato; Dār al-‘Ahd, per un luogo in cui i musulmani vivono legalmente e pacificamente, nel rispetto delle leggi locali se i musulmani stessi possono praticare il loro culto; Dār al-Harb, che, come s’è già visto, indica un paese nemico dell’Islam; Dār al-Hijra, per un luogo in cui risiedono comunità islamiche emigrate da altri paesi. Su tali questioni rimando alla lettura di opere specifiche, ma qui basti dire che l’opposizione fondamentale resta quella tra Dār al-Islām e Dār al-Kufr.

Nelle ultime righe dell’articolo di Šayh ‘abd al-Qādir bin ‘abd al-‘Azīz è proposto il tema della Hijra. Nel Sublime Corano la Hijra è legata strettamente al concetto di Jihād, come dimostrano numerosi passi (vedansi II, 218; III, 195; IV, 89, 97; VII, 72, 74, 75; IX, 20; XVI, 110): i primi musulmani emigrarono al fine di combattere per la causa di Allah. In alcuni casi la Hijra è menzionata senza riferimento al Jihād, come in IV, 100. Anche nelle epoche successive la Hijra fu compiuta innanzitutto con lo scopo del Jihād, ma si aggiunse un secondo fine: vivere in un luogo (la Dār al-Islām), governato dalle leggi di Allah. D’altro canto vi furono, già ai tempi del Profeta (pace e benedizioni su di lui) musulmani che emigrarono in direzione contraria, ossia lasciarono la Dār al-Islām in direzione di Dār al-Kufr, per diffondere la propria religione mediante predicazione.

Pertanto anche ai nostri giorni il primo scopo della Hijra è il combattimento sulla Via di Allah, l’opera piú meritoria che si possa compiere.

Anche l’emigrazione per la diffusione della parola di Allah con mezzi pacifici, ovviamente, è ben raccomandata.

In concreto, però, bisogna esaminare la situazione presente e capire quali luoghi presentino i caratteri sopra esposti, per poter ricavare indicazioni operative. Si sarà notato che i suddetti giuristi antichi facevano riferimento alla situazione politica della loro epoca, quindi anche oggi in tal modo dobbiamo agire noi.

Dov’è adesso Dār al-Islām?

Fra il 1996 e il 2001 uno stato islamico esisteva: l’Emirato islamico dell’Afganistan, il cui territorio corrispondeva a quasi tutto lo stato che l’ONU chiama Afganistan. Ciò non significa che fosse uno stato perfetto, ovvero che rappresentasse l’ideale di stato islamico: semplicemente era uno stato islamico.

In questo momento si è maggiormente vicini alla costruzione di stati islamici in quattro luoghi del mondo: lo stesso Afganistan, e parte del confinante stato chiamato Pakistan; Somalia; Caucaso, ossia in un insieme di repubbliche che per l’ONU fanno parte della Federazione Russa; alcune regioni dello stato chiamato Irak.

Nei suddetti quattro luoghi esistono zone in cui la Legge islamica è applicata: qui è Dār al-Islām.

I suddetti quattro stati islamici in formazione, però, mostrano la caratteristica comune di subire occupazione esterna di miscredenti e tradimento da parte di apostati locali: sono, cioè, paesi in guerra.

La guerra è dura, e anche le donne, quando possono, sono chiamate a partecipare. Si veda l’immagine di una sorella somala (Allah protegga lei e le sue compagne): si avverte il profumo del Paradiso.

Non si dimentichi che nel mondo esistono anche altri luoghi nei quali si sta effettuando il Jihād: in essi, però, ancora i militi musulmani non sono riusciti a stabilire la Legge di Allah in zone vaste.

Oggi il termine Dār al-Islām è adoperata in maniera impropria, giacché lo si riferisce a paesi nei quali la religione islamica è la piú diffusa, senza che in essi viga la Sciaria.

Bisogna ricordare una distinzione primaria fra:

  • stati laici che non assegnano all’Islam nessun ruolo ufficiale (per esempio Tunisia e Turchia);
  • stati che riconoscono l’Islam come religione ufficiale, ma non applicano la Legge islamica (per esempio Marocco ed Egitto);
  • stati nei quali la Legge islamica risulta essere in vigore, ma che non sempre la applicano e commettono gravi ingiustizie verso i musulmani, o entro i confini dello stato, o nel resto del mondo (per esempio Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti).

Tutti gli stati che rientrano nelle tre categorie suddette hanno in comune questo: che non sono Dār al-Islām. Essi sono chiamati spesso “paesi musulmani”, ma ciò non è una definizione giuridica, bensí riguarda la storia di quei paesi e la diffusione della religione maggiore: Dār al-Islām – lo ripeto – è soltanto lo stati islamico, punto e basta. Invito a leggere le opere di grandi sapienti contemporanei, uomini coraggiosi quali Anwar al-Awlaki, Abu Muhammad al-Maqdisi, Abu Basir at-Tartusi, Safar al-Hawali (che Allah protegga tutti loro), uomini veri non asserviti ai potenti, uomini che hanno pagato e pagano con il carcere e la persecuzione la propria onestà intellettuale; inoltre gli stessi Usama bin Laden e Ayman az-Zawahiri (che Allah li protegga) hanno sempre distinto i due concetti, siccome aveva fatto un altro sapiente del Novecento, Sayyid Qutb (che Allah abbia misericordia di lui)[1].

Può destare sorpresa e sconcerto il fatto che il Regno Arabo Saudita non sia ricondotto sotto la voce di Dār al-Islām, ma la presenza delle due città sante entro i confini dello stato non rende quello uno stato islamico, e ugualmente non basta il fatto che gli antichi Sa‘ūd appoggiarono ‘abd al-Wahhāb (che Allah abbia misericordia di lui) nella costruzione di uno stato islamico esente da impurità politeistiche: parliamo della nostra epoca. I fratelli di www.ribaat.org hanno pubblicato un documento, Le Royaume des Al Saoud, nel quale si dimostra la miscredenza dello stato saudita: invito a studiarlo con attenzione, e raccomando anche di valutare bene il comportamento di molti membri della famiglia regnante.

Ecco come agiscono quando si sentono piú liberi. L’immagine che vi propongo mostra una nipote dell’odierno re, la quale, parimenti a molti suoi familiari, frequenta la Costa Smeralda (Sardegna), notorio luogo di ritrovo per uomini casti e fanciulle morigerate. Guardate come vanno in giro queste ‘principesse’:

D’altra parte, qualora le prove del documento suddetto non fossero sufficienti, si tenga conto del progetto di legge sull’età minima del matrimonio per le donne: numerosi politici e cosiddetti sapienti vorrebbero portarla a sedici anni, siccome già è norma in certi stati, alcuni dei quali arabi. Orbene basta che una simile infamia sia voluta dai governatori, approvata dai sapienti e accettata dalla popolazione, per rendere questo stato, parimenti a qualsiasi altro, Dār al-Kufr, quand’anche fosse l’unica norma in contrasto palese con l’Islam.

Qualcuno parla poi degli Emirati Arabi Uniti quale ‘paese musulmano’, e buona destinazione per la Hijra. Io posso concordare che sia una buona destinazione, se si prendono in considerazione i calciatori brasiliani, le ballerine russe (ai ricchi arabi piacciono le bionde) e i rappresentanti di acquavite richiesta da alberghi a cinque, sei e … sette stelle a forma di vela. Fra i paesi arabi piú ricchi, inoltre, si hanno alcune delle società piú classiste del mondo: se non si è parenti o amici di qualcuno che conta, si è giudicati persone di nessun valore, meno di zero.

Alcuni anni fa, sulla rivista Al-Mujahida (n. 22, pag. 3) di ‘Aisha Barbara Farina (Che Allah protegga lei e la sua famiglia) comparve un articolo intitolato Care sorelle, emigrate nella Terra dell’Islam!, nel quale una sorella cittadina italiana raccontava della sua esperienza e del suo trasferimento nel paese del marito, il Marocco, definendolo dunque questo stato Dār al-Islām. Il Marocco? Ahimé, sono lieto se questa sorella si è trovata bene, probabilmente sta meglio lí rispetto al suo paese d’origine, ma chiamare il Marocco Dār al-Islām mi pare un errore evidente. In Marocco vivono sicuramente moltissimi bravi musulmani, e vi sono luoghi in cui li si può trovare riuniti: le prigioni di Témara e Salé. In Marocco – mi limito a due esempî esplicativi – non solamente non esiste una banca islamica, ma nessuna banca compie nemmeno operazioni islamicamente lecite, a differenza di quello che verifichiamo in paesi occidentali, nei quali per i clienti musulmani sono state studiate operazioni specifiche, che, tra l’altro, hanno rafforzato la crescita delle banche che le hanno varate; in Marocco è di norma che l’imām pronunzî un sermone scritto per lui e imposto dal Ministero degli interni. Questa sarebbe Dār al-Islām?

Insomma dico: emigrare da uno stato europeo verso uno a maggioranza islamica è un’azione islamicamente lecita e in taluni casi anche consigliabile, ma non si dimentichi che, non essendo essi

Diyār al-Islām, permangono i doveri di Jihād e Da‘wa, e propongo quindi l’ultimo esempio: chi emigra da Gorgonzola al Cairo passa da una Dār al-Kufr, nella quale i musulmani sono pochi e trovano difficoltà a far crescere i loro figli, ad un’altra Dār al-Kufr, in cui vivere da musulmani per molti aspetti è piú facile, ma si deve sottostare a un’orribile tirannide filosionista che i musulmani hanno l’obbligo di rovesciare. Analogamente un cairota, se emigra dalla sua Dār al-Kufr alla Dār al-Kufr di Gorgonzola, dovrà lavorare per Allah, secondo le esigenze e i caratteri del luogo in cui si reca, i quali differiscono da quelli del suo paese di provenienza.

La Hijra è obbligatoria, quando si può eseguire, se il paese in cui si vive impedisce assolutamente un’esistenza da musulmani: si rammenti l’Albania comunista, nella quale le religioni erano proibite, oppure l’Europa cristiana medievale, nella quale una pubblica conversione all’Islam avrebbe comportato la morte. Nell’epoca presente, invece, i musulmani, pur dovendo affrontare grandi difficoltà in un clima politico che diventa molto aspro nei loro confronti, possono manifestare il loro culto, e in taluni stati hanno ottenuto eziandio riconoscimenti giuridici raggurdevoli.

Vediamo appunto l’Europa di oggi, e consideriamo tre stati come Gran Bretagna, Paesi Bassi e Svezia, che sono tra quelli in cui si sono consolidate le migliori comunità islamiche. Io domando: se tutti i musulmani che ivi risiedono abbandonassero quei paesi e li lasciassero alla maggioranza miscredente, farebbero la volontà di Allah? Allah ha forse chiesto di non diffondere l’Islam? Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) non disse forse che la sua Umma si sarebbe estesa dall’estremo occidente all’estremo oriente? Affermò forse egli che la Umma sarebbe cresciuta soltanto per mezzo di occupazioni militari?

Veniamo adesso allo Stato Italiano. Premesso che, come ho già scritto in Shaykh Usama e la Liguria, esso storicamente è un paese già di per sé multietnico e multiculturale, e dunque non tutti gli ambienti presentano le medesime caratteristiche, non biasimo che senta la volontà di emigrare, anzi dico che tale pensiero può venire non una, ma dieci volte al giorno.

Sorella Mujahida (che Allah la protegga) scrisse lo scorso 17 Ottobre:

Sono sparsi, un pò disordinati, a volte confusi. I pensieri sul hijra…
Ti domandi dove andare, la tua risposta già ce l’hai…

Poi ti svegli e chiarisci a te stessa che era solo utopia. E che tu rimani qui.

Ciò mi pare un fatto importante: è la predisposizione interiore alla Hijra, il desiderio di evadere da una realtà insoddisfacente, un sentimento che un musulmano sensibile deve sempre mantenere con sé.

Bisogna però, d’altronde, tenere sempre a mente quanto bene si fa per le generazioni venture se si comincia a costruire una comunità islamica nel proprio paese, e, nel suddetto caso specifico, invito a riflettere sul ruolo che le sorelle munaqqabāt svolgono in Occidente: esse sono paragonabili a macchine da guerra, ad arieti che stanno sfondando le porte della miscredenza e della degenerazione dei loro paesi; se le sorelle penseranno poi a quali grandissimi meriti, anche con la loro semplice testimonianza di vita, stanno ottenendo in questa dunyā, e poi a quali magnifici onori le attendono nell’altra vita a Dio piacendo, rapidamente si libereranno da comprensibili momenti di sconforto e tristezza, e continueranno nel loro Jihād.

Io credo dunque che, ancor piú che eseguire una Hijra la quale non sempre presenta oggi le modalità che aveva ai tempi dei primi musulmani, sia notabile innanzitutto vivere da musulmani e lavorare per l’Islam in qualunque luogo tocchi di risiedere. Dovunque ci si trovi, insomma, è necessario obbedire ad Allah e testimoniare la propria fede, non per ostentazione, ma per aiutare gli altri, ossia per rafforzare la comunità islamica e chiamare all’Islam le persone di buona volontà tendendo loro la mano.

Il pericolo, nel caso di una Hijra affrettata e non ponderata bene, è che tocchi poi rimpiangere il paese di quel vecchio donnaiuolo del Berlusca, uomo tanto galante quanto galantuomo.

Traduzione e commento finale a cura di Kārih Faransā cabd al-Mumīt Misogallo


[1] Uso qui la trascrizione piú frequente e non quella scientifica, affinché le opere degli autori citati siano reperite con maggiore facilità.

بسم الله الرحمان الرحيم

 

 

A cura di di Kārih Faransā cabd al-Mumīt Misogallo

I due piú felici matrimonî del Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) furono quelli con Hadīja e cĀ’iša (che Allah abbia misericordia di entrambe): ciò dimostra che l’unione coniugale di un musulmano è lecito tanto con una donna piú anziana, quanto con una donna piú giovane. Non esiste nessuna limitazione relativa all’età: è necessario che l’uomo e la donna siano nel pieno possesso delle loro facoltà mentali, e diano l’assenso al matrimonio; per quanto riguarda specificamente le donne, bisogna che, al fine di iniziare la vita coniugale, superato il menarca abbiano iniziato i cicli mestruali regolari. Il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) mise in evidenza quali virtú la moglie di un musulmano debba possedere piú di ogni altra cosa.

Egli disse: “Un uomo sposa una donna per quattro qualità: perché è ricca, perché ha una buona famiglia, perché è bella, perché è devota. Prediligi la devozione, altrimenti perderai la tua fortuna”. (Buhārī, volume 7, libro LXII, detto 27).

Egli sposò un certo numero di donne che erano rimaste vedove, avendo perso mariti i quali erano stati compagni del Profeta stesso: la poligamia nell’Islam serve anche e soprattutto per dare sicurezza alle donne ed evitare quindi prostituzione, concubinato e mendicità.

E in merito al fascino ed alla grazia che le ragazzine, ovverosia coloro che sono appena diventate donne, portano al loro consorte chiese a Jābir ibn cabd Allāh: “Hai sposato una vergine o una matrona?”. Costui rispose: “Una matrona”. E il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: “Perché non hai sposato una ragazzina, affinché tu giocassi con lei ed ella con te?” (Buhārī, 7, LXII, 16). D’altra parte non si può nemmeno affermare che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) riservasse grande attenzione a ciò: fu la straordinaria cĀ’iša l’unica sua moglie molto giovane.

Qual è la posizione dell’Occidente?

Se consideriamo quel che si legge sur un qualsivoglia esame ecografico, il rischio di trisomia 21 per il primo trimestre è statisticamente compreso fra 0,06% e 0,10% per le quindicenni, sfiora il 20% per le ventenni, e via via cresce con l’aumentare dell’età, impennandosi già prima dei trent’anni. Questa è una statistica, e non bisogna ovviamente mai dimenticare che alcune ventenni sono biologicamente piú anziane di certe trentenni: età biologica ed età anagrafica sono concetti ben differenti. Il grafico presenta come estreme i quindici e i cinquant’anni d’età; in realtà, come taluni medici confermano, il rischio di trisomia 21 diminuisce ancora se la madre è piú giovane, ma non lo ritrova nei diagrammi giacché sarebbe politicamente scorretto e interpretabile quale “invito a gravidanze indesiderate di giovanissime”: ciò è normale per una società in cui, come dice il presentatore televisivo Giletti, “Da noi l’adulterio ormai è una cosa che fa ridere”[1].

Come si vede, ogni scienza moderna, a distanza di secoli e secoli, dimostra inesorabilmente ed esattamente la veridicità di ciò che affermano il Corano e la Sunna, e ch’è alla base della Legge islamica: ciò, fra l’altro, volle insegnarci il Profeta (pace e benedizioni su di lui) mediante il suo matrimonio con cĀ’iša (che Allah abbia misericordia di lei).

Secondo la legge di molti stati, compreso quello italiano, un uomo e una donna possono sposarsi soltanto se hanno compiuto il diciottesimo anno d’età. In Italia serve l’assenso del Tribunale dei minorenni allorché desiderino sposarsi sedicenni e diciassettenni; chi è piú piccolo può sposarsi con un altro minorenne soltanto se è già nato un figlio, ed è proibito qualsiasi rapporto sessuale a chi ha meno di quattordici anni. La conseguenza è che quando una donna tredicenne ha un figlio, il suo compagno, qualora sia piú grande di lei, è punito dalla legge, ma la pena diventa simbolica se la donna afferma di essere stata consenziente.

Quanto sia imbecille una legge cosí innaturale è confermato dagli avvenimenti di tutti i giorni, e lo stesso discorso vale per i reati commessi dai minorenni: quando una coppia di rapinatori è arrestata, un criminale di diciassette anni e undici mesi è punito in maniera diversa dal complice che ha un mese di piú, per il solo fatto ch’è nato dopo. Di conseguenza la criminalità organizzata si serve di dodicenni e tredicenni che non sono perseguibili dalla legge.

Si noti dunque quanto sia disgustosamente ipocrito l’atteggiamento diffuso in Occidente su questi temi: da una parte si presentano le quindicenni quali bambine, dall’altra si afferma che elle sarebbero non solo piú sveglie ed emancipate rispetto alle quindicenni delle generazioni passate, ma addirittura fisicamente piú mature; da una parte si impone per legge che elle non possono sposarsi, dall’altra si distribuiscono loro preservativi e pillole antiabortive; da una parte si sostiene che siano piccine e si occulta la loro faccia quando compaiono alla televisione, dall’altra, sempre per mezzo della televisione e pure della pubblicità, le si fa arricchire e maggiormente le si sfrutta come ballerine, attrici e cantanti, nel dorato mondo dello spettacolo.

Un uomo musulmano, seguendo l’esempio del migliore degli uomini, ossia il Profeta (pace e benedizioni su di lui), anche ai nostri giorni può essere poligamo ed anche sposare una donna di nove anni, nei rari casi in cui a tale età si raggiunga la maturità. Se i miscredenti capiscono che in ciò non esiste alcun male, meglio per loro, ma in caso contrario per i musulmani non cambia niente: la Sciaria è Legge valida sino alla fine dei tempi, i musulmani hanno la loro morale, e sono assolutamente indifferenti a ciò che di loro pensano i miscredenti, giacché sono semmai questi ultimi a doversi vergognare di ciò che fanno.

I musulmani sono orgogliosi di qualsiasi aspetto della loro religione, e non devono giustificarsi di niente con nessuno.

Nessun aspetto della religione deve essere rinnegato: chi lo fa diventa miscredente. Chiese infatti il Profeta (pace e benedizioni su di lui) a ibn Hātim: “A-laysa yuharrimūna mā ahalla ’Llāhu fa-tuharrimūnahu, wa-yuhillūna mā harrama ’Llāhu fa-tuhillūnahu? (E dunque essi, i miscredenti, proibiscono quello che Allah ha permesso, quindi voi lo proibite; e permettono quello che Allah ha proibito, quindi voi lo permettete?)” “Balā (Veramente sí)” fu la risposta. Ed egli “Fa-tilka cibādatuhum (E ciò significa adorarli)”.

I musulmani devono lottare per ottenere uno statuto giuridico collettivo autonomo nelle società in cui vivono come minoranze: qualcosa si è già conseguito in Gran Bretagna, luogo nel quale lo stato comincia a riconoscere corti islamiche che si occupano di diritto familiare. Ciò avviene poiché il sistema giuridico della Gran Bretagna è legato ancora all’epoca medievale, e non si basa sul diritto positivo alla francese: la Gran Bretagna è uno stato dinastico, che in passato fu organizzato quale impero. Il peggior modello, per i musulmani, è quello francese, che nel suo laicismo tende a escludere ogni religione dalla vita pubblica e a relegarla nella sola sfera privata del singolo individuo. Quando si sarà ottenuto lo statuto giuridico collettivo autonomo si potranno celebrare anche matrimonî di fuori dagli odierni stupidi limiti d’età.

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Il vocabolo pedofilo deriva dall’aggettivo greco παιδόφιλος (si pronunzia paidòphilos), formato da paido- ‘fanciullo’ e -philo ‘caro, amorevole’, che in greco classico compare sporadicamente: lo si trova nei tardi Inni Orfici (IV secolo d.C.), e in forma comparativa femminile in Saffo (VII-VI secolo a.C.), la poetessa di Lesbo nota per le sue infatuazioni nei confronti delle allieve della scuola (il termine lesbica si deve a lei); nella forma paidophìlēs fu adoperato dall’elegiaco Teognide di Megara Nisea (VI sec. a.C.). Questo vocabolo era usato soltanto per indicare specifiche tendenze omosessuali.

Molto diffusa era invece la parola παιδεραστής (paiderastḕs), che significava ‘amante appassionato di fanciulli’, e si usava anch’esso solamente in relazione ad amori omosessuali: da essa proviene l’italiano pederasta. Questo vocabolo indicava propriamente il maschio che superasse i limiti comunemente accettati per le pratiche sodomitiche di quella società.

Nell’Antica Grecia e poi a Roma, infatti, all’omosessualità era attribuito carattere pedagogico: il maschio divenuto adulto, prima di iniziare la vita matrimoniale, e per un certo numero di anni anche dopo, di norma ma non obbligatoriamente stabiliva un legame affettivo, sentimentale e pure carnale, con un adolescente (efebo), il quale era cosí guidato alla conoscenza dell’erotismo da un uomo piú grande di lui; tutto ciò, da parte di un adulto, era ritenuto complementare alla regolare vita matrimoniale. Di questo si può trovare un esempio nella storia dell’eroe Eracle e del giovinetto Ila, rapito dalle ninfe e perciò causa di grande dolore per lo stesso Eracle (l’Hercules latino): trattarono questo tema nel III secolo d.C. Apollonio Rodio nel poema Argonautiche e Teocrito di Siracusa nel poemetto mitologico intitolato appunto Ila. Di tale sorta furono gli amori dei grandi personaggi storici greci e romani.

Se l’amore per i fanciulli diventava esagerato, l’adulto in questione era reputato paiderastḕs; quando poi un uomo ignorava i rapporti eterosessuali e si dedicava alla sola sodomia, era considerato un invertito ed era disprezzato dalla società.

Per quanto riguarda le donne, esse si sposavano nella maggior parte dei casi subito dopo essere diventate mature: di solito a tredici o quattordici anni.

In epoca contemporanea la parola pedofilia indica un’attrazione morbosa verso bambini e bambine da parte di un adulto, per esempio la si definisce “perversione sessuale caratterizzata da attrazione verso i bambini, indipendentemente dal loro sesso” (Enciclopedia Medica Garzanti, anno 1975, volume II, pagina 1170). Piú articolata la definizione dell’Enciclopedia Medica per la Famiglia (Fabbri editori, anno 1964, volume XII, pagina 3020, sotto la voce Aberrazioni sessuali): “La pedofilia è frequente e consiste nell’avere rapporti sessuali con i bambini, questa però rientra nel quadro dell’omosessualità (talvolta si tratta di rapporti con persone dell’altro sesso, ma sono sempre relazioni incomplete e ispirate dalla paura della donna adulta e del rapporto sessuale autentico)”. Nella pagina summentovata, insieme con la pedofilia, sono elencate le voci omosessualità, sadismo, masochismo, esibizionismo, voyeurismo, feticismo, necrofilia, transvestitismo e zoofilia.

Come si capisce bene, in tali definizioni si tratta di bambini, non di donne che abbiano già avuto il menarca e iniziato i normali cicli mestruali, e la suddetta attrazione morbosa non ha niente che fare con un matrimonio regolare fra un uomo e una donna: chi sostiene il contrario non soltanto è intellettualmente disonesto, ma è anche un emerito ignorante.

Inserisco l’immagine di un matrimonio islamico celebrato in Afghanistan all’inizio del 2007: la sposa ha undici anni, suo marito quaranta. Questo è ciò che avverrà anche nell’Europa musulmana prossima ventura, col permesso di Allah l’Onnipotente.


[1] Ridono meno quelle decine e decine di donne, e in misura minore uomini e bambini, che ogni anno sono ammazzati per motivi di gelosia e contrasti matrimoniali.

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