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Sono sincera ?

Un giorno, qualcuno consigliò ‘Umar ibn ‘Abdul ‘Azîz (rahimahullah) in questi termini : « Oh ‘Umar, fai attenzione a non essere l’alleato di Allah in pubblico, pur essendo il Suo nemico in segreto. Se il comportamento di qualcuno non è identico, che si trovi in pubblico o in privato, allora egli è un ipocrita, e gli ipocriti occuperanno il livello più basso dell’Inferno”.

Tra le cose più difficili che si possano acquisire vi è la sincerità, e a causa di ciò, i Pii Predecessori (As-Salâfu-Salih) cercavano di evitare che i loro atti di devozione fossero noti a tutti, e non rivelavano le loro buone azioni – allo stesso modo in cui non avrebbero rivelato quelle cattive.

Si consigliavano gli uni con gli altri tramite parole del tipo: “Non essere il nemico di Shaytan in pubblico e il suo amico in privato”; in altri termini: sìì sicuro di essere la stessa persona in pubblico e nella solitudine. In ragione di ciò, amavano restare da soli, assorti negli atti d’adorazione di cui Allah Solo (SubhanaHu waTa’ala) fosse a conoscenza.

In quanto alle azioni pubbliche, la seguente storia sarà sufficiente (come esempio):

Un allievo di ‘Abdullâh ibn Mas’ûd (radiAllahu ‘anhu) invitò un giorno a pranzo un uomo cieco, e decorò il piatto come se l’ospite avesse potuto vederlo. Quando gli venne chiesta la ragione per cui stesse decorando il cibo per un uomo che non poteva nemmeno guardarlo, rispose: “Ma Allah può vederlo!”.

Per questa ragione, una delle migliori definizioni della sincerità è di dimenticare la creazione, ricercando costantemente il Creatore (per quanto riguarda il fatto di meritare l’ammirazione per le tue azioni); ciò consiste anche nel non prestare attenzione se la gente veda sì o no il (tuo) più piccolo atto d’adorazione.

Così, quando un uomo si alza per adorare, non si preoccupa dei pensieri della gente, se costoro lo lodano o lo criticano, perché egli non vede che Allah (subhanaHu waTa’ala) dinanzi a sé, raggiungendo così il livello di al-Ihsân.

…Ed egli (l’angelo Jibrîl sotto forma umana) chiese: “Informami riguardo all’Ihsân”. Egli (il Messaggero di Allah, sallAllahu ‘alayhi waSallam) rispose: “È che tu adori Allah come se Lo vedessi; poiché, anche se tu non Lo vedi, Egli vede te” (riportato da Muslim).

Inoltre, quando qualcuno raggiunge al-Ihsân, non diviene come coloro che ‘Ali ibn Abi Talib (radiAllahu ‘anhu) descrisse a proposito della loro mancanza di sincerità : « La persona che esulta (giubila) ha tre caratteristiche : è pigra quando è sola con se stessa. È  vivace ed energica quando sta con gli altri. E moltiplica le (buone) azioni quando viene lodata, e le diminuisce quando è criticata ».

Per via della difficoltà della sincerità, essi (i Salâf) si consideravano ipocriti (come la narrazione secondo cui un Tabi’i incontrò 30 Compagni del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), e tutti temevano per se stessi l’ipocrisia). Costoro erano i Compagni del Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui), questi uomini e queste donne di cui Allah (subhanaHu waTa’ala)  era soddisfatto, e che erano soddisfatti di Allah; allora che dire di qualcuno meno elevato di loro, della gente come noi, che agiamo come se il Paradiso ci fosse garantito mentre stiamo ancora vivendo sulla Terra.

E ciò che vi è di più sorprendente è il fatto che ‘Umar ibn al-Khattâb (che Allah sia compiaciuto di lui) chiese una volta a Hudhayfah Ibnul Yamân (radiAllahu ‘anhu) se egli (‘Umar!) facesse parte degli ipocriti!

Così, non si può mai essere sinceri se si pensa di esserlo; poiché la sincerità consiste nel non accorgersi della sincerità in se stessi. E a causa della grandezza della sincerità, essi (i Salâf) dicevano che “Chiunque abbia avuto un breve momento della propria vita consacrato esclusivamente e sinceramente per l’amore di Allah, sarà salvo”, poiché ciò ha la capacità di purificarti da tutti i peccati. Una volta, uno dei Salâf constatò quanto sarebbe stato felice se soltanto avesse saputo che Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) avesse gradito anche soltanto due raka’at di preghiera provenienti da lui.

Grazie alla loro sincerità, essi vivevano una vita pura e senza ansietà né rimpianto, poiché era verso Allah che si sarebbero rivolti, sia nei giorni buoni che in quelli cattivi. Può darsi che Ibnu-l-Qayyim pensasse a questo mentre diceva: Ikhlâss waTawhîd (la Sincerità e l’Unicità, il puro monoteismo) sono un albero nel cuore, i suoi rami sono le buone azioni e i suoi frutti sono una buona vita in questo mondo e un conforto eterno nell’Aldilà; e come in Paradiso la provvigione di frutti non è interrotta né fuori portata, allo stesso modo sono i frutti dell’Unicità (Tawhîd) e della Sincerità (Ikhlâss) in questo mondo. [Cf : Al-Fawa'id – 292].

Siate allora sincere, oh schiave di Allah ! E abbandonate la sete intima della ricerca dell’attenzione, poiché il piacere a breve termine ottenuto dall’ammirazione della gente non vale veramente la Collera né il Corruccio di Allah ed Egli certamente non ignora quello che fate.

Se tu dovessi riflettere sui falliti, ti renderesti conto di quanto sia patetica la loro situazione, poiché coloro che non sono sinceri non possono vedere nulla a parte ciò che si trova dinanzi a loro, così sono incapaci di nutrire delle elevate aspirazioni e sono incapaci di subire delle prove per qualsiasi cosa lodevole.

يَعْلَمُونَ ظَاهِرًا مِّنَ الْحَيَاةِ الدُّنْيَا وَهُمْ عَنِ الْآخِرَةِ هُمْ غَافِلُونَ

essi conoscono [solo] l’apparenza della vita terrena e non si curano affatto dell’altra vita (Corano XXX. Ar-Rûm, 7)
E se potessero vedere al di là dell’apparenza esteriore di questo mondo, avrebbero saputo con certezza che la sola cosa che impedisce loro di alzare gli occhi verso il Volto di Allah (subhanaHu waTa’ala) è la morte; e non si sarebbero mai arrischiati all’assenza di sincerità per un miserabile guadagno, quale la celebrità in questo mondo; a quale velocità passa infatti questa vita, quanta gente si dimentica presto, e in definitiva com’è inutile un’azione priva di sincerità; poiché in effetti la sola persona che Shaytan è capace di sviare è colui che non sia sincero.

قَالَ فَبِعِزَّتِكَ لَأُغْوِيَنَّهُمْ أَجْمَعِينَ
إِلَّا عِبَادَكَ مِنْهُمُ الْمُخْلَصِينَ

Disse: “Per la Tua potenza, tutti li travierò, eccetto quelli, fra loro, che sono Tuoi servi protetti” (Corano XXXVIII. Sâd, 82-83)

Jazakumullahu khayran Le Jardin des Croyantes

MashaAllah, guardate come la nostra sorella francese Kenza ha saputo controbattere a un esercito di islamofobi nel corso di un dibattito televisivo>>>>>>>>>>>>>

JazahAllahu khayran!!

Grazie Silvia>>>


Per piccoli mu’minin…

Il mio comportamento a casa
(finire di colorare)

- Chiedo il permesso prima di entrare
Obbedisco al papa’ e alla mamma
Rispetto il mio fratello maggiore
Aiuto mia madre in casa
Aiuto mio padre in casa
Mi prendo cura della mia casa e degli oggetti che vi si trovano

-  Mi comporto bene a tavola

- Accolgo calorosamente gli ospiti e gli invitati
-  Amo e aiuto il mio vicino
Ripasso le lezioni quando sono a casa
Vado a dormire e mi alzo presto

- Dico “Assalamu ‘alaykum” entrando e uscendo di casa


InshaAllah potete scaricare l’album da colorare in formato pdf cliccando sul link sottostante:

coloriages.comportement

Jazakillahu khayran Oum Ibrahim

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Domanda: Cosa pensare di chi ridicolizza coloro che vestono l’hijab appropriato, e coprono il loro viso e le loro mani?

Risposta: Chiunque ridicolizzi una Musulmana o un Musulmano per il solo fatto che questi si attiene agli insegnamenti dell’Islam e li applica, è un infedele.

Ciò è valido sia che l’attacco venga rivolto all’hijab della donna, sia che riguardi qualsiasi altro argomento della Shari’ah.

Ciò è basato su un hadith riportato da Ibn ‘Umar (r), e riferito da Tabari:

In un assembramento durante la Battaglia di Tabuk, un uomo disse: “Non ho mai visto nessuno come i nostri lettori del Corano, che sia più desideroso di cibo, più falso nelle parole e più codardo quando incontra il nemico”. Un uomo gli rispose: “Hai mentito e sei un bugiardo! Lo riferirò al Messaggero di Allah (s)!”.

La notizia fu riportata al Messaggero di Allah (s) e il Corano fu rivelato.

‘Abdullah ibn ‘Umar (r) aggiunse:

Vidi quell’uomo aggrapparsi alla sella del cammello del Messaggero di Allah (s), mentre la polvere lo ricopriva, ed egli diceva: “O Messaggero di Allah, stavamo solo giocando e scherzando!…”. Ma il Messaggero di Allah (s) si limitò a recitare i versetti del Corano:

Se li interpellassi ti direbbero: “Erano solo chiacchiere e scherzi!”. Di’: “Volete schernire Allah, i Suoi segni e il Suo Messaggero?”.

Non cercate scuse, siete diventati miscredenti dopo aver creduto; se perdoneremo alcuni di voi, altri ne castigheremo, poiché veramente sono stati empi! (Corano IX. At-Tawba (Il Pentimento), 65-66)

Così, ridicolizzare i Credenti è paragonato a ridicolizzare Allah (SWT), i Suoi segni e il Suo Messaggero (s).

Shuyukh Ibn Baz, Ibn Uthaymin, Ibn Jibrin

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Se non troviamo elementi d’interpretazione nel Corano, né nella Sunnah e gli ahadîth del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), dobbiamo rivolgerci ai racconti autentici risalenti ai Sahaba (Compagni del Profeta, che Allah sia soddisfatto di tutti loro), poiché essi conoscevano meglio di noi l’interpretazione del Corano. In effetti, il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) rese espliciti per essi i significati del Corano (ma’ânî al-Qur’ân), lo spiegò loro nel suo insieme e chiarì le eventuali difficoltà.

D’altra parte, i Compagni (radiAllahu ‘anhum) conoscevano l’interpretazione del Sublime Corano meglio di noi, poiché assistettero alle circostanze relative alla Rivelazione, e grazie alla perfetta comprensione che era loro propria, così come la scienza corretta, le opere pie, il cuore illuminato e l’intelligenza che li caratterizzava, soprattutto i Grandi tra essi e i Sapienti, come i quattro Califfi Benguidati e ‘Abdullah ibn Mas’ûd, ‘Ubayy ibn Ka’b, Zayd ibn Thâbit, ‘Abdullah ibn ‘Abbâs e i loro simili (che Allah si compiaccia di tutti loro).

Alcuni ricorderanno il racconto narrato da Abû AbdurRahmân as-Sulamî, il nobile Tabi’ (Successore), riguardante i Grandi Memorizzatori del Corano tra i Sahâba del Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam), secondo cui ogni volta che essi studiavano dieci versetti della Rivelazione, non passavano a (studiare) quelli successivi senza aver prima compreso pienamente la scienza racchiusa in quei dieeci versetti e le azioni che essi prescrivevano. Dicevano: “Apprendemmo in questo modo il Corano, il Sapere in esso racchiuso e il comportamento che implica, entrambe le cose parallelamente”.

Si narra, secondo il nobile Compagno ‘Abdullah ibn Mas’ûd (radiAllahu ‘anhu): “Colui che cerchi un esempio (da seguire), che prenda i Compagni del Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) come esempi. Di questa Ummah, essi possedevano i migliori cuori, la scienza più profonda, l’attitudine più modesta, il comportamento meglio guidato e il migliore stato. Allah (subhânaHu waTa’ala) li scelse per accompagnare il suo Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) e per stabilire la Sua Religione. Dunque riconoscete i loro meriti e seguite i loro passi”.

L’Imâm Ahmad e al-Bayhaqî narrano che ash-Shâfi’î (che Allah abbia misericordia di lui) menzionò i Compagni nella sua Antica Epistola. Dopo averli lodati come si conviene, disse: “Essi ci superano in ogni scienza e ijtihâd, nella pietà e nella ragione, e in ogni cosa che completi una scienza o permetta di dedurre un giudizio. I loro verdetti sono i migliori per noi e sono ai nostri occhi migliori dei nostri propri verdetti per noi stessi”[1]

Si riportano in materia di esegesi numerose tradizioni risalenti ai Compagni (radiAllahu ‘anhum), che vanno dal sahîh (autentico) all’hasan (buono), al da’îf (debole), la munkar (inaccettabile), al mawdû’ (inventato, completamente fabbricato), e tutto ciò che proviene dalle isrâ’îliyyât (racconti provenienti da fonti israelitiche) o vi si riferisca.

Gli Imâm dell’Hadîth e i suoi Eruditi si occuparono di analizzare criticamente queste tradizioni, distinguendo ciò che è accettabile da ciò che deve essere rigettato, ciò che è superfluo da ciò che è prezioso. Ma queste tradizioni sono disseminate in numerose opere e necessitano uno sforzo colossale per reperirle e una grande pazienza per catalogarle e trarne profitto.

I detti dei Compagni (radiAllahu ‘anhum) in materia di Tafsîr

I Sapienti divergono riguardo ai propositi dei Sahâba (radiAllahu ‘anhum) in materia di esegesi: essi devono essere considerati come marfû’ (elevati, ossia risalenti al Profeta, sallAllahu ‘alayhi waSallam), oppure mawqûf (fermi, arrestati, ossia attribuibili soltanto ai Sahâba)? Alcuni ritengono che l’interpretazione di un Compagno debba essere considerata come risalente al Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui), e questa è l’opinione di Al-Hâkim nel Mustadrak.[2]

Abû al-Khattâb, uno dei grandi Imâm Hanbaliti, disse: “È possibile non tenere conto dell’interpretazione dei Sahâba se si considera che i loro propositi non costituiscono una prova in sé”.

Ma l’opinione corretta è quella che ne tiene conto, poiché le parole dei Compagni provengono dalla trasmissione, e non dall’opinione personale. L’opinione di Al-Hâkim e di coloro che lo sostenevano fu contraddetta dall’Imâm as-Salâh e da altri critici successivi. Essi sostennero che le narrazioni dei Sahâba (radiAllahu ‘anhum) devono essere considerate specificamente in tutto ciò che riguarda le circostanze della Rivelazione o assimilate, non mettendo in gioco l’opinione personale. Al contrario, tutto ciò che riguarda la linguistica o i giudizi derivanti dall’ijtihâd non può essere considerato come risalente (marfû’) al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam)[3].

Al-Hâkim stesso precisò nella sua opera ‘Ulûm al-Hadîth: “Tra i mawqûfât (tradizioni che si arrestano ai Compagni), vi è l’esegesi dei Compagni. Coloro che ritengono che l’esegesi dei Compagni sia elevata (marfû’), intendono (con ciò) le tradizioni riguardanti le circostanze della Rivelazione”. Così, fu restrittivo in questa opera, mentre era rimasto sulle linee generali nel Mustadrak. Forse era già ciò che egli intendeva nel Mustadrak, oppure egli ritornò sulla sua opinione in seguito.

I critici tra i Sapienti, come il grande Hâfiz Ibn Hajar, sono dell’opinione che i detti dei Compagni (radiAllahu ‘anhum) in materia di esegesi sono considerati come risalenti al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) a due condizioni:

1. Che ciò si riferisca ad un dominio in cui non vi sia alcuno spazio per l’opinione, come le circostanze della Rivelazione, la descrizione della Resurrezione e il Giorno del Giudizio, e così via.

2. Che il Compagno in questione non sia noto per i suoi riferimenti alla Gente del Libro convertita all’Islâm. In altri termini, che non sia noto per la trasmissione delle isrâ’iliyyât.[4]

Infatti, l’etica dei Sahâba e le loro abitudini erano tali, che essi non si esprimevano sulle questioni che escludevano ogni opinione personale se non basandosi sull’ascolto e su ciò che è conosciuto come tawqîf (decretato). Non fornivano un’interpretazione seguendo la loro propria opinione. Per ciò che riguarda l’ascolto, si tratta più precisamente di ciò che essi intesero direttamente da parte del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) oppure ciò che ascoltarono dalla Gente del Libro che abbracciò l’Islâm. Si tratta dunque sempre dell’una o dell’altra fonte.

Questa seconda condizione (quella riguardante la narrazione delle isrâ’îliyyât) illustra la profondità d’analisi degli Imâm e dei critici degli ahadîth, e prova che essi non si lasciavano ingannare dalle isrâ’îliyyât trasmesse da alcuni Sahâba, poiché sapevano perfettamente che tali racconti erano menzogneri e non appartenevano alle fonti islamiche.

D’altronde, numerosi Tabi’în (Successori) evitavano di trasmettere le narrazioni dei Compagni che facevano riferimento alla Gente del Libro. La migliore illustrazione di questo fatto è la testimonianza di Abû Hurayra (radiAllahu ‘anhu), secondo cui ‘Abdullah ibn ‘Amr ibn al-’Âs (radiAllahu ‘anhu) narrò più ahadîth di lui (cfr. Bukhârî nel suo Sahîh). Malgrado ciò, le tradizioni trasmesse da Ibn ‘Amr sono meno numerose di quelle provenienti da Abû Hurayra. Ciò si spiega col fatto che Ibn ‘Amr aveva messo le mani sull’equivalente del carico di due cammelli in libri degli Ahlu-l-Kitâb durante la battaglia di Yarmûk, e utilizzava, in seguito, tali fonti nelle sue narrazioni. Per questo motivo, alcuni narratori evitarono di trasmettere i suoi detti, e ciò spiega come siano stati trasmessi da lui meno ahadîth che da Abû Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui).[5]

Esempi di esegesi dei Sahâba (radiAllahu ‘anhum)

A titolo d’esempio, si narra che Salama ibn al-Akwa’ disse, riguardo all’interpretazione del passaggio:

وَعَلَى الَّذِينَ يُطِيقُونَهُ فِدْيَةٌ طَعَامُ مِسْكِينٍ

…Ma per coloro che a stento potrebbero sopportarlo, c’è un’espiazione: il nutrimento di un povero… (Corano II. Al-Baqara, 184)

Che quando questo versetto fu rivelato, coloro che volevano rompere il digiuno e pagare una compensazione lo facevano, finché il versetto seguente fu rivelato:

فَمَنْ شَهِدَ مِنْكُمُ الشَّهْرَ فَلْيَصُمْهُ

…Chi di voi ne testimoni l’inizio, digiuni… (Corano II. Al-Baqara, 185)

ed esso abrogò il precedente.[6]

D’altra parte, Bukhârî narra nel suo Sahîh, da Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) che questo versetto non è abrogato, e riguarda le persone anziane che non hanno la forza di digiunare. Devono dunque compensare ogni giorno di digiuno mancato nutrendo un povero. Ciò è corretto se si interpreti “al-itâqah” come la capacità di sopportare una cosa, ma con grande difficoltà, come testimonia la lettura “yutawwaqûnahu“. Ma la lettura più diffusa testimonia a favore della prima opinione. Oltre che un esempio di esegesi dei Sahâba, questa è dunque anche un’illustrazione delle loro divergenze in materia di Tafsîr.

Allo stesso modo, è riportato che riguardo la Parola dell’Altissimo:

أَوَلَمْ يَرَ الَّذِينَ كَفَرُوا أَنَّ السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضَ كَانَتَا رَتْقًا فَفَتَقْنَاهُمَا وَجَعَلْنَا مِنَ الْمَاءِ كُلَّ شَيْءٍ حَيٍّ أَفَلَا يُؤْمِنُونَ (30)

Non sanno dunque i miscredenti che i cieli e la terra formavano una massa compatta (ratqan)? Poi li separammo e traemmo dall’acqua ogni essere vivente. Ancora non credono? (Corano XXI. Al-Anbiyâ’, 30)

che Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) disse: “Il cielo era una massa compatta, non pioveva assolutamente. La terra era una massa compatta, non vi cresceva nulla. Allora, Allah (subhânaHu waTa’ala) strappò l’uno facendo scendere la pioggia, e strappò l’altra facendone crescere delle piante”. Colui che aveva interrogato Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) tornò da Ibn ‘Umar (che Allah si compiaccia del padre e del figlio) e gli riferì le parole di Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu). Ibn ‘Umar allora esclamò: “Finora, trovavo Ibn ‘Abbâs troppo temerario nell’interpretazione del Corano, e ciò mi dispisaceva. Ma ora, ho la certezza che egli possiede una scienza”[7]

Così, è riportato che ‘Urwah ibn az-Zubayr, il nipote di ‘Aisha (radiAllahu ‘anha) le chiese una spiegazione riguardante il versetto:

وَإِنْ خِفْتُمْ أَلَّا تُقْسِطُوا فِي الْيَتَامَى فَانْكِحُوا مَا طَابَ لَكُمْ مِنَ النِّسَاءِ مَثْنَى وَثُلَاثَ وَرُبَاعَ

E se temete di essere ingiusti nei confronti degli orfani, sposate allora due o tre o quattro tra le donne che vi piacciono (Corano IV. An-Nisâ’, 3)

Ella gli rispose: “Nipote mio, la ragazza cresceva a casa del suo tutore e condivideva la sua fortuna. Poi la bellezza della ragazza e la sua fortuna incontravano il favore del tutore, che cercava di sposarla senza offrirle la dote che meritava, ossia una dote equivalente a quella che le avrebbe offerto un estraneo. Ciò fu vietato, a meno che il tutore desse prova di equità, offrendo alla giovane ciò che ella meritava di meglio. In mancanza di ciò, venne ordinato agli uomini di cercare delle spose altrove (non tra le orfane sotto la loro tutela)”.[8]

Per quanto riguarda la Sûra CX:

إِذَا جَاءَ نَصْرُ اللَّهِ وَالْفَتْحُ (1) وَرَأَيْتَ النَّاسَ يَدْخُلُونَ فِي دِينِ اللَّهِ أَفْوَاجًا (2) فَسَبِّحْ بِحَمْدِ رَبِّكَ وَاسْتَغْفِرْهُ إِنَّهُ كَانَ تَوَّابًا (3)

Quando verrà l’ausilio di Allah e la vittoria, e vedrai le genti entrare in massa nella religione di Allah, glorifica il tuo Signore lodandoLo e chiediGli perdono: in verità Egli è Colui che accetta il pentimento (Corano CX. An-Nasr, 1-3),

Bukhârî cito Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu), secondo una catena di garanti attraverso Sa’îd ibn Jubayr: “‘Umar (radiAllahu ‘anhu) mi ammetteva (alle riunioni) insieme ai Reduci di Badr. Uno di essi sembrò provare una certa contrarietà, e gli chiese: “Perché lasci entrare costui insieme a noi, quando noi abbiamo dei figli della sua età?”. ‘Umar (radiAllahu ‘anhu) rispose: “Sapete bene chi è” (intendendo dire: il cugino del Profeta, sallAllahu ‘alayhi waSallam). Poi, un giorno, li invitò e mi ammise insieme a loro. Risultò che mi aveva invitato, quel giorno, per dimostrare loro qualcosa. Chiese loro: “Che cosa dite a proposito della Sûra Quando verrà l’ausilio di Allah e la vittoria…?”. Alcuni risposero: “Allah (subhânaHu waTa’ala) ci ordina di glorificarLo e di chiederGli perdono quando ci accorda il Suo soccorso (ausilio) e ci dona la vittoria”. Gli altri tacquero. Allora, mi chiese: “La tua opinione è la stessa, Ibn ‘Abbâs?”, ed io risposi di no. Mi chiese: “Come la commenti, allora?”. Risposi: “Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) informò (con questa Sûra) il Suo Messaggero (pace e benedizioni di Allah su di lui) che la sua ora era prossima. Gli disse: Quando verrà l’ausilio di Allah e la vittoria, ciò significa: la tua ora è prossima; dunque glorifica il tuo Signore lodandoLo e chiediGli perdono: in verità Egli è Colui che accetta il pentimento“. ‘Umar (radiAllahu ‘anhu) esclamò: “In effetti, non ne conosco un’altra interpretazione”.”

Ugualmente, Bukhârî riportò nel suo Sahîh, citando debitamente la catena di trasmissione, che Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) disse a proposito di Sûratu-l-Kawthar (n° CVIII): “Al-Kawthar è il bene che Allah gli accordò (al Profeta, sallAllahu ‘alayhi waSallam)”. Abû Bishr disse: “Dissi a Sa’îd (il discepolo di Ibn ‘Abbâs) che la gente sosteneva che si trattasse di un fiume nel Paradiso. Sa’îd rispose: “Il fiume fa parte dei beni che Allah gli concesse”.”

In effetti, non vi è alcuna contraddizioone tra questa interpretazione e le tradizioni autentiche risalenti al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), poiché il fiume di Al-Kawthar fa parte di questo bene abbondante che ingloba tra l’altro lo statuto di Profeta (an-Nubuwwa) e di Messaggero (ar-Risâla), così come il Sublime Corano e la Nobile Sunnah.

Le interpretazioni dei Tabi’în (Successori)

I Sapienti divergono sullo statuto delle interpretazioni dei Successori [È un Tabi' – Successore colui che incontrò un Compagno essendo credente, che l'abbia ascoltato oppure no, e qualunque sia la durata del loro incontro].

Alcuni considerano che esse facciano parte del ma’thûr (ossia delle tradizioni), poiché è molto probabile che le abbiano apprese dai Sahâba (che Allah sia soddisfatto di loro). Altri le considerano come un’interpretazione personale e un’esegesi per opinione e lo sforzo intellettuale, e ciò a causa delle loro divergenze molto più frequenti rispetto a quelle dei Compagni.

Az-Zarkashî disse in Al-Burhân: Esistono due posizioni secondo Ahmad[9] per ciò che riguarda i richiami ai Successori; Ibn ‘Uqayl scelse di non utilizzarli. D’altronde, è riportato che Shu’ba Ibn Al-Hajjâj disse: “I detti dei Tabi’în nel dominio dei rami (furû’, in opposizione ai fondamenti/usûl) non costituiscono una prova; allora come potrebbero essere considerati come una prova nel Tafsîr?”.

Tuttavia, i Mufassirîn (Esegeti) agiscono contrariamente a questa opinione, poiché nelle loro opere riportano i propositi dei Successori, considerando che la maggior parte di essi provenga in realtà dai Sahâba (radiAllahu ‘anhum).

L’opinione più corretta consiste nel dire che ciò che raccoglie l’unanimità dei Successori fa autorità, poiché (significa che) essi l’hanno raccolto dai Sahâba; invece, per i punti su cui divergono, l’opinione degli uni non vale più di quella degli altri, né più di quella delle generazioni seguenti. In tal caso, è compito dell’esegeta ricorrere alle vie e ai mezzi che permettano di trovare la buona interpretazione.[10]

Vi sono nei Tafasîr (Commentari del Sublime Corano) innumerevoli tradizioni risalenti ai Successori, soprattutto dei discepoli di Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu): Mujâhid Ibn Jabr, Sa’îd Ibn Jubayr, il suo servitore ‘Ikrima, ‘Atâ’, ed altri ancora.

Ibn Jarîr (Tabarî) ne citò un numero considerevole nel suo Tafsîr, così come Suyûtî nella sua opera ad-Durr al-Manthûr, Al-Baghawî, Ibn Kathîr e molti altri. Analizzeremo in seguito, inshaAllah, il valore scientifico delle interpretazioni dei Successori.

dal libro di shaykh Muhammad Abû Shahbah

“Al-Isrâ’îliyyât wa-l-Mawdû’ât fî Kutub at-Tafsîr”,

Edizioni “Maktabat as-Sunnah”, 4ª ed., Il Cairo 1988

fonte: Islamophile


[1] ‘Ulûm al-Hadîth di Ibn as-Salâh, pag. 263

[2] Egli mirava, con la redazione di quest’opera, a raccogliere gli ahadîth autentici che erano sfuggiti ai due Imâm, Bukhârî e Muslim, e che erano conformi ai loro criteri di autenticità, o almeno conformi ai criteri di uno dei due. Aggiunse poi una seconda parte, in cui classificò gli ahadîth che il suo ijtihâd personale lo aveva condotto ad autentificare, anche se non erano conformi ai precedenti criteri. Ma tale iniziativa non fu esente da errori.

[3] ‘Ulûm al-Hadîth commentato da al-’Irâqî, pag. 53

[4] Nuzhat an-Nadhar Sharh Nukhbat al-Fikr, pag. 43

[5] Fath al-Bârî, vol. 1, pag. 167

[6] Sahîh al-Bukhârî, Libro dell’Esegesi, Sûratu-l-Baqara, sezione “Chi di voi ne testimoni l’inizio, digiuni!”

[7] Citato da Abû Nu’aym in Hilyat al-Awliyâ’ e narrato da Suyûtî in Al-Itqân, vol. 2, pag. 187

[8] Sahîh al-Bukhârî, Libro dell’Esegesi, Sûratu-n-Nisâ’, sezione “E se temete di essere ingiusti nei confronti degli orfani”

[9] Al-Itqân, vol. 12, pag. 179

[10] Muqaddima fî usûl at-Tafsîr (Introduzione ai fondamenti dell’Esegesi), pag. 50

Sono un negro dei campi

بسم الله الرحمان الرحيم


Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo


Devo dire una cosa, poi mi siedero’. Quando c’era la schiavitù, quando la gente come me parlava agli schiavi, i bianchi non la uccidevano; le mandavano dietro qualche vecchio negro domestico per disfare quello che aveva detto. Per capire questo bisogna leggere la storia della schiavitù.
Allora c’erano due tipi di negri: il vecchio negro domestico e il negro dei campi. Il negro domestico faceva sempre la guardia per il suo padrone. Quando i negri dei campi uscivano troppo dai ranghi, li rimetteva in riga. Li riportava alla piantagione.
Il negro domestico poteva permettersi di fare cosi’, perché viveva meglio del negro dei campi. Mangiava meglio, vestiva meglio e viveva in una casa migliore. Viveva vicinissimo al padrone… nella soffitta o nel seminterrato. Mangiava il cibo del padrone e indossava i suoi stessi abiti. Il negro domestico poteva parlare come il padrone e aveva una buona dizione. Amava il padrone più di quanto il padrone amasse se stesso. Questo è il motivo per cui non voleva che al padrone capitasse qualcosa.
Se il padrone stava male, diceva: “Cosa c’è padrone? Siamo ammalati?”. Se la casa del padrone andava in fiamme, cercava di spegnere il fuoco. Non voleva che la casa del padrone bruciasse. Non avrebbe mai voluto che la proprietà del padrone fosse minacciata. Ed era più sulla difensiva di quanto lo fosse il suo padrone. Ecco cos’era il negro domestico.
Poi c’erano i negri dei campi, che vivevano in capanne e non avevano niente da perdere. Avevano i peggiori vestiti. Mangiavano il cibo peggiore. Vivevano una vita d’inferno. Pativano il tormento della frusta. Odiavano questa terra. Sapete cosa facevano? Se il padrone si ammalava, pregavano che morisse; se la casa del padrone andava a fuoco, pregavano perché soffiasse il vento. Questa era la differenza tra il negro domestico e il negro dei campi.
E oggi ci sono ancora i negri domestici e i negri dei campi.
Io sono un negro dei campi. Se non posso vivere in una casa come un essere umano, prego perché soffi il vento. Se il padrone non mi tratta giustamente e si ammala, indichero’ al medico un’altra casa. Ma se tutti noi potremo vivere come esseri umani, allora sono per una società di esseri umani che possa praticare la fratellanza.

Prima di sedermi, voglio ringraziarvi per avermi ascoltato. Spero di non aver messo in imbarazzo nessuno di voi. Non volevo tentare di eccitarvi per farvi fare qualcosa che non avreste comunque fatto.

Prego che Allah benedica tutto cio’ che fate. Prego perché cresciate intellettualmente, cosi’ da poter capire i problemi del mondo e come vi possiate collocare nella maniera migliore in questo quadro del mondo.
E prego che svanisca tutta la paura che oggi si manifesta nel vostro cuore; e quando capirete che il bianco – quando l’avrete conosciuto – non è che un codardo, non avrete più paura di lui. Se non fosse un codardo, non si comporterebbe da banda contro di voi. Agiscono in bande, e questo è da codardi. Si mettono il lenzuolo per non farsi riconoscere, e questo è da codardi.
Verrà il tempo in cui quel lenzuolo sarà strappato via. Se il governo federale non glielo strapperà, lo strapperemo via noi. Grazie.

Selma, Alabama, Stati Uniti d’America,
4 febbreio 1965

El-Hajj Malik Al-Shabazz (Malcolm X) (19325-1965),
che Allah l’Altissimo abbia misericordia di lui

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, l’Onnimisericordioso, Colui che dona misericordia

Nell’Andalusia musulmana, Cristiani ed Ebrei godevano dello statuto di “Dhimmi”: venivano protetti nelle loro persone e nei loro beni, ed avevano il diritto di praticare il loro culto.
dopo la “Reconquista”, terminata nel 1492 con la caduta dell’ultimo Emirato di Granada, Musulmani ed Ebrei furono in fasi successive espulsi nel più crudele dei modi, perdendo per via tutti i loro beni e, talvolta, la vita.
I superstiti vennero costretti a convertirsi al Cattolicesimo Trinitario, e l’istituzione dell’Inquisizione (con il supporto dei vecchi-cristiani, che agivano da spie in modo capillare) per secoli arresto’, torturo’, condanno’ a pene infamanti, e in molti casi ad essere bruciati vivi sul rogo, tutti coloro che essa riteneva colpevoli di “eresia”. Ne faceva parte qualsiasi Musulmano che non avesse accettato, foss’anche nel privato delle mura domestiche, di rinnegare le Testimonianza di Fede: LÂ ILÂHA ILLÂ ALLÂH…

E’ mio dovere gridare all’Universo come
la nostra celebre Andalusia
sotto il giogo degli infedeli, peccatori e miscredenti
è odiosamente asservita.
Viviamo come tanti agnelli terrorizzati,
circondati dall’orda dei lupi,
che vogliono la nostra morte e ci infliggono dei colpi
senza sosta, con ferocia.
Vogliono, con la violenza, ottenere che i nostri fratelli
si sottomettano alla loro legge,
che davanti ai loro idoli, in ginocchio, le nostre preghiere
ci convertano alla loro fede.
Viviamo nella paura che tortura la nostra anima
e nei tormenti perpetui.
Per farci adorare le loro immagini infami
le loro campane lanciano i loro appelli.
Vogliono la nostra morte, e ciascuna spia ci tiene gli occhi addosso,
come farebbe un avvoltoio.
Utilizza, per lodare Allah, la lingua del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam),

e scomparirai senza ritorno!
Per braccare ogni sospetto
impiegano tanti sbirri
che, foss’anche a cento leghe, un bel giorno viene catturato!
In una segreta sinistra viene gettato, oh martire!
nella quale senza sosta gli gridano:
“Rifletti, rifletti!”.
Questa parola spacca ancora il timpano del disgraziato
disteso al suolo, con gli occhi pieni di lacrime.
Giacente, giorno dopo giorno, nella sua cella oscura,
la sua pazienza infinita è il suo solo ricorso.
Gli sembra quasi che un laido abisso stia per inghiottirlo,
qualche oceano senza fine che non potrà mai attraversare.
Ecco che lo trascinano nella camera della tortura,
legato al cavalletto, il suppliziato subisce
l’orrenda frantumazione delle sue ossa.
I cristiani sprezzanti si riuniscono presto
nella Piazza centrale, dove è stato innalzato
il più temibile palco.
Chiamano questo giorno quello del Giudizio,
di giallo rivestono coloro
che non hanno condannato a morte.
Preceduti dalle statue, gli altri prigionieri
verso il fuoco del rogo, in gregge, sono condotti,
questo rogo dove li attende una morte terrificante.
In un cerchio infiammato il pericolo ci serra,
non vi è alcun tormento, su questa terra,
che giorno e notte non ci opprima.

I Musulmani illuminarono l’Europa, apportando le più alte conoscenze scientifiche nei campi della medicina, della matematica, dell’astronomia… fino all’igiene quotidiana.
Ed ecco quale fu il ringraziamento.
E questa “civiltà occidentale” pretende ancora di avere delle lezioni da impartirci?!
Aspettando, inshaAllah, la riconquista islamica dell’Andalusia… Aspettando Fathu-r-Rûm…
Non c’è forza né potenza se non in Allah!

Jazakumullahu khayran Ansâr al-Haqq

Al-Ghurabâ’

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Il Messaggero di Allah (s) disse:

بدأ الإسلام غريبا وسيعود كما بدأ غريبا فطوبى للغرباء

“In verità l’Islam cominciò gharîb (come qualcosa di strano, estraneo). Ed esso ritornerà gharîb così come cominciò. E (l’albero di) Tûba è per i Ghurabâ’ (estranei, strani)”. (Sahih Muslim)

La parola araba Ghuraba’ غُرَباء è il plurale di Gharîb غَريب (estraneo, strano, alieno, straniero), derivato dalla radice غَرُبَ GhaRuBa (vedi note).

L’hadith sopra riportato è una promessa del Messaggero di Allah (s), di cui Allah (SWT) dice nel Sublime Corano:

مَا ضَلَّ صَاحِبُكُمْ وَمَا غَوَى (2) وَمَا يَنْطِقُ عَنِ الْهَوَى (3) إِنْ هُوَ إِلَّا وَحْيٌ يُوحَى (4)

Il vostro compagno non è traviato, non è in errore; e neppure parla d’impulso: non è che una Rivelazione ispirata… Corano LIII. An-Najm, 2-4

L’hadith riferitoci dalla lingua Benedetta di Muhammad (s) ci mostra la vera natura della Rinascita Islamica. Anche ciò che accadde 1400 anni fa nella Penisola Arabica aveva questa natura della ‘estraneità’, ed effettivamente la Rinascita che noi stiamo testimoniando nel nostro tempo ha esattamente la stessa natura. È così perché la storia ci dimostra che all’inizio dell’Islam coloro che respinsero la Fede in Allah (SWT) e lo disubbidirono superavano in numero quelli che furono fedeli ad Allah (SWT) e al Suo Messaggero (s).
Quelli che confermarono l’Unicità di Allah (SWT) furono sempre la minoranza, e così divennero gli ‘estranei’ nella comunità, poiché andavano contro la corrente della società dove vivevano.

Shaykh Jamal ud-Dîn Zarabozo delinea questo concetto nella “Preghiera del Venerdì (parte III, pag. 62)”.

Allah (Ta’la) dice nel Sublime Corano:

وَمَا أَكْثَرُ النَّاسِ وَلَوْ حَرَصْتَ بِمُؤْمِنِينَ (103)

La maggior parte degli uomini non crederanno, nonostante il tuo ardente desiderio Corano XII. Yusuf, 103

Allah (SWT) dice anche:

فَأَبَى أَكْثَرُ النَّاسِ إِلَّا كُفُورًا (89)

… La maggior parte di loro (degli uomini) rifiuta (tutto quanto) eccetto la miscredenza. Corano XVII. Al-Isra’, 89


In un altro versetto ancora, Allah (Ta’la) dichiara:

لَقَدْ جِئْنَاكُمْ بِالْحَقِّ وَلَكِنَّ أَكْثَرَكُمْ لِلْحَقِّ كَارِهُونَ (78)

Già vi portammo la verità, ma la maggior parte di voi detestava la verità Corano XLIII. Az-Zukhruf, 78

In questi versetti e in altre parti del Sublime Corano, Allah (SWT) ci ha informati sul fatto che la maggioranza degli uomini rifiuta di seguire la Verità. Un hadith riportato nel Sahih Muslim testimonia che, di tutta l’umanità, 999 persone ogni 1000 saranno nel Fuoco dell’Inferno…

Ciò significa che i Veri Credenti saranno sempre in minoranza. Quando si guarderanno intorno, vedranno che la maggioranza degli uomini gira le spalle agli insegnamenti e alla Guida di Allah (SWT). Essi preferiscono l’incredulità (la miscredenza) e la disubbidienza alla Fede e all’obbedienza ad Allah (SWT).

Il Credente sembrerà come un estraneo in mezzo a loro. Le sue opinioni, azioni e modo di vita saranno completamente diverse dalle loro. I miscredenti faranno del loro meglio per farlo sentire un estraneo, qualcuno che non appartiene al loro gruppo, qualcuno con le idee e gli atteggiamenti strani. I Credenti potranno essere messi in ridicolo o sottoposti a pressioni psicologiche; i mass media potranno attaccarli, e così via…

“In verità l’Islam cominciò come qualcosa di strano (estraneo)…”

Questa estraneità non è una novità in questa Ummah, in quanto appartenne a tutti i Profeti e Messaggeri prima di Muhammad (s). Tra essi ci fu il grande messaggero Nuh (Noè, ‘alayhi-s-salam*), che fece Da’wah alla sua gente per 950 anni, ma il suo popolo rigettò il Messaggio e lo beffò. Lut (Lot*) fece Da’wah alla sua gente, ma i kuffar in risposta lo beffarono e tentarono di esiliarlo e attentarono al suo onore. Ibrahim (Abramo*) invitò la sua gente ad Allah (SWT) andando contro la tradizione della sua comunità, e di conseguenza fu perseguitato e gettato nel fuoco. Anche Musa (Mosè*) invitò il Faraone e i Figli di Israele ad adorare solo Allah (SWT); il primo respinse il suo invito dal primo giorno e fu distrutto; i secondi, invece, in assenza di Musa (*) adorarono un vitello all’infuori di Allah (SWT).

‘Isa ibnu Maryam (Gesù figlio di Maria*) invitò la gente ad adorare solo Allah (SWT), e dovette pagarne il prezzo come i suoi predecessori; fu beffato e perseguitato dalla sua stessa gente, così Allah (SWT) lo innalzò ed egli (*) è vivo fino ai nostri giorni e ritornerà prima del Giorno del Giudizio.

Poi, come possiamo dimenticare il più nobile dei figli di Adamo, Muhammad ibn ‘Abdillah (s)?… La sua intera biografia dall’inizio alla fine ci mostra come resistette con l’invito al Tawhid (Unicità di Allah (SWT)), allo stesso modo dei Profeti che vissero prima di lui. Anche nel suo caso, la sua stessa gente si rivoltò contro di lui e lo beffò; e questa persona veritiera e fidata fu dall’oggi al domani classificato come un ‘mago’, un ‘poeta’, un ‘pazzo’… e così via…
Così, i Musulmani della prima generazione erano davvero in stato di Ghurbah (estraneità, bando, esilio), così come disse il Messaggero di Allah (s):

“in verità l’Islam cominciò come qualcosa di strano (estraneo)…”

“…ed esso ritornerà strano (estraneo) così come cominciò…”

Ciò indica che il ritorno dell’Islam è una realtà e che deve prendere la stessa strada e metodologia, e deve attraversare le stesse fasi di difficoltà, fatica e sofferenza che i primi Musulmani attraversarono.
È inevitabile che questo percorso di rinascita islamica debba consistere nella ferma Fede in tutto ciò che Allah (SWT) ha rivelato. Allo stesso modo, è inevitabile che i Musulmani debbano attraversare sofferenza, lotta senza fine, persecuzione, esilio e tutto ciò che la prima generazione di questa Ummah attraversò per la propria giusta Fede…

La Storia è stata testimone del ‘declino’ dell’Islam, con il passare del tempo, fino al momento in cui i Musulmani rimasero senza ‘Khilafah’ (Califfato), ed il kufr (miscredenza) e lo shirk (politeismo, l’associare qualcosa o qualcuno ad Allah (SWT)) cominciarono a prendere piede nelle fila dei Musulmani nelle loro varie forme, per esempio il ‘laicismo’. Gli ‘innovatori’ e coloro che seguivano soltanto i propri desideri alla fine riuscirono a propagare le loro ‘malattie’ in tutta la terra islamica. Gli aggressivi kuffar (miscredenti) invasero le terre islamiche imponendo la loro ‘religione del kufr’ alla popolazione Musulmana. Anche dopo essere andati via, sistemarono una persona dal nome islamico che perfezionò lo stesso kufr come i suoi predecessori. Questo portò ad un ‘affievolimento’ dell’Islam dalle vite dei Musulmani.

In mezzo a questa calamità, Allah (SWT) elevò fra questa Ummah varie personalità tra i Sapienti, i Du’at (coloro che invitano all’Islam), gli intellettuali, gli autori e i Mujahidin per aiutare e soccorrere la Sua Religione (Din). La comparsa di queste personalità non è una novità di questo secolo, in quanto queste persone apparvero in tutte le epoche della storia islamica. È la Promessa di Allah (SWT), come disse la lingua benedetta del Suo Messaggero (s): “Non cesseranno mai di esserci persone nella mia Ummah che difenderanno la causa della Verità; nessuno di coloro che si opporrà loro potrà nuocere alla loro anima. E sarà così fino al Giorno del Giudizio”.
Essi guariranno questa Ummah dalla malattia e dalla corruzione e si comporteranno come scudi contro credenze estranee, ideologie e innovazioni che portano via la bellezza dell’Islam.
Queste persone sono davvero un numero ridotto, di conseguenza diverranno vittime della ‘estraneità’. Così come disse il Profeta (s): “Essi saranno coloro che rimarranno giusti quando le persone saranno divenute corrotte” (Ahmad, Ibn Hibban e altri, Sahih).

O, in un’altra narrazione: “…un gruppo piccolo di persone pie in un grande gruppo di persone malvagie. Quelli che li disubbidiranno saranno più di quelli che li ubbidiranno” (Ahmad, Ibn Hibban e altri, Hasan).

Oggi, con la Grazia di Allah (SWT), noi possiamo vedere il ritorno dell’Islam di fronte ai nostri occhi, con il ritorno della gioventù all’Islam e al Jihad.
Molti di noi che cominciano a praticare questa Religione (Din) molto probabilmente andranno incontro alla fase iniziale di ‘estraneità’.
Quando una persona comincia ad avere interesse per l’Islam, la società materialista attorno a lui/lei comincia a vedere costui come un ‘estraneo’. Quando questo interesse conduce una persona ad aumentare la sua Conoscenza dell’Islam, questa persona diviene più di un estraneo, quando inizia a spendere un po’ del suo tempo a leggere i cosiddetti ‘libri religiosi’, mentre “il suo tempo avrebbe potuto impiegarlo nella lettura dei romanzi d’amore”.
Poi questa persona comincia a praticare la propria Religione, facendo ‘Udhu (purificazione), compiendo la Salat (adorazione, preghiera) cinque volte al giorno, pagando la Zakat (imposta di purificazione), digiunando nel mese di Ramadan, andando all’Hajj (Pellegrinaggio). Se questa persona è un fratello, crescerà poi la barba, e se è una sorella porterà l’Hijab islamico, e così diverrà anche più di un’estranea nella sua stessa famiglia!
Poi questa persona assumerà sulle proprie spalle il dovere di diffondere il Messaggio di Allah (SWT), o parlando alla pecora smarrita di questa Ummah faccia a faccia, o scrivendo articoli, o dando lezioni. Così diverrà un estraneo anche tra quei Musulmani che praticano le basi dell’Islam, ma non assumono la responsabilità di esporlo ad altri. Poi questa persona farà un passo più lontano, e dedicherà la sua vita alla Ricerca della Conoscenza Islamica, o vivendo la sua intera vita su una montagna, in trincee, scrivendo la Storia dell’Islam col suo sangue…
Questa persona diverrà anche più di un estraneo fra quei Musulmani praticanti che espongono la Verità ad altri, ma non dedicano la loro vita alla Ricerca della Conoscenza o al Jihad fisabilillah (Jihad per la Causa di Allah (SWT)).

Essi sono gli ‘estranei’, i porta fiaccola del Tawhid, quelli che ripristinano l’Onore di questa Ummah e le restituiscono la Pace e la sicurezza che una volta facevano parte di essa.
Essi sono gli estranei ai quali fu data la felice notizia del Paradiso.
Come nell’ultima parte dell’hadith, in cui il Profeta (s) disse:


“…E l’albero di Tuba è per i Ghuraba’ (estranei, stranieri)”

La parola Tuba è il nome di un albero nel Paradiso che è promesso agli estranei di questo mondo. Riguardo alla parola ‘Tuba’, shaykh Jamal ud-Din Zarabozo spiegò il suo significato nella sua opera “La preghiera del Venerdì (parte III, pag. 66)”.

Il Profeta (s) diede la felice notizia di un albero nel Paradiso per coloro che devono vivere come estranei, poiché le altre persone stanno deviando dagli insegnamenti del Qur’an e della Sunnah.
Qual è la caratteristica di questo albero nel Paradiso?…
Il Profeta (s) spiegò questo dicendo: “Tuba è un albero nel Paradiso. Il tempo richiesto per attraversarlo è cento anni. L’abbigliamento degli abitanti del Paradiso è preso dalle sue foglie” (Shaykh Albani lo classificò Hasan in ‘Silsila al-ahadith as-Sahihah, v. 4 p. 639).

Questa felicità dell’albero di Tuba per gli estranei dovrebbe farci tutti desiderare, sforzare ed aspirare ad essere fra gli estranei con i quali l’Islam è ritornato strano…

Che Allah (SWT) ci ponga nel gruppo degli estranei di questo mondo, e degli eredi di Tuba nella vita futura… Amin…

Note:

غَرَبَ غَربا
غَرَّبَ (II)

GhaRaBa: Andare via, partire, allontanarsi; andare lontano; assentarsi, ritirarsi da qc., lasciare qc. a qn.; sfuggire a qn., all’attenzione di qn.

غَرُبَ غَرَابَة

GhaRuBa: Essere straniero; essere strano, curioso, bizzarro, eccentrico; essere astruso, oscuro, difficile da capire.

غُربَة

GhuRBah: Bando, esilio, stranezza

غَرِيب ج غُرَبَاء

GHaRîB (plur. GHuRaBâ’ ): Straniero, forestiero; estraneo, alieno; strano, curioso, bizzarro, stravagante, eccentrico; inusitato, raro (vocabolo); straordinario, singolare, peculiare, notevole; meraviglioso, sorprendente, stupefacente, sensazionale, sbalorditivo, grottesco; difficile da capire, astruso, oscuro.

(Jazakillahu khayran Khadijah B.)


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